L'Italia capovolta

9 Settembre Set 2012 2331 09 settembre 2012

Nicole Minetti, la schizofrenia e altre cose simili

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Le pagine milanesi dei principali quotidiani danno in questi primi giorni di settembre spazio al ritorno al lavoro del consigliere regionale Nicole Minetti, che alla riapertura del consiglio regionale della Lombardia, ha dichiarato: “Ammiro troppo Berlusconi, resto in poltica».

E’ nota la campagna di stampa dei giornali di centrodestra che si è scatenata contro di lei, con inviti più o meno duri, a lasciare la poltrona in Regione, fare un passo indietro per il bene del partito. Le pressioni, anche di esponenti di rilievo del Pdl, sono cominciate dopo le elezioni amministrative, e non sembra essere un caso: il partito ha ottenuto un risultato deludente; sicuramente hanno pesato anche le note notizie delle feste private dell’expresidente del Consiglio, e le relative inchieste che ne sono scaturite per i fatti che a detta della Procura di Milano, hanno rilevanza penale.

Cosa è successo? Improvvisamente Nicole Minetti è diventata il peggior nemico (in casa) dei pidiellini? Il male assoluto? È la causa della sconfitta elettorale? Eppure ricordo tanti attestati di stima per lei; il principale, qualche mese fa, dallo stesso Cav, intervenuto nella trasmissione di LA7 L’Infedele: nel corso del suo intervento Berlusconi ha accusato pesantemente Gad Lerner per lo stile della conduzione e per i contenuti del programma, invitando l’europarlamentare Iva Zanicchi ad abbandonare “quel postribolo”. A risentire oggi quelle parole, quasi non ci si crede: “Nicole Minetti è una splendida persona, intelligente, preparata, seria, si è laureata con il massimo dei voti, 110 e lode, si è pagata gli studi lavorando, è di madrelingua inglese e svolge un importante e apprezzato lavoro con tutti gli ospiti internazionali della Regione.”

Ma allora perché si chiedono le sue dimissioni oggi?  Quello straordinario lavoro, chi lo svolgerà? Perché la regione Lombardia deve perdere un consigliere intelligente, preparato, serio, laureato?

Almeno due sono le cose che lasciano perplessi: la prima, è vedere una determinazione che non si è vista in altri casi, nei confronti di altri membri del partito interessati da ben più gravi vicende (condanne, responsabilità  penali accertate, ecc.). Il coro di critiche contro la Minetti sembra più dettato dall’ipocrisia e dal maschilismo, che da ragioni politiche serie, dalla voglia di fare un lifting rapido al partito, mettendo da parte chi ha suscitato il malcontento dell’elettorato: ma rimuovere chi ha deciso la sua candidatura, no?

La seconda, è vedere sollevare certe critiche da chi si trova nella medesima condizione politica di Nicole Minetti, quella cioè di essere stato eletto in una lista bloccata: un nominato, che chiede le dimissioni di un’altro nominato, a suo dire, per ragioni di opportunità. L'apoteosi del nonsenso.

Questo tipo di comportamenti non è nuovo: Alfano ha dichiarato di essere disponibile per un Monti Bis, a patto che il Professore si sottoponga al giudizio delle urne. La sua condizione attuale è certamente un problema: è vero, Monti non è stato eletto e questo rappresenta una limitazione alla democraticità della sua carica, se non legalmente, poiché incaricato dal presidente della Repubblica e a capo di un governo che opera con la fiducia delle Camere (come prevede la Costituzione), almeno nella sensazione comune. Certo ha del paradossale che a sottolineare la necessità del voto per legittimare un Monti Bis sia proprio Alfano, eletto in parlamento in una lista bloccata e quindi con il medesimo deficitdi democrazia di Monti (nell’accezione spiegata sopra); la stessa perplessità suscita la sua nomina a segretario politico del Pdl, avvenuta senza un congresso, delle primarie, o altro strumento democratico interno al partito.

Se qualcuno capisce il senso di tutto ciò, mi faccia sapere. Nel frattempo l'unica cosa che mi viene da pensare è : scagli  la prima pietra chi non è stato eletto in una lista bloccata.





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video--------)     Telefonata di Berlusconi all'Infedele:

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