L'Italia capovolta

20 Marzo Mar 2013 2000 20 marzo 2013

Sulla ineleggibilità del Cav

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E’ di questi giorni la notizia che Micromega ha avviato una raccolta firme (siamo ad oggi a quota 175 mila) per chiedere l’applicazione della Legge 361/1957 Testo Unico delle Leggi Elettorali, che potrebbe portare  alla dichiarazione di ineleggibilità di Silvio Berlusconi.

La legge prevede, all’articolo 10:

“Non sono eleggibili inoltre:

1) coloro che in proprio o in qualità di rappresentanti legali di società o di imprese private risultino vincolati con lo Stato per contratti di opere o di somministrazioni, oppure per concessioni o autorizzazioni amministrative di notevole entità economica, che importino l'obbligo di adempimenti specifici, l'osservanza di norme generali o particolari protettive del pubblico interesse, alle quali la concessione o la autorizzazione è sottoposta;” (…)

Relativamente all’inciso “in proprio”  “ciò che conta è la concreta effettiva presenza dell’interesse privato e personale nei rapporti con lo Stato” (così, ad esempio, alcuni anni fa, Ettore Gallo, Presidente emerito della Corte Costituzionale).

Il Pdl ha reagito, definendo scandaloso il tentativo di abbattere il Cav, usando una tale motivazione, dopo oltre 20 anni di vita parlamentare. L’iniziativa è stata quindi bollata come ulteriore tentativo della sinistra di eliminare con altri mezzi Berlusconi, non riuscendo a farlo con la competizione elettorale.

Forse è questa la cosa più grave della questione, l’ignavia delle opposizioni che in tanti anni non hanno avuto attenzione per la questione, anche quando, quelle stesse opposizioni sono state forze di governo. E forse, è ai membri di quei partiti che bisognerebbe chiedere conto.

Inoltre, appaiono poco credibili oggi coloro che promettono di risolvere le questioni del conflitto d’interessi (rectius dei conflitti d’interessi), ad ogni livello, compreso quello della ineleggibilità dei concessionari dello Stato: l'inerzia di questi anni e quanto successo - e non successo - nell’ultimo ventennio lascia poco spazio alle speranze.

Il 28 febbraio 2002, Luciano Violante, all'epoca capogruppo DS alla Camera, dichiarò in Aula che il PDS aveva dato nel 1994 la “garanzia piena” a Berlusconi e Gianni Letta “che non sarebbero state toccate le televisioni" con il cambio di governo. E ho detto tutto.

Quello del conflitto d’interessi è un punto importante, imprescindibile nelle normali democrazie occidentali. Non in Italia.

Al momento, nonostante la fondatezza della questione giuridica, la cosa è gestita come fosse una scelta politica: usare o no quest’arma contro il Cav? Ciò è la conseguenza del clima creato in questi anni, dello scontro continuo, dove anche l’applicazione di una legge diventa questione politica e non azione doverosa, in forza di un principio di civiltà giuridica.



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