L'Italia capovolta

26 Novembre Nov 2012 1424 26 novembre 2012

I direttori e l’omesso controllo: problemi di governance

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Si dice sempre che non è possibile, per una sola persona, avere completa conoscenza dei contenuti di tutti gli articoli che saranno pubblicati; ecco perché sarebbe ingiusta la responsabilità per omesso controllo del direttore responsabile, così come attualmente prevista dalla legge. Perché non tiene conto di un dato oggettivo (e umano).

La difficoltà è oggettiva, e umanamente comprensibile: un solo uomo non può leggere decine di articoli al giorno; l’attività del direttore si ridurrebbe solo a questo.

Ma perché, allora, non dotarsi d’idonei strumenti di Governance, di uno staff, a ciò preposto? Non è fantascienza. È la realtà di centinaia di migliaia di aziende in Italia. Nel mondo. Perché il giornalismo deve godere di un trattamento differenziato (e privilegiato), dovuto, in sostanza, alla colposa inadeguatezza dell’organizzazione interna?

Le aziende, non solo quelle più strutturate, hanno le medesime problematiche, sebbene per temi differenti: in un’azienda con decine di dipendenti, con più sedi, ad esempio, è oggettivamente complesso per il datore di lavoro, avere piena consapevolezza dei rischi, in ambito salute e sicurezza, connessi all’attività produttiva, ai quali sono esposti quotidianamentei i lavoratori.  Da una parte c’è l’oggettiva difficoltà di avere pieno controllo di una molteplicità di attività, talvolta effettuate in luoghi diversi. Dall’altra c’è la responsabilità, anche penale, alla quale è esposto il datore di lavoro. Evidentemente una sola persona non basta a monitorare e presidiare tali rischi. Ma i datori di lavoro non possono giustificarsi di fronte alla legge con la scusa della difficoltà, seppur oggettiva, di controllare luoghi e rischi diversi, contemporaneamente. Ecco perché, ad esempio per lo specifico tema della sicurezza sul lavoro, il meccanismo delle deleghe e dell’individuazione di Responsabili e addetti alla sicurezza dei luoghi di lavoro, rende possibile presidiare questa molteplicità di rischi, per una efficace tutela della salute dei lavoratori.

E ancora. La legge prevede, per le società quotate, che un dirigente preposto dichiari, con la sua firma, la correttezza e veridicità di quanto riportato nel bilancio d’esercizio, assumendosi la conseguente responsabilità penale. Ma una singola persona non può monitorare tutti i processi amministrativo-contabili che impattano sul bilancio, e che determinano quegli eventi che avranno rilevanza nel documento da lui sottoscritto. Ecco perché vengono predisposte apposite funzioni aziendali, (ad es. l'Internal Audit) deputate al controllo di quei processi.

Perché questo medesimo meccanismo, mutatis mutandis, non è replicabile per i rischi tipici dell’attività giornalistica? In particolare per il tipico rischio: diffamazione a mezzo stampa o in genere, pubblicazione di notizie false.

I direttori, supportati da un’idonea struttura di Corporate Governance – più o meno strutturata, da uno a n persone di staff, a seconda dei casi - potrebbero esercitare a pieno le loro prerogative, superando il limite oggettivo di essere da soli a svolgere una molteplicità di attività. Come avviene in qualsiasi attività produttiva.

Nessuno tollererebbe un datore di lavoro che adducesse come scusa, a seguito di un incidente, il fatto di essere impossibilitato a monitorare e presidiare i rischi ai quali sono esposti i dipendenti, presenti nella sua azienda, soltanto perché è da solo a svolgere questo compito. Invece, si tollera un direttore di una testata, che dichiara di non poter leggere o visionare tutti i lavori dei suoi redattori e neutralizzare, quindi, eventuali contenuti diffamatori.

Certo da solo, nella maggior parte dei casi, non potrebbe; ma essendo il direttore ne è comunque responsabile. La legge lo prevede. Perchè, quindi, non prevedere una struttura proporzionata alla grandezza della testata che dirige, idonea a supportarlo nell’esercizio delle sue prerogative tra le quale vi è senz’altro il monitoraggio (rectius la consapevolezza) di ciò che è pubblicato?

L’editoria è finanziata con milioni di euro proveniente dallo Stato. I direttori delle principali testate italiane ricevono stipendi importanti e qualche responsabilità dovranno pur assumersela. Altrimenti sarebbe il caso di pagarli un tanto a riga che controllano, come i loro collaboratori (precari).



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