L'Italia capovolta

8 Ottobre Ott 2012 1247 08 ottobre 2012

E’ lo specchio del paese? Allora aboliamo le elezioni

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Nicole Minetti ha dichiarato “La politica? Non deve essere di persone solo preparatissime”.

Non vedo la sorpresa, soprattutto nel Pdl: per giustificare casi di mediocrità e incompetenza, quanto volte abbiamo sentito dire che il Parlamento è lo specchio del paese, che rappresenta vizi e virtù dei cittadini? L’ha ripetuto giorni fa l’avvocato Piero Longo (legale di Berlusconi e senatore Pdl) nel corso di un’intervista rilasciata all’inviato di Report.

Che il Parlamento sia lo specchio del paese, dei vizi e virtù degli italiani, sembra essere solo la solita scusa per giustificare il peggio di chi ricopre ruoli pubblici, indegnamente: la politica è l’unico mestiere per il quale non sono richieste competenze ad hoc; si riceve in dono una poltrona e non è necessario avere doti specifiche o quanto meno connesse alla funzione, per mantenerla. L’opposto di ciò che avviene nella vita reale: lo sa chiunque di noi che lavora (davvero) o che nel corso di un colloquio si è sentito dire “ha maturato esperienza nel settore?”

Se per l’assemblea, in una certa misura, è giustificabile che le competenze siano le più varie (varie, non assenti), data l’eterogeneità delle tematiche affrontare, non lo è altrettanto per quegli organi ad alto contenuto tecnico per definizione: sorprende il pressapochismo dei membri di commissioni e Authority; l’analisi, anche fugace, dei CV di molti dei componenti evidenzia l’assenza di conoscenze teoriche e/o pratiche delle tematiche trattate. La selezione deve essere avvenuta in base ad altri criteri non desumibili dai comuni mortali. Allo stesso modo nei corrispondenti organi regionali. Ciò si riflette, in un circolo vizioso, sulla qualità dell' assemblea, della quale fanno parte i membri delle commissioni o dalla quale arrivano gli “indipendenti” designati per le authority.

A questo punto scompare la necessità di svolgere delle elezioni? Se il Parlamento è lo specchio del paese, non c’è alcun bisogno di operare una selezione, spendendo svariati milioni di euro; sarà sufficiente alternare i cittadini alla guida del paese: ogni cinque anni verranno sorteggiati i cittadini che andranno a ricoprire il ruolo di parlamentare. Allora si, che sarà specchio del paese, limpidissimo.

La verità è che al momento il parlamento è lo specchio del paese, ma non dovrebbe esserlo, non del tutto almeno, per la banalissima riflessione, ad esempio, che chi ha le competenze per fare le leggi (virtù) non può avere anche il vizio di violarle; ma anche che per svolgere un lavoro di così alta responsabilità e spesso tecnicità, è necessario possedere le dovute conoscenze anche tecniche: se questi sono i requisiti per svolgere qualsiasi lavoro comune, perché non dovrebbero esserlo per svolgerne uno così alto e complesso?

Se i parlamentari vogliono incarnare non solo le virtù, ma anche i vizi dei loro concittadini, lo facciano ma da privati, con i loro soldi, come noi altri viziosi comuni mortali.





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