L'imbrattaweb

28 Aprile Apr 2014 1636 28 aprile 2014

Se al razzista piace nero

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Che sia stato beccato a fare sesso in auto con un travestito «nero» di per sé non farebbe, e non dovrebbe fare, notizia. Ci mancherebbe. Se non fosse che l’individuo in questione non è esattamente una persona qualunque. E’ un ex leader del Ku Klux Klan, Frazier Glenn Miller, per l’esattezza fondatore dei Carolina Dragons, satellite della setta razzista, e del White Patriot Party.

L’episodio per la verità non è recentissimo, risale a fine anni ’80. E’ però emerso solo in questi giorni, dopo che – dicono le cronache – era stato probabilmente insabbiato dalle stesse autorità federali americane, in cambio della collaborazione di Miller – che nel frattempo aveva cambiato il cognome in Cross – il quale era diventato un informatore dell’Fbi e pare avesse dato una mano alla giustizia americana a identificare le attività illegali del Ku Klux Klan.

La notizia è emersa oggi forse perché il nome di Miller-Cross è tornato in questi giorni alla ribalta, visto che si appresta ad affrontare un processo per direttissima con l’accusa di omicidio di tre ebrei uccisi – lo scorso 13 aprile – in due congregazioni ebraiche del Kansas.

Secondo l’accusa, le motivazioni dell’omicidio sarebbero inequivocabilmente di stampo razzistico: da quanto risulterebbe, Miller ha fatto irruzione nei due centri al grido di «Heil Hitler» e prima di sparare avrebbe chiesto chi fossero gli individui di religione ebraica.

Sempre da quanto emerso in questi giorni, e in particolare da una intercettazione, pare che Miller, lo scorso anno, durante una telefonata avesse spiegato al proprio interlocutore che, all’epoca, si fosse procurato l’appuntamento con il «prostituto» nero per picchiarlo. Ma sembra che i rapporti della polizia di allora avessero parlato di ben altra situazione scoperta in quell’auto…

Ora, ripeto, se l’episodio fosse successo a qualunque cittadino, non ci sarebbe nulla da ridire, ma che il protagonista sia stato un alto esponente del clan razzista e suprematista per antonomasia non può passare inosservato e non meritare un commento.

Certo, se guardiamo alla storia della destra radicale o conservatrice, Miller è, dal punto di vista della «contraddizione» sessuale, in buona compagnia.

Basti ricordare, tra i casi più celebri e recenti, quello di Pim (Wilhelmus Simon Petrus) Fortuyn, leader del partito xenofobo Leefbar Nederland, assassinato nel 2002 all’Aja da un estremista di sinistra, militante animalista, all’età di 53 anni.

Fortuyn (soprannominato l’«Haider di Rotterdam») non aveva mai nascosto la sua omosessualità, ma nemmeno, nella sua breve parabola politica, aveva mai smesso di pronunciare parole di fuoco contro gli immigrati, specie di colore, che secondo lui stavano minacciando l’identità olandese.

Eppure, sempre Fortuyn vantava – con gli amici - i numerosi rapporti sessuali consumati preferibilmente con immigrati di colore (soprattutto magrebini) nei bar leather e nelle dark room della capitale olandese, dove si recava quasi ogni sera dopo aver dismesso il doppio petto e indossato lunghi pastrani di pelle.

Di non molti anni fa (2006) è poi un altro episodio emblematico di contraddizione sessuale. Siamo negli Usa, durante l’amministrazione di George Bush. Protagonista il deputato e leader repubblicano Mark Foley che si è dovuto dimettere travolto da uno scandalo sessuale, accusato di aver abusato – o almeno tentato di abusare - su alcuni giovani stagisti ospitati alla Camera, alcuni minorenni ( Foley, peraltro, era in quel momento alla guida della Commissione parlamentare per la protezione dei minori…).

La vicenda suscitò un vero e proprio terremoto politico (fino a minacciare la stessa presidenza Bush), non solo e non tanto per gli atti in sé; ma perché pare che Foley avesse trovato la «copertura» addirittura del presidente della stessa Camera, Danny Hastert.

Hastert, per la verità, ha sempre negato questa copertura (con l’appoggio del partito, che ha sempre gridato al complotto da parte dei Democratici), ma con scarso successo.

Come scriveva Vittorio Zucconi in una corrispondenza per la Repubblica (9 ottobre 2006), «I paggetti sedotti dal deputato repubblicano pedofilo erano minorenni. Lo sapevano tutti, ai vertici del partito di “Dio, Patria, Guerra e Famiglia”, nei bar gay della capitale, nei corridoi del Parlamento, che l’ufficio di quel deputato così deciso a salvaguardare i “valori morali” dell’America contro i “sodomiti” e a proteggere i fanciulli dai predatori sessuali (come lui) alla testa della sua “Commissione per la salvaguardia dei minori”, era in realtà una Cage aux folles dove i fattorini minorenni, i “paggetti” entravano a loro rischio e pericolo… E ora la destra cristianissima e omofoba, nocciolo del partito di Bush, rabbrividisce al pensiero che non soltanto uno dei suoi leader era un molestatore, forse un violentatore, di ragazzini. Ma che i suoi superiori, alla Camera, al Senato, forse anche più in su, sapevano, tacevano, sopivano.»

Certo, se non fossero di destra, tutti questi personaggi potrebbero sempre appellarsi alla legge della contraddizione - cara alla sinistra - come leva fondamentale della dialettica e, dunque, di progresso. In fondo, come diceva Mao, riprendendo Engels e Lenin, «Nulla resta uguale a se stesso, la contraddizione muove tutto». Forse anche gli ormoni.

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