L'imbrattaweb

27 Gennaio Gen 2014 1500 27 gennaio 2014

Non m'hai fatto male, testa di maiale

  • ...

Mentre leggevo dei pacchi contenenti teste di maiale recapitati nei giorni scorsi alla Sinagoga di Roma, all’ambasciata israeliana e al Museo della Storia a Trastevere, dove è in corso una mostra sulla memoria della Shoah, mi è tornato alla mente il romanzo, di Elizabeth Strout, I fratelli Burgess, imperniato proprio su una vicenda simile, ovvero il lancio, da parte di un giovane del Maine, di una testa di maiale sanguinolenta in una moschea islamica, anche se qui il giovane compie l’atto senza alcuna motivazione ideologica, diciamo per pura stupidità (la vicenda, curiosamente, ha peraltro trovato anche una traduzione reale – e puntuale -, anche se meno citata dai media, lo scorso mese di novembre, quando all’interno del Palasharp di Milano, utilizzato ogni venerdì dalla comunità islamica per l'abluzione preparatoria alla preghiera, è stata scoperta una testa di maiale in avanzato stato di decomposizione).

Ma, soprattutto, mi sono chiesto: premesso che il gesto, compiuto a pochi giorni da quello della Memoria – che si celebra il 27 gennaio, ricorrenza della liberazione di Auschwitz - suona inequivocabilmente offensivo e provocatorio (se ancora vi fossero dubbi, basta dire che in uno dei pacchi pare sia stata trovata una lettera inneggiante all’olocausto e alle deportazioni e riferimenti offensivi a Theodor Herzl, padre del sionismo), è giusto dargli così tanta visibilità mediatica?

E anche le dichiarazioni di condanna e i messaggi di solidarietà, gli inviti a non abbassare la guardia nei confronti di un antisemitismo e un odio razziale mai sopiti, ecc., non rischiano di accendere ancor di più i riflettori dei mezzi di informazione sul caso, offrendo pubblicità a degli idioti che, in nome di deliranti teorie negazioniste, suprematiste, ecc., forse vanno proprio ricercando spazi di visibilità che altrimenti mai nemmeno potrebbero sognarsi di avere?

Sono messaggi e inviti non solo legittimi, ma doverosi, ci mancherebbe. Ma perché non mandare telegrammi anziché rilasciare dichiarazioni in televisione?

Perché così si tiene desta l’attenzione della comunità sui pericoli di rigurgiti antisemiti, razzisti, ecc. mi si risponderà. Può darsi, ma siamo proprio sicuri che quattro deficienti che hanno il buon tempo di lanciare teste di maiale in una Sinagoga rappresentino un così grande pericolo?

Non voglio sminuire la portata dell’episodio, sia chiaro, né voglio banalizzare i rischi di un odio razziale di ritorno sempre presente (anche se io continuo a ripeterlo: un Paese che ha consentito, senza battere ciglio, il ritorno in Parlamento dei fascisti repubblichini, complici convinti dei nazisti, e la loro piena riabilitazione politica avrebbe ben altri esami di coscienza da farsi…). Ed è più che giusto, come hanno fatto la Digos e gli altri investigatori, avviare immediatamente indagini nei confronti degli ambienti dell’estrema destra (compresi i soliti e arcinoti deliranti siti web) già segnalatisi, nel recente passato, per attività simili. Ma perché non farlo nel silenzio mediatico? Bisogna sempre, ogni volta, dare a questi imbecilli un palcoscenico, per di più gratuito?

Certo, il diritto di cronaca impone di dare conto anche di questi gesti da deficienti, ma perché non trattarli come tali? Perché non liquidarli in poche righe? Io credo che per chi ha compiuto questo gesto sarebbe la condanna – simbolica – peggiore.

Vi ricordate la filastrocca di tanti anni fa?: «Non mi hai fatto male, testa di maiale; non mi hai fatto niente, testa di serpente». Ecco, appunto.

Correlati