L'Italia capovolta

7 Settembre Set 2012 1513 07 settembre 2012

Tafazzismo, il ritorno del cavaliere oscuro e altre cose fantastiche dei due poli

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Vi ricordate di Tafazzi? E' quel personaggio interpretato da Giacomo Poretti, del trio Aldo, Giovanni e Giacomo. La caratteristica di Tafazzi è il masochismo:  in calzamaglia nera e sospensorio bianco, saltella colpendosi l’inguine con una bottiglia di plastica, traendo chiaramente piacere da tale pratica

Giorni fa ci pensavo sentendo delle notizie sul Pd.

Di questi giorni la polemica tutta interna al partito, nei confronti di Renzi: la prima impressione è che la vecchia nomenclatura Pd abbia fatto quadrato contro chi, a torto o a ragione si vedrà, ha un’idea diversa del partito e la propone come linea guida per la leadership. E' dal modo di contrastare Renzi che viene fuori il tafazzismo: accuse nei suoi confronti, anche a proposito della gestione del comune di Firenze; Renzi considerato “inadatto a governare” (D’Alema); l’assurdo cioè di attaccare le politiche di un sindaco del proprio partito, pur di rendergli la campagna per le primarie difficoltosa: attaccare il sindaco, per colpire il candidato; danneggiare un amministratore "amico": ma ci provano gusto? perché così sembra;  se così,  allora questo è proprio tafazzismo!  Per il Pd, che presumibilmente si candiderà a guidare ancora la città di Firenze con un altro rappresentante o con lo stesso Renzi, sarà dura chiedere la conferma domani, se oggi si parla di cattiva gestione del (proprio) sindaco. Renzi ha avanzato anche una sua idea su questo fronte a lui avverso, così compatto: sarebbe dovuto alla tregua, a suo dire, fra le correnti del partito, conseguenza del patto siglato sull’organigramma di governo, quel governo, che si configurerebbe qualora il centro sinistra tornasse a palazzo Chigi. Sì perché, di queste manovre, già ora, ce ne sono parecchie (ne ha parlato il Prof. Michele Ainis sul CorSera) e non solo per le poltrone di governo.

Questo è quello che sta succedendo, in queste settimane, nel centro sinistra che si candida a governare. Andiamo bene!

Nel frattempo nel centro destra, la storia della democrazia interna, del giovane segretario, della meritocrazia, delle liste pulite, possiamo scordarla. Era uno scherzo. Tormentone dell’estate è stato la notizia che il Cav sarà il nuovo (!) candidato del Pdl. La notizia sorprende, soprattutto alla luce dei risultati precedenti: i Governi Berlusconi non hanno prodotto in tanti anni quel cambiamento dello Stato che era stato promesso. Ciascuno elabora propri giudizi sul Cav, a livello personale, ma ciò che è gli si rimprovera è il fallimento politico; è giunto il momento di lasciare e fare spazio. In un periodo in cui tutti dicono di voler fare largo ai giovani, appare difficile comprendere come può un 74enne guidare ancora il Paese, come può un 74enne progettare adeguatamente un futuro che, per ragioni anagrafiche, non vedrà. I programmi di Alfano, da meno di un anno nominato segretario politico del partito, sono andati in fumo. Tutto è stato spazzato via in un attimo, mettendo da parte il segretario per fare largo al capo. E’ stata persa l’occasione per trasformare il Pdl, da partito carismatico, a moderno partito conservatore europeo. Eppure sui buoni propositi di Angelino non credo possano esserci dubbi e l’intenzione di cambiare le cose c’era, così come la voglia di creare una nuova immagine del Pdl.

Le intenzioni del Cavaliere sono chiare; nella sua scelta c’è la consapevolezza che senza di lui il Pdl subirebbe una sonora batosta alle prossime elezioni politiche; ecco il perché del suo intervento, la possibilità di recuperare qualche punto percentuale, ma non per vincere: nel partito sanno che questa non è una prospettiva concreta; lo scopo è non perdere, riuscire a recuperare qualche voto così da essere nelle condizioni di partecipare ad un nuovo Governo di larghe intese, unica alternativa nel caso il risultato delle urne delineasse uno scenario politico frammentato (come molti presagiscono) e senza una forte maggioranza in grado di esprimere un Governo; questo è lo scopo, risultare diversamente vincente,essere ancora una volta ago della bilancia, avere voce in capitolo nelle scelte politiche del prossimo futuro. Scelta assolutamente legittima e frutto di valutazioni, a loro modo,  giuste.

Il problema di avere due poli in queste condizioni, però, è dell’Italia. Nel 2013 comincerà una fase cruciale, qualunque sarà la situazione: se la crisi dovesse continuare a produrre i suoi effetti, sarà necessaria governarla adeguatamente; se ci dovesse essere la sperata (ri)crescita economica, ci sarà bisogno di politiche economiche idonei ad amplificarne gli effetti positivi. Non possiamo permetterci ritorni al passato, promesse roboanti, coalizioni gigantesche ed eterogenee, costruite al solo scopo di battere il rivale, sorrisi smaglianti e ottimismo fumoso: l’Italia ha bisogno di scelte serie e scomode, di leader concreti e tecnicamente attrezzati, per tornare finalmente all’ottimismo della ragione, l’ottimismo di chi è forte, l’ottimismo di chi è sicuro di se.





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