L'imbrattaweb

25 Febbraio Feb 2014 1802 25 febbraio 2014

ESPORTARE L'OMOFOBIA

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«Questo è un giorno tragico per l’Uganda e per tutti coloro che credono nella causa dei diritti dell'uomo». Così si è espresso il 25 febbraio John Kerry, segretario di Stato Usa, all’indomani dell’approvazione della controversa legge anti-gay che prevede persino l’ergastolo per punire il «reato» di omosessualità.

Peccato che tra i principali «consiglieri» del presidente ugandese Yoweri Museveni che ha fortemente voluto questa legge ci siano proprio tre cittadini statunitensi, «esperti» della materia, tre predicatori evangelici (e fondamentalisti cristiani), che almeno dal 2009 hanno offerto la loro «consulenza» in materia al governo dell’Uganda.

Insomma, se un tempo gli USA si limitavano a esportare la democrazia, oggi possiamo dire che siano impegnati a esportare anche l'omofobia.

Ma chi sono i tre super-consulenti di Museveni? Si tratta, per l’esattezza, di Caleb Lee Brundidge, che si definisce «ex gay convertito» e propone seminari di «guarigione» per riportare chi sbaglia sulla retta via dell'eterosessualità; Don Schmierer, rappresentante di Exodus International, un gruppo la cui missione è «mobilitare il corpo di Cristo per portare grazia e verità in un mondo colpito dall'omosessualità» e Scott Lively, letteralmente ossessionato dal fatto che «il movimento gay sta cercando di prendere il potere nel mondo», anzi, così ossessionato, da aver sviluppato una lettura storiografica revisionista che praticamente legge tutti gli avvenimenti della storia mondiale, o almeno i principali, in chiave gay.

A Lively, in copia con un altro fondamentalista, però ebreo, Kevin Abrams, si deve – giusto per fare un esempio – uno dei libri più deliranti sul nazismo, The Pink Swastika. Homosexuality in the Nazi Party, edito nel 1995 (ma oggi giunto alla quarta edizione), per conto dell’editore californiano Veritas EternaPress, che propone una «contro storia» del nazismo in chiave appunto gay.

Intanto, ci dicono i due «storici», il nazismo è nato alla Nürnberger Bratwurstlgockl,una taverna accanto al duomo di Monaco frequentata da gay e giovani «marchettari», dove l’omosessuale Röhm e la sua conventicola di omosessuali, degenerati e occultisti si davano appuntamento ogni sera, e dove fu costituto il Partito Nazionalsocialista (NSDAP).

E non è affatto un caso che siano stati dei gay a fondare il nazismo: molti dei rituali caratteristici del nazionalsocialismo, i simboli, le attività e la filosofia sono da ricollegarsi alle molte associazioni omosessuali che popolavano la Germania di quegli anni, a cominciare dai Wandervögel, una sorta di movimento scout precursore della Gioventù hitleriana (definita la Gioventù Gay dall’opinione pubblica, poiché l’omosessualità era molto diffusa tra i suoi militanti), fondato dall’omosessuale Karl Fischer. A guidare la «gaia» Hitlerjugend il gay Baldur von Shirach. La stessa svastica era un simbolo molto utilizzato dalle comunità gay, così come il triangolo rosa; entrambi, poi, caratterizzavano molto spesso l’iconografia degli ambienti occultisti, antecedente culturale molto importante per il movimento nazista, e, ovviamente, pieno di omosessuali, da Jorg Land von Liebenfels a Guido von List, da Dietrich Eckart a Hans Kahnert a Anton Drexler, tutti influenzatori se non addirittura mentori di Hitler.

Ma omosessuali erano anche tutti i più alti dirigenti del nazismo, scrivono sempre Lively e Abrams, da Rudolf Hess (soprannominato «Frau Hess», «Frau Anna», o anche «Berta la Nera»), tra i più stretti collaboratori, come si sa, di Adolf Hitler, fino all’improvviso volo in Inghilterra (1941) a Walther Funk, Ministro dell’Economia; da Hermann Göring (il creatore della Luftwaffe) a Joseph Goebbels, potentissimo Ministro dell’informazione popolare e della propaganda, a Reinhard Heydrich, la «bestia bionda», la cui carriera era stata favorita da Friedrich Karl von Eberstein, figlio del conte Ernst e dall’ammiraglio Wilhelm Canaris, suoi amanti. Unico non gay era Hitler, che pure in gioventù aveva praticato la prostituzione maschile, e che si circondava quasi esclusivamente di persone omosessuali. Il Führer, per i due americani, era solo masochista e coprofilo.

Insomma, il connubio tra nazismo e omosessualità per Lively e Abrams è imprescindibile. Anche perché, spiegano i due, il nazismo è – a propria volta – solo una delle componenti del più generale concetto di fascismo, e il fascismo da dove viene se non dal mondo omosessuale? Il fascismo, infatti, basa le sue concezioni politiche totalitariste sulla Repubblica del pederasta Platone.

Resta però il problema della persecuzione nazista degli omosessuali. Come la spiegano Scott Lively e Kevin Abrams? Intanto, ci dicono, è un fenomeno quantitativamente limitato, e comunque è da inquadrare nello scontro «interno», se così si può dire, al mondo omosessuale nazista: a contrapporsi sono due visioni e due attitudini completamente opposte: da un lato l’omosessualità mascolina, militaresca, sadomasochistica e un po’ pedofila, fortemente misogina e razzista incarnata da Röhm, dall’altro l’omosessualità più «femminina», diciamo anche più «normale» e libertaria, predicata dai precursori, ebrei, della liberazione omosessuale: Karl Heinrich Ulrichs e Magnus Hirschfeld. Inutile dire che la stragrande maggioranza dei gay tedeschi sposò la visone mascolina, e questo spiegherebbe il numero contenuto degli omosessuali deportati nei campi di concentramento o perseguitati.

Ha certamente ragione Mr Kerry a sostenere che per l’Uganda è un giorno tragico, ma non voglio pensare quanti giorni, mesi, anni tragici debba vivere un Paese che, come gli USA, può «vantare» e, soprattutto, «esportare» impunemente intellettuali come Lively e Abrams.

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