L'imbrattaweb

16 Settembre Set 2015 1836 16 settembre 2015

Ma il fascismo è roba da museo?

  • ...

Giorgio Frassineti, piddino e renziano di ferro, dal 2009 sindaco di Predappio, ha dichiarato giorni fa, in un’intervista rilasciata al direttore del Foglio, Claudio Cerasa, di avere da almeno sei anni, cioè appunto da quando ha assunto il ruolo di primo cittadino del paese natale di Benito Mussolini, un «sogno particolare», cioè quello di dedicare un museo al fascismo. Non, dice Frassineti, per celebrare il fascismo, si badi bene, ma per raccontarlo, per metterlo in mostra.

E a chi gli fa notare che comunque si rischierebbe di trasformare Predappio in una sorta di Mecca dei fascisti (o neofascisti, se si preferisce), il sindaco replica che «una buona politica, quando ha in mente un obiettivo, ha il dovere morale rischiare». Specie quando, secondo Frassineti, ci si vuole assumere la responsabilità di raccontare il Novecento e, con esso, i totalitarismi. E via con le citazioni del Museo della Shoah di Berlino, dei vari Mauthausen, Srebenica, ecc. trasformati in una sorta di «mausoleo».

Sulla questione, il Foglio ha quindi avviato un dibattito, registrando, a oggi, un parere favorevole, quello di Paolo Mieli, e uno contrario, quello dello storico Giovanni Sabbatucci.

Mieli porta sostanzialmente due motivazioni: primo, che tanto Predappio è già meta di pellegrinaggi nostalgici; secondo, che viviamo un’epoca caratterizzata dalla perdita facile di memoria storica, dunque ben vengano iniziative come questa, vocate proprio a tenere vivo il ricordo delle epoche e dei fatti storici.

Mieli ha cura di sottolineare che questo secondo elemento sarebbe tanto più garantito nella sua scientificità quanto la responsabilità del museo fosse in capo ovviamente non a politici, bensì a storici di vaglia.

E proprio da uno storico di vaglia, peraltro citato dallo stesso Mieli come candidato/curatore ideale, Giovanni Sabbatucci, il sindaco di Predappio incassa il primo parere negativo. Per lo studioso, comunque dovesse andare, il museo finirebbe inevitabilmente con il prestare il fianco, nel migliore dei casi, a polemiche; nel peggiore, si ridurrebbe a una mera commemorazione del fascismo, lo si voglia o meno, dato che il museo è per definizione un luogo deputato alla celebrazione. Fatti salvi gli esempi citati da Frassineti; ma, in quel caso, dovremmo immaginare che del fascismo il museo dovrebbe riportare esclusivamente le testimonianze infamanti (ammesso e non concesso che ne esistano di positive). Il che non credo risponderebbe allo scopo indicato dallo stesso Frassineti, e comunque non farebbe certo piacere al nostalgismo neofascista…

Per quanto riguarda le motivazioni di Mieli, direi che per far cessare i pellegrinaggi nostalgici più che spendere soldi per un museo forse converrebbe applicare «a gratis» la cosiddetta Legge Mancino, evoluzione della più famosa Legge Scelba, che sancisce, tra gli altri, il reato commesso da chiunque«pubblicamente esalti esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche».

Quanto alla perdita di memoria storica, Mieli ha pienamente ragione. Ma non è con iniziative museali che si risolve il problema. Nel caso specifico, poi, c’è un doppio rischio (o forse è lo stesso, mascherato…), quello di alimentare ulteriormente lo strisciante revisionismo storico che con varie iniziative - per fortuna fino a oggi più o meno abortite - da diversi anni il centrodestra (a volte con la conclamata complicità del centrosinistra, vedi l’esempio della legge del ricordo della tragedia delle foibe – vero e proprio «monumento» al revisionismo e alla decontestualizzazione storica - ), cerca di alimentare, a cominciare dal tentativo di riscrivere i libri di testo. Opera a cui, peraltro, si sono dedicati non storici di vaglia, ma appunto politici (e se posso dirlo, non proprio di vaglia...).

Personalmente, ritengo anche che il luogo deputato per preservare la memoria storica e stimolare lo studio sia la scuola e non il museo. E che i libri restino pur sempre i migliori strumenti di diffusione, insegnamento e approfondimento.

E sul fascismo gli studi, i saggi, gli approfondimenti non mancano di certo, se è vero, come scriveva, lo storico Stanley G. Payne, che «nessun altro fenomeno della storia moderna ha prodotto così tante analisi interpretative e diverse tra loro».

Correlati