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18 Marzo Mar 2014 1449 18 marzo 2014

La spia che venne dalla radio

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Maxwell Knight, vera e propria celebrità radiofonica nell’Inghilterra degli anni ’40 (conduceva «Nature Parliament», un appuntamento domenicale imperdibile per migliaia di ascoltatori inglesi, soprattutto bambini, e dedicato alle meraviglie naturali, specie animali), era in realtà una spia.

A rivelarlo, un articolo pubblicato con grande enfasi dal Daily Mail lo scorso 13 marzo.

Knight, anzi, era una super spia. Lo «zio Max», com’era affettuosamente chiamato dai suoi giovani fan, o «M», com’era invece chiamato dai pezzi grossi dell’intelligence britannica (sì, «M», proprio come lo strafamoso capo dell’agente 007, tanto che qualcuno si è spinto a scrivere che Jan Fleming si sarebbe ispirato proprio a Knight per il suo personaggio cinematografico), infatti, non si limitava a svolgere attività di spionaggio, ma aveva addirittura costituito una vera e propria rete di spie, i «Knight's Black Agents», capaci di infiltrarsi, con camaleontiche doti di mimetizzazione, sia tra le file dei fascisti della British Union, sia tra i militanti del Communist Party.

Il giornale non si limita però a scavare nelle attività spionistiche dello zio Max, ma ci offre anche molti particolari inediti della sua vita privata, rivelando, per esempio, come amasse circondarsi di animali (condivideva il suo appartamento londinese con serpenti, criceti, furetti e pappagalli) e, soprattutto, come amasse praticare le discipline occultistiche ed esoteriche.

Knight si dichiarava discepolo di Aleister Crowley, forse il più famoso tra i «maghi» moderni e membro di punta dell’Hermetic Order of yhe Golden Dawn, più conosciuta come Golden Dawn – Alba Dorata, nonché agente dei servizi segreti inglesi.

Con Crowley condivideva anche – afferma sempre il Daily Mail – l’orientamento sessuale, anzi, omosessuale. A questo proposito, il giornale britannico ci informa che Knight si sposò ben tre volte, senza però mai consumare.

E il connubio spia e omosessualità non sorprende; anzi, si sa che il mondo dello spionaggio ha conosciuto – nel corso del tempo – molti episodi di cui si sono rese protagoniste persone omosessuali.

Basti pensare all’epoca della Guerra fredda, che ci ha consegnato molte figure di spie gay.

La più famosa è forse quella dell'inglese Guy Burgess (marxista, infiltrato per conto del KGB addirittura presso l’Ambasciata britannica a Washington, poi fuggito in Russia), alla cui vita scolastica si è liberamente ispirato il regista Marek Kanievska per il suo film (del 1984) Another Country (in italiano, La Scelta, interpretato, al suo debutto cinematografico, da Rupert Everett).

Burgess si era «formato» nel cosiddetto gruppo degli «Apostoli», attivo negli anni ’30 presso l’Università di Cambridge e composto da Kim Philby, Anthony Blunt e Donald McLean, brillanti laureati arruolatisi nei servizi segreti inglesi, ma per mettersi a collaborare coi servizi dell’URSS, e anche loro omosessuali.

Per venire a tempi a noi più vicini, forse il caso più emblematico è quello della prima unità di intelligence dell’esercito israeliano, la 8200, protagonista di brillanti successi, come l’intercettazione della Karin A, una nave carica di armi destinate ai palestinesi, o la decrittazione dei messaggi in codice tra Iran e Pakistan.

La 8200 è per la maggior parte costituita da soldati dichiaratamente gay, tanto che ormai tutti gli israeliani hanno ribattezzato la via di Tel Aviv dove si trova la sua base da Glilot a Gaylilot, e nessuno si scandalizza che ogni anno, in occasione del Purim, una festa paragonabile al nostro carnevale, i militari della base – agghindati con tanto di parrucche e scarpe con i tacchi a spillo – eleggano la «Miss 8200».

Non ci sono ovviamente ragioni particolari che ci aiutino a capire come mai il connubio tra omosessualità e attitudine all’intelligence sia così frequente. Però è un dato di fatto.

Un componente dell’8200, interpellato dal quotidiano Maariv proprio su questo tema, ha risposto che, in fondo, il lavoro di intelligence richiede grande apertura mentale. Ma sembra una giustificazione un po’ generica, a rischio stereotipo, come il fatto che i gay abbiano per forza buon gusto, amino l’arte ecc. ecc. O forse, da brava spia, il militare israeliano ha voluto sviarci...

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