L'Italia capovolta

28 Febbraio Feb 2013 2308 28 febbraio 2013

Elezioni: metterci la faccia

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“Che ci fai li?! Non ci fai un cazzo li! Dai, esci fuori!”. E’ quello che l’operaio del Sulcis, intervistato a Servizio Pubblico, si è sentito dire da Grillo, unico ad essersi recato sul luogo della protesta sua e dei suoi compagni.

Sarà retorico, sarà banale, sarà simbolico, ma chi protesta, chi ha un motivo per manifestare, sente il  bisogno di essere ascoltato. Quello è, nella sua semplicità, il fine della sua azione.

Ancora di più quando è estrema, come presidiare notte e giorno il luogo di lavoro. Per essere arrivato a tali azioni, gravi devono essere i motivi. Un gesto intenso;  è l’articolo 1 della Costituzione che si manifesta nella fisicità del lavoratore che presidia il suo posto di lavoro. È la norma che diventa carne.

E’ l’essere ascoltati che manca e che fa soffrire. La latitanza della politica, di coloro che decidono o che chiedono il voto per diventare decisori. Sarà stato retorico o qualunquista ma l’unico che si è recato li è stato Beppe Grillo. E così in giro per  l’Italia. Mentre gli altri andavano in tv, i militanti 5 Stelle sono stati nelle piazze, accrescendo il consenso giorno dopo giorno, un voto alla volta. Chi fa grafici, calcola algoritmi per capire da dove arrivano i voti del Movimento, forse dovrebbe pensare che mentre gli altri si rifacevano il trucco per andare in trasmissione, questa gente era nelle strade, senza fondi pubblici, faccia a faccia con le persone alle quali chiedeva i voti. Comunque la si pensi, è un consenso sudato per strada. Merita rispetto.

Se i signori della politica non tornano a fare il loro lavoro, sia nelle modalità di raccolta del consenso, metro per metro, che nella conferma dello stesso, a seguito di azioni concrete e corrispondenti ai programmi, non avranno motivi per sorprendersi di fronte alle disfatte elettorali e all'allontanamento e sfiducia dei cittadini dalla politica e dovranno cominciare a ripensare a cosa è antipolitico e cosa no.









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