L'Italia capovolta

2 Marzo Mar 2013 1944 02 marzo 2013

Ma Renzi non è Tafazzi

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Lo invocano tutti. La cosa peggiore è che lo invoca anche chi non lo ha votato alle primarie. Chi lo accusava di essere di destra. Chi non lo ha sfidato sui contenuti ma semplicisticamente lo accusava di essere non di sinistra, colpevole di attrarre su di se anche il consenso di elettori non PD. Dovrebbe essere questo l’obiettivo di chi si candida a governare il Paese, essere cioè maggioranza, ottenere la fiducia e i voti dei propri elettori ma anche degli altri, riuscendo a far cambiare idea a chi prima votava altro. Non è questo un merito politico? Parlare ad una fetta più ampia di elettori, non solo quelli già convinti, questo dovrebbe essere uno dei talenti di un leader di partito. Quale il modo per diventare maggioranza e governare, se non quello di ampliare la platea del proprio elettorato?

Il PD raccoglie sempre gli stessi voti,  se non meno dei soliti, talvolta. Perché parla sempre e solo ai suoi, convincendo i già convinti. Quando Renzi ha cominciato ad avanzare nuove proposte, diverse da quelle solite del centrosinistra, aprendo a diverse visioni e attirando l’attenzione di persone anche con diversi orientamenti, allora hanno cominciato ad attaccarlo, a dire che era di destra, un infiltratoIn primis la nomenclatura PD, lì da una vita, con attacchi e accuse velenosissime, arrivate fino al punto di criticare il lavoro da sindaco (sindaco del proprio partito!)

Ora da più parti, in questo momento post elettorale così complesso, si rifà il suo nome. Che lo facciano i suoi sostenitori è ovvio; che lo faccia chi non lo ha votato e ha preferito il rassicurante volto di Bersani e degli storici dirigenti, no. Anzi, è veramente di pessimo gusto. Soprattutto se a farlo (o a farlo intendere) sono proprio quei dirigenti  causa (ancora una volta!) della disfatta, capaci di far recuperare un centrodestra armato delle solite e stranote proposte

È troppo facile ora aspettare il salvatore della patria, che tiri fuori il partito dal pantano. Non credo Renzi si lasci fregare. Sarebbe puro tafazzismo. Sarebbe un suicidio politico accettare la guida del partito in un contesto così contorto e bloccato. Chi  ha detto tante volte di essere li perché ha vinto le primarieè giusto che adesso proponga le sue ricette , senza pensare di poter risolvere la cosa tirando fuori dal cilindro un Renzi.

Chi alle primarie ha scelto Bersani, e quindi Bindi, Letta, D’alema,  dovrà tenerseli perché il sindaco di Firenze, che sa di avere un certo consenso e una fetta di potenziale elettorato, che oggi è altrove, non sarà così sciocco da entrare nel pantano con il rischio di restarci bloccato: perchè mai dovrebbe immolarsi per salvare chi nel partito è stato il suo principale detrattore?

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