L'imbrattaweb

24 Dicembre Dic 2016 1210 24 dicembre 2016

Una staffilata per Affile

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“Non abbattete il monumento intestato al generale Rodolfo Graziani, gerarca fascista e ministro durante la Repubblica di Salò; e non portate al gabbio chi ha deciso di intestargli quell’opera, solo perché lo considera un ‘cittadino illustre’”. Così scrive Gianluca Veneziani su Libero di giovedì 22 dicembre, commentando la recente richiesta, da parte della Procura di Tivoli, di confisca del sacrario intitolato a Graziani, con il possibile epilogo del suo abbattimento, e la condanna a due anni di reclusione per il sindaco di Affile (il paese dove sorge il contestatissimo monumento al centro della vicenda), Ercole Viri, e di un anno e sette mesi agli assessori Giampiero Frosoni e Lorenzo Peperoni, rei, secondo la stessa procura, di aver promosso la costruzione del sacrario dedicato appunto al “macellaio fascista”, come viene soprannominato dagli avversari, ma non solo, Rodolfo Graziani.

Il termine “macellaio” si spiega soprattutto con i massacri di cui l’allora capo di stato maggiore dell’Esercito si rese responsabile in Abissinia.

Ma questo è il passato. Ora c’è il tema del presente, e, proprio su questo, forse qualche considerazione il ragionamento di Veneziani lo merita.

Sono d’accordo con lui sul fatto che la richiesta della Procura sia eccessiva, ma su almeno due cose credo si debba replicare a Veneziani che ritiene la vicenda di Affile, al netto dei risvolti giudiziari, l’ennesima occasione di condanna postuma e unilaterale dell’operato del generale.

L’autore dell’articolo scrive, per esempio, che se è vero che Graziani utilizzò gas tossici, armi cioè non convenzionali, in Abissinia, lo fece nel quadro di una guerra “sporca”, in cui gli abissini risposero con armi altrettanto non convenzionali (proiettili esplosivi Dum-dum) oltreché torture e uccisioni particolarmente violente (con tanto di evirazioni). E lo scrive facendo riferimento a quanto dimostrato da Indro Montanelli e Arrigo Petacco.

Ora, premesso che, pur con tutto il rispetto dovuto, non mi pare che Montanelli e Petacco possano considerarsi propriamente tra gli storici più insigni e significativi in materia (sul fascismo, sia l’Italia che altri Paesi, per esempio il mondo anglosassone, hanno prodotto studi di ben altra caratura…), credo anche che se proprio vogliamo parlare di guerra sporca, forse vale la pena di ricordare che in quella guerra – nota anche come campagna d’Etiopia – una parte, l’Italia fascista, aggrediva e invadeva imperialisticamente, l’altra reagiva e si difendeva. E non mi pare un dettaglio di poco conto.

Comunque, visto quanto è brutto esteticamente il sacrario (mi ricorda tanto le toilette che spesso popolano le piazzole autostradali), proporrei di punire il sindaco e i suddetti assessori costringendoli a farsi costruire la casa dallo stesso architetto. Questo, almeno, se lo meritano.

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