L'Italia capovolta

26 Dicembre Dic 2012 0254 26 dicembre 2012

Babbo Natale esiste ancora (per Sallusti)

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Della vicenda Sallusti si è detto tantissimo.

E’ di questi giorni la notizia che Il Ministro della Giustizia Paola Severino ha ricevuto dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano la domanda di grazia, presentata in favore di Alessandro Sallusti dall'avvocato Ignazio La Russa.

Le mie valutazioni sulla vicenda e sulle pene per il reato di diffamazione, sono state oggetto di un precedente post (Cfr. Con Sallusti e con la legge | L'Italia capovolta http://italiacapovolta.blog.lettera43.it/2012/09/24/con-sallusti-e-con-la-legge/  e I direttori e l’omesso controllo: problemi di governance | L'Italia capovolta  http://italiacapovolta.blog.lettera43.it/2012/11/26/i-direttori-e-l%E2%80%99omesso-controllo-problemi-di-governance/ ). Credo siano chiare e inutile ripetersi,

Detto ciò, forti sono i dubbi sulla decisione del Capo dello Stato, con particolare riferimento a tempi e modi. Che il Presidente possa concedere la grazia è fuori di dubbio. Certo è che ragioni di opportunità istituzionale, hanno fatto si che per prassi, in passato, tale atto di clemenza venisse concesso a distanza di un certo tempo dalla decisione giurisdizionale, almeno dopo metà se non 2/3 di pena già trascorsi, ciò per vari motivi: far si che il provvedimento non diventasse (o apparisse) un privilegio, utile per aggirare una legittima sentenza; preservare il valore dell’azione della magistratura (di cui tra l’altro il Capo dello Stato è Presidente dell’Organo di autogoverno) lesa da un provvedimento che se troppo vicino alla sentenza, finirebbe per svuotare il senso della stessa e dei processi celebrati, apparendo come un quarto grado di giudizio ad personam, ulteriore a quelli previsti dalla legge; trasmettere all'opinione pubblica l'idea che il provvedimento viene concesso a chi ha già scontato gran parte della sua pena, ripagando la società per il fatto commesso.

Nel caso specifico Il direttore Sallusti ha scontato soltanto pochi giorni di pena a fronte di una pena che prevedeva quattordici mesi di detenzione.

Il messaggio che potrebbe passare da tutto ciò è che si tratti, più che altro, di un privilegio, proprio per i tempi con cui è stata concessa; potrebbe sembrare il solito favore alla persona famosa e conosciuta, con amici influenti, piuttosto che un provvedimento di clemenza per chi, a fronte di un certo percorso sanzionatorio, in parte affrontato, si vede riconosciuto uno sconto di pena, a seguito dell'opportuna valutazione dei vari fattori contingenti. Ancor di più se pensiamo che dal Quirinale erano trapelate indiscrezioni nel senso della grazia, ancor prima della fine del processo. E ciò aggrava l'effetto svilente nei confronti dell'azione della magistratura, in parte screditata agli occhi dei cittadini: ignorato il parere contrario della procura, questa decisione appare come una Cassazione della Cassazione, che sovverte e svaluta le decisioni precedenti. Un trattamento esclusivo, non previsto per gli altri condannati.

È questa vicinanza dei fatti e dei processi che fanno passare il messaggio della non effettività del sistema penale e della morbidezza dello stesso nei confronti di certe persone, con deleteri effetti per l'approvazione, la vicinanza e il rispetto dello stesso da parte dei cittadini onesti (e non): “La certezza di un castigo, benché moderato, farà sempre una maggiore impressione che non il timore di un altro più terribile, unito colla speranza dell’impunità.”Scriveva Cesare Beccaria nel lontano 1764. Parole che oggi come allora, appaiono ancora all’avanguardia e, aimè, inascoltate.

Tanta attenzione e dinamismo del Capo dello Stato sorprendono, se pensiamo che le patrie galere, la cui situazione disastrosa è nota, per le condizioni materiali (e non solo) dei detenuti e del personale di custodia (Cfr. anche Dei delitti e delle pene (e delle morti in carcere) | L'Italia capovolta http://italiacapovolta.blog.lettera43.it/2012/09/06/dei-delitti-e-delle-pene-e-delle-morti-in-carcere/) sono solitamente dimenticate da tutti e ritornano al centro di vaghe dichiarazioni e innocui moniti nelle sole occasione di azioni di movimenti e/o associazioni operanti nel settore o per le forti iniziative di Marco Pannella e dei Radicali, che seppur discutibili nelle ricette che propongono, sono apprezzabili per coraggio e caparbietà. Basterebbe un grammo del dinamismo mostrato nella vicenda in questione per gestire nel quotidiano l'emergenza carceraria.

Che Sallusti torni al suo posto di Direttore può solo che fa piacere, per l’uomo. Ma a che prezzo? Qual è il messaggio? E agli altri Sallusti detenuti, chi ci pensa?



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