L'Italia capovolta

29 Ottobre Ott 2012 1752 29 ottobre 2012

Tra il Cav e l'agenda Monti: ovvero come il centrodestra italiano sta scomparendo

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Settimane molto berlusconiane. Il Cav ha annunciato la sua intenzione di non ricandidarsi alla Presidenza del Consiglio; un atto d’amore (dice). Nel frattempo è arrivata la notizia della sua condanna in primo grado per frode fiscale, che l’ha ringalluzzito e fatto tornare alla carica con il solito disco rotto, di accuse e invettive: poco dopo la sentenza, infatti, nel corso di una conferenza stampa, ha da una parte ribadito la volontà di non candidarsi, e dall’altra ha sfoderato il repertorio evergreen della discesa in campo, con il meglio degli attacchi ai magistrati, alle istituzioni europee, all’euro. Ancora una volta la speranza (l’illusione) è di fare breccia nell’elettorato. Solite frasi sentite mille volte; i fedelissimi che si rompono le mani pur di applaudire più forte degli altri. Eppure un risultato è stato ottenuto: tutti parlano di nuovo di lui, i riflettori sono nuovamente accesi. Alfano, ancora una volta, è stato scavalcato nel suo ruolo di segretario. Non si capisce cosa ci faccia ancora li: con una mossa a sorpresa fu voluto dal Cav in quel ruolo, per dare nuova linfa al partito, per diffondere il messaggio che anche nel PdL era in atto una rottamazione (soft). Per qualche mese, allora, si è parlato di primarie e rinnovamento. La notizia nel frattempo sopraggiunta, dell’eventuale ricandidatura di Berlusconi, ha stroncato i programmi di Angelino che, a sua insaputa, si è ritrovato improvvisamente a ricoprire il ruolo del segretario defilato, per lasciare la prima linea al Presidentissimo. La smentita di qualche giorno fa pareva gli facesse recuperare finalmente un po’di operatività, dandogli nuovo spazio per guidare un qualche cambiamento del partito. Ma le parole di questi giorni avvelenano nuovamente la scena, allontanando l’alleanza con i centristi e isolando il Cav. Nel frattempo larghe frange del PdL accusano il segretario di essere inadeguato. Alfano, quindi, è messo da parte, ancora una volta. Non è (ancora no?!) il suo momento; è costretto a non poter agire da segretario nel dettare la linea politica. Ecco perché sarebbe auspicabile un gesto di dignità da parte sua: la rinuncia a quella carica; ruolo attribuitogli e mai veramente esercitato; sarebbe stato normale questo gesto già mesi fa, quando ormai era palese l’ingombrante presenza del Cav, sempre meno orientato al pensionamento. E invece no, resiste, perdendoci la faccia.

L’altro pezzo di centrodestra, UDC e FLI, passa il tempo a spiegare che l’unica possibilità per il futuro è un Monti Bis o comunque un Governo che abbia come faro l'agenda dell'attuale esecutivo: i partiti che hanno contribuito a creare le condizioni di così grave crisi del paese, hanno certificato la loro inidoneità chiedendo a gran voce un governo espressione di “altro” dai partiti, un governo tecnico. Ora, nel chiedere la continuazione di questa esperienza, partecipano al loro definitivo funerale in veste di officianti. Funerale loro e delle loro idee. È l’apoteosi del non senso: i partiti che non hanno saputo fare il loro mestiere, che hanno avuto bisogno di un commissario straordinario, continuano a non fare ciò per cui sono pagati, chiedendo nuovamente un commissario al governo (o qualcosa di assimilabile). Se la prospettiva è ancora una volta un governo di larghe intese, perché votare? Quale differenza marcherà un elettore con il suo voto, se, qualunque sarà l’esito, il risultato che questi signori auspicano è un governo Monti (o stile Monti), di larghe intese? È una possibilità che, a corrente alternata, tra l’alto, è proposta anche dalle parti del Pd e del Pdl.

Il c.d. centro destra non ha la forza di rinnovarsi, appiattendosi piuttosto sulle idee altrui (Berlusconi ora, agenda Monti poi) perdendo ancora una volta il treno per raggiungere la meta di una destra sociale ed europea. Questo il desolante status quo: da una parte i danni causati da Berlusconi e dal berlusconismo (che è anche peggio) alla destra italiana, che già alle prese con le sue grane da risolvere, ha subito in questo ventennio un danno d’immagine e credibilità durissimo dal quale, se va bene, si riprenderà tra un decennio. Dall’altra, i superstiti di un centrodestra non berlusconiano che non hanno altro da dire che auspicare “l’altro da se”, il salvatore della patria, Monti o chi per lui, senza produrre uno straccio di progetto politico: pagati per fare politica, non la sanno fare.

Di questi tempi, ad un elettore di centrodestra, conviene affidarsi ai Maya.





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