L'Italia capovolta

5 Novembre Nov 2012 1239 05 novembre 2012

Grillo e i talk show: e se fosse la scelta giusta?

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Beppe Grillo ha più volte ribadito di non gradire la partecipazione degli attivisti cinque stelle ai talk show televisivi: Ballarò, Porta a Porta, ecc. I salotti politici della tv, per intenderci. Nella sua intenzione  c’è la volontà di marcare con le assenze una diversità dai politici tradizionali: c’è la preoccupazione di apparire uguali a chi si contrasta, agli occhi dei cittadini, nel momento in cui tutti insieme i membri della casta siedono appassionatamente sui divani televisivi, urlando e accusandosi a favore di camera, per poi in realtà andare a braccetto a trasmissione finita.

Dall’altra, il movimento che si è sviluppato e diffuso principalmente via internet, ritiene di continuare a privilegiare quella via, a discapito della televisione, funzionale fino ad ora alla politica e ai partiti tradizionali.

I motivi di astio e diffidenza del movimento nei confronti di tv e talk hanno, comunque dei fondamenti: dalla sua nascita fino agli exploit di queste settimane il movimento è stato ignorato (anzi, boicottato) da giornalisti e trasmissioni televisive appiattite sull’agenda dettata dai partiti. Sono gli stessi giornalisti che oggi s’interrogano sull’assenza del movimento dai talk , criticando la scelta, che per mesi lo hanno ignorato, boicottato, bollato come fenomeno residuale. Che acume.

Ora, non accettano di essere ignorati e accusano il Movimento di non essere democratico, perché rifiuta il confronto. Il confronto? Quello della televisione? Quello dei salotti (salvo alcune belle eccezioni) in cui il Politically Correct la fa da padrone e lo scambio animato serve solo ad alzare l’audience e non certo a far emergere contraddizioni e punti deboli? Dove i giornalisti praticano al meglio uno degli sport inventati in Italia, e cioè l’intervista senza domanda, soprattutto se l’intervistato è un politico?

La visione della vita politica catodicocentrica è superata. E se non lo è, va superata al più presto. Non se ne può più di parlamentari che si comportano come rockstar, sempre al centro di qualsiasi notizia: cronaca giudiziaria - perché  tanti gli indagati e condannati; cronaca rosa - per il nuovo amore di quel deputato o il divorzio dell’altro; cronaca vattelappesca - per il commento del deputato su un qualsiasi argomento. Per non parlare della leggiadria con la quale passano da un salotto all’altro. Lo stesso giorno.

Il tempo della repubblica fondata sui telespettatori deve finire: oramai sono tanti i mezzi per acquisire informazione e sapere tutto dei candidati, degli eletti, del loro lavoro e del come lo fanno. Il talk show politico fine a se stesso, sta diventando sempre più uno stanco esercizio autoreferenziale di una classe politica oramai scaduta, in cui viene dato spazio a chi non rappresenta null’altro che se stesso.

Così come superata è la dinamica classica di acquisizione delle informazioni e conseguente formazione delle opinioni: da ricezione passiva nel salotto di casa, a ricerca attiva da diverse fonti (anche on line), per poter operare un confronto tra diverse versioni. Il Movimento ha anche riproposto con forza la piazza come luogo politico, dove i politici tradizionali oramai non vanno più: non le riempiono da un pezzo; e di questi tempi, se non accompagnati dalla scorta, rischiano anche di essere avvicinati da qualche cittadino e dover affrontare uno scambio di idee (addirittura!).

Certo è che internet non è il bene assoluto: talvolta si dimostra una finta democrazia, dove con la scusa della libertà di espressione, perfetti incompetenti riescono a diffondere false informazioni, quando non calunniano o mentono.  Dalla sua, però, offre una grande quantità di dati - che richiedono però, capacità di discernimento – Ma soprattutto la rete ha memoria: i video, le foto, i testi, sono recuperabili. Il sono stato frainteso non ha motivo di esistere quando si può ascoltare e vedere personalmente ciò che è stato detto, ogni volta che si vuole.

La politica di comunicazione di Grillo sembra, allora,  strana e sbagliata se valutata con i parametri che ci siamo dati e che ci sono stai imposti, quelli della politica tradizionale, che vede nella televisione lo strumento politico per eccellenza, nei fatti però cardine dell’egocentrismo e protagonismo della casta. La vecchia classe politica (e giornalistica), mentre si autocelebrava (ed era celebrata) in tv, si è persa i progressi tecnologici, e di internet in particolare, dove se dici sciocchezze  vieni smascherato e poi ignorato.

Così, vista con la nuova prospettiva da loro stessi proposta, la scelta “ufficiale” del Movimento non pare così strana o sbagliata: è nato  e cresciuto in modo alternativo; propone (a suo dire) un programma nuovo; utilizza, di conseguenza, vie di comunicazione diverse, per marcare una ulteriore differenza anche tecnica dai vecchi partiti.

Forse si potrebbe cominciare a ragionare con altri schemi che non siano solo quelli della televisione, capire che esiste un mondo oltre quello raggiungibile con il telecomando e che si possono usare un lessico e vie comunicative alternative: la sfida che c’è davanti a noi, è proprio questa: comprendere a pieno che c’è altro. Con buona pace dei vari padroni di casa (televisiva): la politica esiste anche se non si è loro ospiti.



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