L'Italia capovolta

17 Settembre Set 2012 1631 17 settembre 2012

Come è fatta una legge truffa?

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Ricetta per una legge elettorale truffa: prendere un bel po’ di opportunismo, aggiungere la consapevolezza di essere minoranza del paese; condire con l’accordo dei principali partiti. Ed è fatta.

La storia ci tramanda che la legge elettorale del 1953, fu una legge truffa. Così la definirono i detrattori dell’epoca, e così è passata alla storia. Ma a giudicare altre leggi, più recenti, viene il sospetto che il concetto di legge truffa debba essere rivisto. In questi giorni si fa un gran parlare della riforma elettorale, ma in realtà sono anni che assistiamo a questa situazione di stallo imposta dalle pseudo strategie dei partiti. La disciplina attualmente in vigore, è stata introdotta dalla legge 270 del 2005 e negli ultimi tempi ha messo d’accordo tutti, ma nel disprezzarla.

L’ideatore, Roberto Calderoli, l’ha definita una porcata. Il Professor Sartori, partendo dalla definizione di Calderoli, l’ha definita porcellum.

I partiti che l’hanno approvata nel 2005 (Forza Italia, Alleanza Nazionale, Unione dei Democratici Cristiani e Lega Nord) sono oggi, sorprendentemente, i principali detrattori, e sostenitori di una nuova legge.  L’allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, nell’ottobre 2005 minacciò la crisi di governo in caso di mancata approvazione; oggi, invece, attende che ne sia varata un’altra, prima di annunciare la sua ricandidatura.

Gli aspetti più criticati dell’attuale legge sono principalmente due.

-          liste bloccate: con l'attuale sistema, ci si limita a votare solo per delle liste di candidati, senza la possibilità di eleggere direttamente il parlamentare: la sua elezione dipende quindi completamente dalle scelte e dalle graduatorie stabilite dai partiti. 5 - 6 persone in Italia, i segretari dei partiti, decidono la composizione di un’assemblea di quasi 1000 persone.

E’ sorprendete che l’elezione del Parlamento, che è la più importante assemblea della Nazione, avvenga in tal modo, a differenza di quanto si verifica per le elezioni europee, regionali e comunali, dove è permesso indicare delle preferenze.

-       secondo aspetto, è il premio di maggioranza: è garantito un minimo di 340 seggi alla Camera, alla coalizione che ottiene la maggioranza relativa dei voti. Per quanto concerne i Senato, il premio di maggioranza è invece garantito su base regionale, in modo da assicurare alla coalizione vincente in una determinata regione almeno il 55% dei seggi ad essa assegnati.

La cosa veramente sorprendente è che l’assegnazione del premio di maggioranza per la coalizione vincente non prevede soglie di sbarramento. La conseguenza è avere partiti o coalizioni maggioranza del Parlamento, ma non delle urne, e tanto meno del paese.  Se guardiamo alle ultime elezioni poltiche, quelle del 2008, la coalizione di centro destra si è vista assegnare la maggioranza dei seggi in Parlamento, ottenendo il 47% dei voti; attenzione, il 47% dell'80% dei votanti: circa al 20% è arrivato il tasso di astensionismo tra gli aventi diritto. Quel risultato, non solo non rappresenta la maggioranza degli italiani, ma neanche la maggioranza assoluta dei votanti. L’attribuzione di un premio di maggioranza, con il meccanismo attuale, delinea quella che è a tutti gli effetti una truffa. Con il clima che c’è nel paese, è più facile aspettarsi che il dato dell’astensionismo cresca, piuttosto che diminuire, peggiorando l’effetto del meccanismo.

Ma non c’è limite al peggio: con la nuova legge elettorale pare si stia delineando un sistema ancora più truffaldino: per le preferenze non è chiaro cosa accadrà. Per quanto riguarda il premio di maggioranza stavolta si pensa ad una soglia di sbarramento per la sua assegnazione, ma non particolarmente significativa;: si è parlato del 30% ma certezze non se ne hanno: non è stata avviata la discussione su un testo condiviso in Parlamento, e riscontri alle indiscrezioni ancora non ci sono. Il paradosso sarebbe ancora più evidente con le soglie di astensionismo che ci siamo ritrovati nelle ultime tornate elettorali e ipotizzando un premio di maggioranza al partito o alla coalizione con il 30% delle preferenze si finirebbe per avere una maggioranza che in realtà sarebbe ben lontana dall’essere maggioranza del paese: il 30% dell’80% (tanto per usare il dato di affluenza delle ultime elezioni politiche.)

Via il procellum e avanti un mega porcellum.

Alla luce di tutto ciò, fa sorridere l'appellativo "truffa", affibbiato alla legge del 53’, che anzi, da un’analisi rapida appare molto meno truffaldina di quanto hanno sostenuto i suoi detrattori. La legge fu voluta dal governo De Gasperi, su proposta dell’allora ministro dell’interno Mario Scelba. Il testo introdusse un premio di maggioranza consistente nell'assegnazione del 65% dei seggi alla lista o al gruppo di liste collegate che avesse raggiunto il 50% più  1 dei voti validi. Un premio di maggioranza, si, ma concesso con delle condizioni ben diverse rispetto a quelle esposte sopra: la necessità del 50% più 1 era la garanzia di assegnare il premio al partito o coalizione vera maggioranza assoluta delle urne. De Gasperi voleva dare all’Italia una legge elettorale che portasse, col tempo, a delineare uno scenario politico bipolare. Forse i tempi in Italia non erano maturi; la conseguenza, a lungo periodo è stata quella di avere decenni d’ingovernabilità, con esecutivi  fatti e disfatti in pochi mesi. Ma questa è un’altra storia.

Allora, forse, è il caso di avere un po’ di pudore nell’usare l’espressione legge truffa: sicuramente, dati gli elementi, mi sentirei di riabilitare Mario Scelba; dall’altra si potrebbe cominciare ad usare quest’espressione per provvedimenti che se lo meritano: potremmo sorprenderci nel constatare che talvolta potrebbe essere addirittura un complimento, se usato per quelle che sono pacificamente definite porcate.



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