L'Italia capovolta

29 Settembre Set 2012 1332 29 settembre 2012

Fermare il declino: a Milano la prima uscita pubblica dei fondatori

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Giovedì 27 settembre, al teatro Dal Verme di Milano, si è svolta la prima vera uscita pubblica del movimento Fermare il declino. Ad accogliere i quattro principali esponenti, Giannino, De Nicola, Boldrin e Zingales, una folla delle grandi occasioni: oltre 1500 persone in teatro e circa 400 fuori, a seguire l’evento sugli schermi.

Nel primo intervento De Nicola ha velocemente ripercorso le prime fasi del movimento: lo scambio di e-mail tra i quattro promotori e la grande emozione di vedere adesso, a soli due mesi da quei messaggi, un teatro pieno e migliaia di adesioni on line in continuo aumento.

Il mercato non è per i figli di papà, è per i figli di nessuno” questo il suo messaggio, forte e chiaro trasmesso alla platea e questo è stato il filo rosso di tutti gli interventi: voler trasmettere un nuovo concetto di liberista, riqualificarlo, abbandonare la sfumatura di spietatezza che tradizionalmente si trascina dietro. Liberista è l'approccio che premia il merito, è stato affermato, senza dimenticare chi si trova in una situazione di svantaggio; la parola liberista che si riappropria di un certo significato e della difesa di valori che tradizionalmente (in Italia e non in altri paesi, è stato detto) è di esclusiva prerogativa delle sinistre (almeno a parole.)

Su questa linea gli interventi dei professori Boldrin e Zingales; emerge la differenza nel background politico dei due ma si percepisce che adesso si sono ritrovati, dopo anni di esperienze all’estero, nell’elaborare una base di idee comune: troppe azioni dello Stato negli affari dei cittadini  e perlopiù mal fatte; lo Stato deve limitare i suoi interventi in ambito economico alla sola rimodulazione dell’imposizione fiscale in modo da avvantaggiare, ad esempio, chi compie i primi passi nel mondo del lavoro e solitamente riceve retribuzioni più basse; deve evitare di dopare il sistema economico, con incentivi e vantaggi a vario titolo erogati agli imprenditori: palese il caso di Marchionne, diversamente liberale, che propugna il libero mercato, ma poi richiede soldi e vantaggi allo Stato. Chiede perché sa che avrà, ecco perché bisogna chiudere quel rubinetto. Il resto  deve essere lasciato alle libere iniziative dei cittadini che secondo i casi si fanno imprenditori, professionisti, lavoratori dipendenti. Categorie che devono operare come alleate e complementari, perché complementari sono gli interessi che ciascuna di questa parti rappresenta. L'intervento dello Stato deve essere orientato a creare condizioni favorevoli, a creare il punto di partenza accessibile a tutti, e non a manomettere lo status quo,  perchè azioni del genere annullano merito e talento.

Con Oscar Giannino l’analisi è andata più in profondità: sono emersi dei numeri veramente impressionanti sul disastro delle scelte politiche negli ultimi 25 anni, espressione di una peggiocrazia tutta italiana. Amara e lucida anche l’analisi del lavoro svolto dai governi di centro destra che hanno retto le sorti del paese per la maggior parte degli ultimi venti anni: Giannino ha definito il bilancio eticamente disastroso, politicamente impresentabile, internazionalmente al di sotto di ogni standard di presentabilità di un paese non sviluppato. Ecco perché appaiono sconcertanti le parole di Berlusconi e le proposte di Tremonti in questi giorni: il primo, con il solito ritornello uguale dal 94’ ad oggi e con novità irresponsabili: “L’uscita dall’euro della Germania non sarebbe un problema”, ha dichiarato. Il secondo, che ha deciso le sorti economiche del paese per anni, si scopre movimentista e anti liberista, criticando scelte e dinamiche alle quali ha preso parte come protagonista.

Come detto grande l’entusiasmo, ma i promotori sanno che la strada da fare è lunga: tante sono le adesioni necessarie ancora per crescere. Al momento siamo di fronte a  un grande interesse, ma la completa adesione è ancora lontana.  Anche tra i presenti, dalle più svariate idee (come nel gruppo di amici che mi accompagnava) non tutti avevano la medesima convinzione ma comune era la voglia di capire e approfondire. Comunque la si pensi sulle idee espresse e sui promotori, alcuni punti positivi sono emersi con chiarezza: il primo è che non sono un movimento che prevede una leadership carismatica, un uomo solo al comando, unto del Signore, ma piuttostopensano ad un team, una conduzione condivisa, nessun protagonismo ma tutti protagonisti: le differenti storie personali e professionali sono la forza dei componenti, che si sono costruiti una credibilità con il loro lavoro in questi anni.

Secondo punto a questo connesso è l’eterogeneità d’idee e culture, che richiede uno sforzo da parte di tutti per garantirne la convivenza: sono tempi difficili, che richiedono risposte straordinarie; è necessario che ciascuno rinunci alla sua appartenenza ideologica, alla visione partigiana, per un bene superiore. Dobbiamo mettere da parte la nostra idea e appartenenza al fine di unire le forze: c’è bisogno di superare un’empasse culturale ed economica, che i partiti classici hanno dimostrato più e più volte di non saper affrontare e per questo di non meritare più credito da parte nostra. Tale rinuncia è necessaria per ristabilire le condizioni per costruire uno Stato in grado di affrontare il futuro; legalità e superamento dell’emergenza finanziaria sono i punti cruciali, le precondizioni per poter tornare ad una normalità  e ciascuno alla propria appartenenza ideologica. C’è bisogno di un governo che faccia scelte difficili da una parte, ma che dia delle risposte per la crescita, dall'altra;  che scongiuri l’emergenza ma che dia anche una prospettiva, una visione del futuro, ciò che Monti, con il suo approccio da commissario straordinario non può e non sa dare; un governo che permetta di chiederci  soltanto (finalmente!) se sia giusto o sbagliato un provvedimento, se sia efficace o non l’operato di un ministro e non se sia legale o non legale, imbarazzante o non imbarazzante.

E’ da tenere d’occhio questo movimento: c’è forte aspettativa per conoscere più nel dettaglio ciò che nella serata di giovedì, per ragioni di tempo, è stato solo accennato: per le prossime settimane sono previsti incontri settimanali a Milano su specifiche tematiche per costruire la base programmatica di quello che forse sarà un partito vero e proprio che vuole candidarsi  a governare il Paese. Altri incontri sono previsti in altre città.

Staremo a vedere. Grande è la voglia di avere finalmente persone serie, persone che si prendono delle responsabilità, che abbiano una visione lungimirante, che considerino la cosa pubblica come tale e non come una cosa loro, che ci mettano la faccia e le idee, e non solo il sedere, sulla poltrona.



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