L'Italia capovolta

29 Settembre Set 2012 1744 29 settembre 2012

La casa di Montecarlo: un altro capitolo della macchina del fango

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“E’ un corruttore”. Non usa mezzi termini Gianfranco Fini nel definire Berlusconi, intervenendo nella trasmissione Otto e mezzo su La7. Messo da parte il suo solito l’aplomb istituzionale, Fini si sbilancia in commenti poco gratificanti: il tono è quello del commento a caldo; da pochi minuti, infatti, è stato divulgato il contenuto di una lettera, in bozza, scritta da Walter Lavitola destinata al Cavaliere e ritrovata tra i documenti di un uomo d’affari argentino, al centro di un'inchiesta connessa a quella di Lavitola.

La lettera è uno dei documenti nelle mani degli inquirenti che indagano, tra l’altro, su un presunto tentativo di estorsione di Lavitola ai danni di Silvio Berlusconi. Nel documento sono citati diversi episodi e se dovesse risultare autentica, farebbe emergere quella che è una vera cloaca, una prassi di malaffare che supera (o conferma?) i peggiori sospetti che serpeggiano nell’opinione pubblica.

Un punto in particolare interessa il presidente Fini: nella lettera si fa esplicito riferimento alla vicenda della casa di Montecarlo, per la quale Fini ha subito, tempo fa, un violento attacco a mezzo stampa per molte settimane, da parte dei giornali vicini (e di proprietà) di Berlusconi. La prova regina, quella che doveva incastrare Fini (politicamente, perchè penalmente la vicenda è stata già giudicata irrilevante) pare adesso risultare una patacca; un documento ufficiale dello stato di Santa Lucia fabbricato ad hoc ed acquistato con un preciso scopo, quello di far emergere che la società che aveva comprato la casa in oggetto era del cognato di Fini, all'epoca dei fatti inquilino nell'abitazione. Un falso quindi, così emerge dalla lettera, per la quale sono stati sborsati molti quattrini. Qualche sospetto c’era già all’epoca dei fatti: personaggi ai vertici del governo di Santa Lucia si erano dimessi nel momento in cui erano emersi i primi dubbi sul documento; nell’immediatezza dei fatti, da più parti, erano arrivate dichiarazioni piuttosto forti: Italo Bocchino aveva parlato da subito di “una patacca fabbricata ad arte, da ambienti vicini alla Presidenza del Consiglio”.

Fini è apparso visibilmente soddisfatto: “il tempo è stato galantuomo”, ha dichiarato; la sua convinzione è che finalmente è noto anche all’opinione pubblica ciò che lui già sapeva da tempo: ambienti vicini ai servizi (così fa intendere il presidente) lo avevano informato, all’epoca dei fatti, che era in atto una compravendita di documenti al fine di indebolire la sua posizione (e reputazione). Fini sapeva tutto già all’epoca, ma attendeva l’evidenza mediatica, l’emergere dirompente della verità, come pare stia avvenendo.

Se l’autenticità del documento dovesse essere confermata allora quello che emerge è un puzzle che si ricompone, sono anni di pensieri, sospetti, valutazioni che trovano conferme: faccendieri, parlamentari, giornalisti, tutti organici ad uno specifico programma; infangare, additare, sputtanare chi critica il capo, ad ogni costo, con notizie false, se necessario: il metodo Boffo per intenderci, ciò che è stato ben definito e spiegato da Giuseppe D'Avanzo e Roberto Saviano come la macchina del fango.

E’ il trattamento riservato a chi, a vario titolo disturba, come ha fatto Fini, che per questo si meritò  l'esclusione dal Pdl: screditare l’avversario così da far perdere valore a tutte le idee già espresse.  Abbatterlo, minando la sua reputazione, facendogli portare via nella caduta tutto ciò che ha osato pronunciare fino a quel momento. Per arrivare a questo risultato tutte le strade sono percorribili.

Il Giornale probabilmente non si scuserà con Gianfranco Fini, che adesso spera in un risarcimento (almeno morale) da parte degli elettori; conta sulla loro risposta, si aspetta un netto calo dei consensi del PdL. Probabilmente ci sarà, indipendentemente da questa storia, ma non certo a beneficio di FLI che al momento appare alla deriva e senza grandi prospettive.

Imbarazzante il comportamento degli ex colonnelli di AN rimasti nel PdL: non hanno mosso un dito all’epoca del dossieraggio e in poco tempo si sono perfettamente allineati ai comportamenti dei forzisti, appiattendosi sulle posizioni del (nuovo) capo, perdendo quell’attitudine alla democrazia interna che in AN c'era. (congressi, dialettica, correnti interne, ecc, esistevano).

Il quadro della destra è veramente desolante: riprendendo le parole di Montanelli ricordate da Fini, Berlusconi ha creato un danno alla destra italiana che sarà recuperabile, se va bene, in un decennio, senza considerare che già di suo ne aveva da recuperare.

La verità sempre più nitida è che Il ventennio berlusconiano ha tenuto l’Italia bloccata, dai suoi affari, senza produrre nessuno dei cambiamenti che era stato promesso, e al netto di strategie e attacchi politici indegni per un paese democratico.

Contemporaneamente, il c.d. centro destra si è appiattito sulle sue posizione e ha perso ancora una volta l’opportunità di rinnovarsi, di evolvere verso una destra sociale europea, una destra che qualunque sia l’appartenenza di ciascuno di noi, serve al progresso di un paese, insieme, contrapposta e in alternanza ad una sinistra social democratica e (finalmente) post comunista.

La lettera di Lavitola è solo l’evidenza di qualcosa che qui e li era emerso da un pezzo; tutti sanno già tutto, chi voleva sapere sa,chi non vuole capire fa di tutto per continuare ad ingannarsi. Quella del Cav non è stata un’azione politica di un uomo, da destra,  ma quella di uomo, per se. Quella del Cav non è stata un’azione a beneficio delle cose pubbliche, ma un’azione a favore delle (sue) cose private.



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e-mail: unluigiqualunque@gmail.com



la lettera di Lavitola:  http://www.repubblica.it/cronaca/2012/09/28/news/la_lettera_di_lavitola_a_berlusconi-43485431/

la puntata di Otto e Mezzo del 28.09.2012     http://www.la7.it/ottoemezzo/puntate.html



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