L'imbrattaweb

22 Luglio Lug 2015 1236 22 luglio 2015

Se la destra sposa le unioni gay

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E adesso chi glielo dice ai vari Giovanardi, Salvini & co. che se l’Italia dovrà introdurre nel proprio ordinamento il riconoscimento legale per le coppie dello stesso sesso non sarà stato per colpa di qualche debosciato «frocio» di sinistra, ma per iniziativa di un esponente proprio del centrodestra, ovvero di Enrico Oliari, presidente di Gay-lib, l’associazione nazionale dei gay liberali e di centrodestra, che nel 2009 ha fatto ricorso a Strasburgo?

Suona strana, vero, l’idea che un esponente del centrodestra si batta (peraltro con più convinzione e impegno della sinistra) per i diritti civili dei gay?

Eppure, se si guarda alla storia, si scopre che proprio a destra sorsero i primi movimenti di liberazione omosessuale, il cui padre riconosciuto è il tedesco Karl Heinrich Ulrichs, avvocato e giornalista, che, nel 1867, a quarantadue anni, di fronte a cinquecento membri della Società tedesca degli avvocati, riuniti per il loro sesto congresso a Monaco, osò dichiarare pubblicamente la sua omosessualità e perorare la causa degli omosessuali, invocando l’abrogazione delle leggi repressive.

Sempre a un conservatore tedesco – e antisemita - Adolf Brand, si deve poi la pubblicazione dalla prima rivista gay, avvenuta nel 1896, che aveva per titolo Der Eigene, Lo speciale o L’Unico.

Tra il 1899 e il 1900 Brand pubblicò anche un’antologia di letteratura omoerotica, Lieblingsminne und Freundesliebe in der Welt-literature, nonché numerose fotografie di nudi maschili, spacciandole come contributi allo «studio antropologico» sulla bellezza della razza tedesca. Nel 1903 fondò, con lo scienziato di destra, e omosessuale, Benedict Friedenlaender e con Wilhelm Jansen (anche lui omosessuale, misogino e antisemita, già alla guida dei Wandervögel, Uccelli migratori, antecedente della Hitlerjugend), la Gemeinschaft der Eigenen (La Comunità degli Speciali), movimento ispirato dall’esempio dell'eroismo virile dei guerrieri spartani e dagli ideali di omosessualità iper-virile e dall’erotopedagogia della Grecia antica.

E proprio i Wandervögel, o, meglio, i loro «costumi» sessuali furono al centro di un altro tassello verso la liberazione omosessuale: nel 1912, Hans Blüher, giornalista e scrittore, esponente di punta di un movimento di liberazione omosessuale di estrema destra prenazista, pubblica il saggio Il movimento dei Wandervögel come fenomeno erotico. Contributo al riconoscimento dell’inversione sessuale (molto apprezzato dal braccio destro di Hitler, ErnstRhöm), in cui sostiene non solo che il comune denominatore che tiene insieme i giovani è l’Eros, ovvero l’attrazione sessuale tra individui di sesso maschile, ma addirittura che occorre incentivare questa attrazione. Perché? Perché se è vero che nelle antiche comunità maschili essa si era resa fondamentale nella produzione e selezione di nature virilmente eroiche, cioè di leader che, grazie al loro carisma di stampo erotico, erano capaci di attrarre accanto a sé valorosi guerrieri, occorreva ora sfruttare l’omoerotismo come collante di una nuova casta guerriera che avrebbe ridato dignità e grandezza alla Germania. Sulla scia di Blüher si inseriscono poi altre opere sempre di esponenti omosessuali dell’estrema destra, da quella del sedicente pedagogista, Gustav Wyneken, autore, nel 1921, di Eros, un saggio nel quale si esaltava l’amore tra ragazzi, e a quella di Erich Ebermayer del 1926, Jugend und Eros, una sorta di esplicita arringa (Ebermayer era avvocato) in favore dell’omosessualità.

Vale poi la pena di ricordare che già nel 1900 Berlino contava almeno trenta bar omosessuali (che diventeranno centotrenta nel 1933); circoli letterari e associazioni gay come il Club Lohengrin o la Società dei Monisti o il Circolo dei baffuti, mentre crescono e si diffondono bar che propongono come camerieri muscolosi e procaci giovanottoni, tra i diciotto e i vent’anni, seminudi, e persino locali antesignani del genere leather, frequentati da giovani prostituti, operai disoccupati, bardati di giacconi di cuoio, stivaloni, ecc. È la Berlino che l’omosessuale Isherwood conosce e ci descriverà in due libri molto famosi, Mister Norris se ne va (1935) e soprattutto l’autobiografico Addio a Berlino, da cui è stato liberamente tratto il celeberrimo Cabaret di Bob Fosse.

Da allora, lo stretto connubio tra destra e omosessualità si è più volte manifestato (comunque assai più che a sinistra), basti pensare ai molti gay collaborazionisti francesi dei nazisti - fenomeno che colpirà così tanto Sartre, notoriamente liberale e libertario, da farlo diventare omofobo, almeno fino al 1968 - piuttosto che ai più importanti leader neonazisti europei del secondo dopoguerra, il francese Michel Caignet e il tedesco Michael Kühnen, entrambi gay e addirittura teorici della «gayezza» come componente indispensabile della personalità fascista.

Nessuno che abbia un minimo di buon senso può ovviamente pensare di accostare Oliari a questi personaggi, a questi antecedenti, ci mancherebbe. Diciamo però che sfogliando l’album «di famiglia» del centrodestra, forse qualcuno di questi nomi e di questi antecedenti lo si potrebbe anche trovare. Con buona pace di Gioavanardi, Salvini & co.

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