L'imbrattaweb

25 Ottobre Ott 2015 1337 25 ottobre 2015

Non dare al Mufti quel che è di Hitler

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Non c’è dubbio che la recente “sparata” di Benyamin (Bibi) Netanyahu – guarda caso al Congresso sionista - sulle responsabilità del Gran Mufti di Gerusalemme come principale ispiratore e responsabile della Shoah (tesi contestata persino dagli storici israeliani) non è che l’ennesimo tentativo di giustificare, anche “storicamente”, ciò che la propaganda governativa israeliana sostiene da sempre, e cioè che gli arabi, costituzionalmente antisemiti, vogliano distruggere Israele.

Eppure, non tutto quello che ha detto Bibi è per così dire campato in aria.

Perché corrisponde alla verità, per esempio, il fatto che, come sostiene il premier israeliano, i vertici nazionalsocialisti, a cominciare da Himmler, accarezzarono realmente, e a lungo, l’idea di poter trasferire tutti i loro concittadini di religione ebraica fuori dalla Germania.

Giunsero anche a rispolverare il cosiddetto “Piano Madagascar”, concepito a fine ‘800 da un precursore dell’antisemitismo hitleriano, l’orientalista Paul de Lagarde.

Piano poi abbandonato, mentre ci si rendeva conto degli insormontabili problemi “tecnici” e organizzativi (a non voler considerare il necessario consenso degli interessati, piuttosto che delle altre nazioni), soprattutto a partire dal 1939, cioè a mano a mano che la poderosa macchina bellica tedesca occupava territori e nazioni (dalla Polonia in poi), trovandosi a “contatto” con sempre più grandi e “ingombranti” – dal loro punto di vista - comunità ebraiche.

Netanyahu però poi esagera, attribuendo al Mufti un ruolo che non ebbe né avrebbe potuto avere: l’idea di sterminare gli ebrei fu concepita – e attuata – in casa nazionalsocialista, e comunque, difficile immaginare, come scrive anche Sergio Romano sul Corriere della Sera del 25 ottobre, che Adolf Hitler potesse delegare al Mufti la soluzione del problema.

Vero è che lo sterminio degli ebrei non fu concepito e attuato dall’oggi al domani, in particolare da quando – secondo la improbabile ricostruzione di Bibi, il Gran Mufti l’avrebbe suggerita a Hitler nell’incontro avvenuto a Berlino nel 1941, data non casuale, come dirò tra breve -, ma fu un processo piuttosto lungo e articolato.

Da quando Hitler andò al potere e il nazismo si impose in Germania, iniziò, nei confronti dei cittadini di religione ebraica, una escalation di vessazioni, emarginazioni, umiliazioni, espropri e persecuzioni. Ma non si può parlare di un Olocausto in progress.

Nel 1938 (a novembre), è vero, si ebbe anche una prima “piccola” prova generale di Shoah, durante quella che è passata alla storia come “Notte dei cristalli”, con la distruzione di negozi, incendi di sinagoghe, arresti e uccisioni di qualche migliaio di ebrei. Niente a che vedere, tuttavia, con la vera e propria Endlösung der Judenfrage, la “Soluzione finale del problema ebraico” che risale al 1941 (guarda caso proprio l’anno dell’incontro berlinese tra Hitler e il Gran Mufti, cui fa riferimento Netanyhau), anche se la sua piena sistematizzazione avvenne ancora dopo, nel 1942, a “macchina” già avviata, per così dire, con la famosa Conferenza di Wansee (tenutasi sulle rive dell’omonimo lago, nei pressi della capitale tedesca).

Insomma, ancora una volta si dimostra come la storia – per la sua complessità e le sue infinite sfaccettature – vada maneggiata con cura. Di sicuro non con i guantoni da boxe della propaganda.

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