L'Italia capovolta

20 Settembre Set 2012 0008 20 settembre 2012

Gli assalti alle ambasciate, le vignette, i film e la democrazia (in 453 parole)

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C’è una cosa che le proteste nei paesi arabi mi fanno sempre ricordare: nonostante tutto, io preferisco tenermi la mia democrazia occidentale; nonostante tutto, mi piace lei. È imperfetta, ancora incompiuta, in mezzo al guado, piena di difetti, claudicante, ma io mi tengo questa. Ci sono giorni in cui vorrei che l’Italia avesse un collo, per poterla strozzare; ma poi sono le ambasciate assaltate, i linciaggi, le scuole internazionali incendiate e saccheggiate, che mi fanno ricordare che preferisco la mia condizione. Non so se sia corretto, in valore assoluto, fare dell’umorismo sulla religione. Io lo faccio e non lo ritengo scandaloso o offensivo,  entro i limiti del rispetto altrui, ma come deve avvenire per qualunque argomento. Penso che se qualcuno si sente offeso dall'altrui ironia, può attivarsi con i più svariati rimedi, dalla diversa intensità: manifestando pacificamente, rivalendosi giudiziariamente, discutendo. Le democrazie occidentali hanno tanti difetti ma scene d’assedio e uccisioni di ambasciatori non se ne vedono a Roma, Parigi, Berlino. E’ una forma mentis che non ci appartiene, è una diversità d’azione che dobbiamo rivendicare e custodire. Nutro grande rispetto per le c.d. primavere arabe, per popoli che hanno scelto di prendere in mano il loro destino;  ma quello che si sta delineando è un terreno fertile per i peggiori movimenti islamici, che strumentalizzano il sentimento religioso e che puntano ad istaurare Stati confessionali, della peggiore specie. I fatti di questi giorni sono in triste continuità con il passato e una nefasta anticipazione di quello che, forse, c'è da aspettarsi per il futuro.

La forza della democrazia è in un paradosso: accettare anche le idee, le vignette, i film, le parole sgradevoli o fastidiose, ma necessarie ad evitare il pensiero unico. Esistono poi gli strumenti democratici per contrastare le idee, le vignette, i film, le parole, che non ci piacciono, che ci offendono. Ecco perché, nonostante tutto penso che dobbiamo essere contenti della nostra democrazia occidentale; pensare a cosa fare per lei e non solo a cosa può fare lei per noi, senza perdere il gusto della critica, anche amara, anche severa, che poi, è quella di chi ha a cuore una cosa, è il modo in cui un amante sincero dimostra il suo sentimento. Dobbiamo presidiare la nostra democrazia, impegnarci per lei, non perché pensiamo che sia la migliore che ci sia, ma per provare a pensarla (e realizzarla) in un modo migliore.

“La democrazia non promette nulla a nessuno, ma richiede molto a tutti. È non un idolo, ma un ideale corrispondente a un'idea di dignità umana, e la sua ricompensa sta nello stesso agire per realizzarlo. Se siamo disillusi, è per illusione circa la facilità del compito. Se abbiamo perduto fiducia, è perché siamo sfiduciati in noi stessi”. (Gustavo Zagrebelsky)





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