L'imbrattaweb

9 Luglio Lug 2014 2224 09 luglio 2014

La destra e il vizietto della pedofilia

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Saranno anche i difensori di Dio, patria e famiglia, ma certo i loro comportamenti sessuali (diciamo anche le loro perversioni sessuali) non sempre sembrano rispettare questa «missione». Di chi parlo? Di molti esponenti - sparsi nei vari Paesi - della destra, conservatrice e radicale.

I vizietti di Westminster

È di questi giorni la notizia che almeno una decina di uomini politici inglesi, in prevalenza provenienti dalle file dei Tories, sarebbero coinvolti in uno scandalo a sfondo pedofilo.

Alcuni, come Cyril Smith e sir Peter Morrison, non sono più in vita, ma altri sono ancora attivi in parlamento.

Lo scandalo è stato sollevato da Peter Mckelvie, che aveva già denunciato la questione e ispirato un dossier che faceva riferimento a un network pedofilo attivo negli anni ’80, ma, chissà come, di quel dossier, compilato e consegnato dal deputato conservatore Goeffrey Dickens all’allora ministro dell’Interno Leon Brittain, non vi è più traccia.

Solo qualche giorno fa il premier David Cameron, su pressione di alcuni tabloid inglesi, ha ordinato la riapertura di una inchiesta interna su questo dossier.

All’epoca, Brittan aveva spiegato che le accuse «erano state prese in considerazione» e «gli elementi credibili e potenzialmente verosimili» erano stati passati al procuratore per ulteriori indagini. Ma poi, il dossier è andato perso.

Vale la pena di ricordare che lo stesso ex ministro conservatore Brittan sarebbe sotto inchiesta della polizia dopo la denuncia di una donna che lo accusa di violenza sessuale, per fatti risalenti al 1967.

Il dossier Dickens

Ma cosa asseriva il dossier di Dickens? Erano 114 documenti in cui si segnalavano le attività pedofile dei parlamentari e di altre figure di spicco.

Geoffrey Dickens, a pochi mesi dal suo arrivo in Parlamento, nel 1979, scoprì che Sir Peter Hayman, personaggio emerito e membro del PIE (Paedophile Information Exchange), gruppo attivista pro-pedofili che voleva abolire l’età del consenso sessuale, e almeno altre nove persone (sette uomini e due donne), erano tutti sessualmente interessati a minori. Uno di loro teneva una corrispondenza in cui rivelava le sue fantasie di torturare a morte i bambini. Due furono incriminati, gli altri otto passarono inosservati.

Geoffrey Dickens fece pubblicamente il nome di Sir Peter nel 1981 e compilò il famoso dossier che fu consegnato a chi di dovere nel 1983 per poi scomparire (i tabloid inglesi sostengono che venne distrutto dagli Affari Interni).

In realtà, tutti sapevano che a Londra c’era un appartamento periferico che fungeva da vero e proprio «circolo» per pedofili frequentato da politici britannici di rilievo. Nel 1984 la Thatcher dovette impegnarsi a mettere la sordina sulle voci che circolavano su un ministro che molestava bambini, e due anni prima, nel 1982, il conservatore Harvey Proctor fu arrestato dopo che un giovane, nudo e urlante di dolore, fu trovato fuori dal suo appartamento. Pare proprio che Proctor fosse solito ammanettare e frustare le sue malcapitate prede. Tutti sapevano poi della predilezione sessuale per i ragazzini da parte del conservatore Sir Peter Morrison.

I paggetti di Bush

Insomma, uno scandalo in piena regola, che sta minando la credibilità di Cameron. E non si può non riandare, con la memoria, a uno scandalo simile che, in tempi più recenti, aveva fatto vacillare la poltrona di un altro leader di destra. Mi riferisco a George Bush e al cosiddetto scandalo dei «paggetti».

I fatti risalgono al 2006, quando Mark Foley (peraltro alla guida della Commissione parlamentare per la protezione dei minori…) si dimise, travolto da uno scandalo sessuale che lo aveva visto coinvolto in attività pedofile.

A suscitare il terremoto fu soprattutto il fatto che gli abusi compiuti – o almeno tentati - da Foley su giovani stagisti (anche minorenni), ossia liceali ospitati alla Camera, sembra avessero trovato la «copertura» addirittura del presidente della stessa Camera, Danny Hastert (che negò sempre la copertura).

Come scriveva allora Vittorio Zucconi in una corrispondenza per la Repubblica (9 ottobre 2006): «I paggetti sedotti dal deputato repubblicano pedofilo erano minorenni. Lo sapevano tutti, ai vertici del partito di “Dio, Patria, Guerra e Famiglia”, nei bar gay della capitale, nei corridoi del Parlamento, che l’ufficio di quel deputato così deciso a salvaguardare i “valori morali” dell’America contro i “sodomiti” e a proteggere i fanciulli dai predatori sessuali (come lui) alla testa della sua “Commissione per la salvaguardia dei minori”, era in realtà una Cage aux folles dove i fattorini minorenni, i “paggetti” entravano a loro rischio e pericolo… E ora la destra cristianissima e omofoba, nocciolo del partito di Bush, rabbrividisce al pensiero che non soltanto uno dei suoi leader era un molestatore, forse un violentatore, di ragazzini. Ma che i suoi superiori, alla Camera, al Senato, forse anche più in su, sapevano, tacevano, sopivano.»

E sempre Zucconi spiegava che «Si alza il coperchio sulla ipocrisia dei “neo crociati”. Si scopre un’altra ovvia verità, che all’interno dei repubblicani, altri sono gay, che non è certamente reato,… ma che li costringe a una doppia vita di menzogne, nascondendo la propria sessualità al lavoro e riservandola ai locali attorno a Dupont Circle, il quartiere dove la comunità gay si concentra. Si sono dati un soprannome ironico, i Pink Elephants, gli elefanti rosa, dal pachiderma simbolo del loro partito, quell’elefante che ora i settimanali come Time disegnano di schiena, terrorizzato da questo scandalo radioattivo.»

L’estrema destra e le pulsioni pedofile

Come dicevo, non sono episodi isolati che vedono coinvolti esponenti di destra. Se poi ci si accosta all’universo della destra estrema, o radicale, la questione si fa ancora più spinosa.

Prendiamo il caso del francese Michel Caignet, leader incontrastato del neonazismo tra gli anni ‘70 e ’80. Caignet, omosessuale dichiarato, è editore di molta letteratura negazionista, ma la pubblicazione che gli dà maggior fama è quella di Gaie France Magazine, raffinata rivista patinata, destinata a un pubblico di lettori omosessuali di estrema destra.

Con gli anni, Gaie France, accentua la componente pedofila, anche nell’iconografia, a cominciare dalle copertine, che propongono nudi di maschi sempre più giovani, fino a presentare corpi di adolescenti poco più che bambini. Questo costerà a Caignet diversi divieti di pubblicazione (il primo, avvenuto nel 1992, proprio per «incitamento alla pedofilia»). Fatto salvo che Gaie France proseguirà negli anni la propria diffusione con l’escamotage di nuove denominazioni, da Gaie France nuova serie a Complice a Gay Pavois, e anzi, «figlierà» altre pubblicazioni come Alexandre, Sparte e il trimestralePalestrae.

I preti (che non mancano mai)

È proprio la necessità di reperire continuamente nuove foto (e pare anche video) di giovani adolescenti che porta Caignet a incontrare un inquietante personaggio, Padre Nicolas Glencross, produttore di materiale pedofilo (arrestato nel 1990, dopo che la polizia scoprì che il suo presbiterio di Saint-Père, piccolo comune della Nièvre, era diventato, a tutti gli effetti, un set fotografico, e dopo che nella sua parrocchia venne individuata una tra le più ampie collezioni di materiale pornografico minorile mai rinvenute - si parla di 20/30.000 negativi-) che, a propria volta, si avvaleva di un altro personaggio a dir poco ambiguo, il pastore Joseph Doucé, quale distributore.

Doucé diviene ben presto collaboratore di Gaie France, ufficialmente con la responsabilità degli abbonamenti, ma è evidente che il suo ruolo principale è quello di raccogliere materiale pedofilo; raccogliere e, naturalmente, distribuire. Perché il traffico di questo materiale si trasforma ben presto in un’attività autonoma rispetto a quella editoriale, e certamente un’attività molto lucrativa, sicuramente utile a sostenere le spese delle attività politiche di Caignet e camerati.

La collaborazione di Doucé non dura però più di un triennio: rapito il 19 luglio 1990 da ignoti (mentre era sorvegliato dall’Ufficio politico della Questura parigina, il Renseignements Generaux), il pastore viene ritrovato morto nella foresta di Rambouillet.

Toro Bravo

Michel Caignet si trova però ad affrontare questi guai, per la prima volta, nel giugno del 1997, quando la quindicesima Camera correzionale di Parigi si trova a giudicare settantuno persone implicate in un vasto giro di produzione e commercio di videocassette a contenuto pedofilo, scoperto l’anno precedente.

A capo di questa organizzazione, battezzata col nome in codice di Toro Bravo (dal nome della casa di produzione di tale Jean-Manuel Vuillaume, residente in Colombia, proprietario di un ristorante, ma anche di un bordello che funge da set dei film pedofili), figura proprio Caignet, che viene condannato a quattro anni di reclusione, di cui diciotto mesi con la condizionale, una multa di 40 mila franchi e la diffida a svolgere nuovamente attività editoriali.

Lo schedario Zandvort

Il nome di Caignet figura poi in altri dossier relativi a inchieste pedofile, per esempio, con il codice ECH-5*, nello schedario Zandvoort, al centro di una vasta indagine condotta negli ambienti pedofili belgi; e con lui figura anche il nome del pastore Doucé, codice *GR.

L’operazione risale al 1997 e nasce dalla segnalazione di un’associazione belga (la Werkgroep Morkhoven) impegnata contro le reti pedo-criminali. Si tratta, in realtà, dell’epilogo di un’altra indagine, condotta quasi vent’anni prima, nel 1979, quando il regista Claude Sigala, il collaboratore di Gaie Magazine, Tony Duvert, e il giovane scrittore Willy Marceau crearono in Belgio l’Istituto Coral, destinato a ospitare minorenni problematici. Ma, è questa l’accusa, il Coral ospita anche pedofili che abusano dei minori, tra cui gli scrittori Gabriel Matzneff e Claude Schérer (Premio Goncourt) e persino un giudice minorile parigino, Jaques Dugué, che, guarda a caso, spediva al Coral molti giovani incontrati nel corso della sua attività professionale. Il tutto viene smascherato grazie al ritrovamento, da parte di un giovane impiegato dell’istituto, Jean-Calude Krieff, di una cassa contenente foto pedo-pornografiche, le liste in codice dei membri della rete Coral, nonché di un’altra rete satanica e pedo-criminale, Kripten. Purtroppo la cassa scoperta da Krieff scompare. Verrà ritrovata solo nel 1997 nel garage di un superiore di Dugué, ed è appunto il materiale al centro del dossier Zandvoort.

Come si vede, l’universo conservatore e di destra – in senso lato – spesso predica bene, ma razzola male. Meditate, gente, meditate…

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