L'Italia capovolta

23 Gennaio Gen 2013 1307 23 gennaio 2013

Fratelli d'Italia si presenta agli elettori

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In questi giorni fioccano le iniziative di presentazione della diversamente nuova lista di destra: Fratelli d’Italia, centrodestra nazionale; insomma La Russa, Crosetto, Meloni, e altri.

Guido Crosetto e Giorgia Meloni sono partiti con un’idea che pareva precisa. Non più in linea con le idee del Pdl, imbarazzati nel vedere una deriva (dal loro punto di vista) d’ideali e valori, hanno fatto una scelta forte, di rottura: andare via. In più, l’avversione per la linea del Pdl di questi mesi, di appoggio all’esecutivo Monti, mai digerito. Da qui nasce l’idea di fondare una cosa di destra, diversa, che accogliesse gli anti Monti della prima ora e i delusi, per motivi vari, del Pdl.

Operazione coraggiosa, un nuovo slancio. Ma neanche il tempo di annunciare la novità che dietro l’angolo c’è stata la frenata: a cominciare dal simbolo, che è una via di mezzo tra quello del Pdl e di AN e che nelle prime bozze prevedeva la scritta in piccolo “nel Pdl”. E dove sta la novità?

Ma l’atto inequivocabile è la scelta dell’apparentamento con Pdl e Lega Nord alle prossime elezioni politiche. Insomma, “tutto cambia affinché nulla cambi”, nella migliore tradizione gattopardesca della politica italiana. E’ veramente stupefacente: in coalizione con il partito che “ha epurato scientificamente chi viene dal percorso della destra “ (Così Giorgia Meloni su Twitter). Come si spiega, quindi, un’alleanza con gli artefici dell’epurazione, che hanno appoggiato per mesi l’odiato governo Monti? La sindrome di Stoccolma, sembrerebbe, in chiave elettorale. E’ l’unica spiegazione plausibile.

Gli ex AN, che negli ultimi anni hanno incarnato la destra berlusconiana, rappresentandola anche ai massimi livelli politici - coordinatori nazionali, capo o vice capogruppo in Parlamento, coordinatori regionali, ecc - adesso si risvegliano delusi, epurati, alleati e cugini (del Pdl). Tutto insieme, tutti insieme. Alleanza Nazionale - il ritorno – fatta eccezione per Gianfranco Fini, oramai sul satellite Fli, apparentato con Monti, per non scomparire nella galassia extraparlamentare. Per non farsi mancare nulla e per rinverdire i vecchi tempi, i Fratelli d’Italia saranno in coalizione anche con la Lega. Proprio quelli che puntano alla macro regione del nord, ad un federalismo fatto (sembra) più per dividere che per unire. Più che altro, fratelli padani, a prima vista. Si dirà: qual è la novità, alleati prima, per tanti anni e alleati ora, no? Appunto, dov’è la novità?

Insomma, la destra italiana è parecchio confusa. Nel Pdl non si è realizzata quella trasformazione da partito carismatico in partito democratico, auspicata da chi convintamante al suo interno vede come punto di arrivo il modello del Partito popolare europeo. Il Segretario Alfano, che doveva essere il traghettatore verso la nuova fase, solo in queste ore porta a casa la prima vittoria, la tanto attesa, seppur parziale, ripulitura delle liste. Ciò avviene, però, dopo mesi in cui come Segretario è stato spesso e volentieri commissariato (di fatto) dall’ingerenza del Cav. Il tutto, aggravato dal fallimento delle primarie, saltate definitivamente e per le quali il Alfano si era molto esposto: il suo vero cavallo di battaglia, annunciate e sponsorizzate con i video su facebook e le dichiarazioni in tv. Un Segretario defilato, definitivamente messo da parte dalla presenza (oramai) in primissima linea di Silvio Berlusconi, che da ultimo subisce anche la beffa di essere indicato come possibile Presidente del Consiglio, in un governo di centrodestra, da un Cavaliere che ha definito quel ruolo inadeguato per se, perché inutile. Un bell’attestato di stima.

Dei Fratelli d’Italia si è detto. Resta Fini e il suo manipolo di futuristi, che nel chiedere la continuazione dell’esperienza di Monti, certificano la definitiva scomparsa delle loro idee e proposte, partecipando ad un funerale nella duplice veste di caro estinto e officiante. Un funerale per sopravvivere, è il loro paradosso: solo in questo modo eviteranno la scomparsa, almeno da quanto emerge da impietosi sondaggi.

Il centrodestra italiano non ha la forza di rinnovarsi, diventare europeo, appiattendosi piuttosto sulle idee altrui (Berlusconi o Monti), perdendo ancora una volta il treno per raggiungere la meta di una destra sociale, europea, moderna. Questo il desolante status quo: da una parte i danni causati da Berlusconi e dal berlusconismo (che è anche peggio) alla destra italiana, che già alle prese con le sue grane da risolvere, ha subito in questo ventennio un danno d’immagine (e credibilità) durissimo, dal quale, se va bene, si riprenderà tra un decennio. Dall’altra, i superstiti di un centrodestra non berlusconiano che non hanno altro da fare che auspicare “l’altro da se”, il salvatore della patria, Monti o chi per lui, o l’apparentamento, senza produrre uno straccio di progetto politico diverso.

Scopriremo la mattina del 26 febbraio cosa è rimasto. E in che forma.





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