L'Italia capovolta

22 Ottobre Ott 2012 1115 22 ottobre 2012

Lavoratori precari, elettori fedeli: la Sicilia al voto

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La Sicilia si avvia al voto, per il rinnovo dell’assemblea regionale e per l’elezione del Presidente della Giunta.La redazione di Report ha fatto una veloce carrellata sui profili dei candidati presidenti e consiglieri. Emerge una aspetto, con forza: se i candidati presidenti hanno, più o meno, facce  (e certificati penali) presentabili, non si può dire lo stesso dei candidati consiglieri: un gran numero d’indagati e condannati per reati contro la P.A. (che si propongono di amministrare) e reati associativi. A questo serve la faccia del candidato presidente? È lo strumento per aprire la breccia e permettere il passaggio anche d’impresentabili, al suo seguito.  Agli incontri pubblici i candidati garantiscono pulizia, ma producono solo demagogia; il caso più eclatante, il lavoro: la Sicilia ha un numero enorme di precari tra i lavoratori del pubblico impiego; le tante assunzioni nelle pubbliche amministrazioni locali (ma anche nelle società a partecipazione pubblica) sono state fatte a soli fini clientelari, senza alcuna valutazione di efficienza ed economicità: amministrazioni con personale in sovrannumero che costa uno sproposito ai contribuenti. Macroscopica la questione dei forestali: oltre ventimila nell’Isola; un numero da spavento se equiparato alle altre regioni d’Italia e alla reale necessità del territorio. I relativi costì (milionari) per il mantenimento di questo esercito di persone è spaventoso. Ancora una volta la logica del clientelismo. Ma c’è da pensare che tutto questo risponda ad un programma politico ben preciso. Le assunzioni clientelari a discapito delle casse regionali, a danno dei contribuenti quindi, nonché la precarietà dei rapporti di lavoro instaurati, garantiscono un bacino di voti costante e cospicuo: la precarietà garantisce la fedeltà e devozione dell’elettorale decisivo per la vittoria, non una volta, ma più volte. La promessa dell’assunzione garantisce un voto; l’assunzione garantisce il voto; il rinnovo del contratto garantisce un voto. E così via, il gioco si ripete con altri, o con la stessa persona, elezione dopo elezione. È un po’ la stessa logica di candidare indagati e condannati (http://italiacapovolta.blog.lettera43.it/2012/10/02/un-parlamentare-pregiudicato-lavora-meglio-2/.) È un gioco perverso. È una precisa strategia. Il candidato medio non vuole risolvere la questione del lavoro (e della sua precarietà) dei cittadini, in modo strutturale: un lavoratore pubblico e precario, è in una situazione d’instabilità idonea a produrre quella sudditanza psicologica (e materiale) funzionale alla fedeltà elettorale. Il tutto a danno dei contribuenti siciliani. Ovviamente. Tanto per non smentirsi.

Sarà questa la coerenza di cui parlano sempre?





“La Sicilia, forse l'Italia intera [...] è fatta di tanti personaggi simpatici cui bisognerebbe tagliare la testa.  (A ciascuno il suo -Leonardo Sciascia).







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