L'Italia capovolta

17 Aprile Apr 2013 2123 17 aprile 2013

Traduzioni dal berlusconese (e questioni del Colle)

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Una cosa è chiara. Una persona dotata d’intelligenza nella media lo ha capito da un pezzo. Quando il Cav dice che serve un Presidente della Repubblica moderato, intende un Presidente a lui gradito. Quando dice che serve un Presidente della Repubblica di tutti, intende un Presidente di tutti quelli di centrodestra. Quando dice che serve un Presidente della Repubblica di garanzia, intende a sua garanzia, che magari per il tramite del CSM, di cui è membro di diritto, possa in qualche modo intercedere per i suoi processi.

La traduzione del berlusconese va fatta. E’ un atto imprescindibile. E’ un meccanismo semplice ma fondamentale, altrimenti c’è il rischio, perdendo il senso di alcuni passaggi, di perdere il senso complessivo del discorso. Sono le frasi di distrazione di massa che nascondono la solita proposta fatta con il ricatto: o un Presidente a noi gradito o altrimenti sono guai.

Quagliariello, noto saggio del pdl: “Un presidente condiviso è il viatico per il governo". Altrimenti al voto.” Dove sono moderazione e condivisione in questa affermazione? E’ solo apparente. Inserire un “condiviso” nella frase ovviamente non basta, non è la via per avanzare proposte serie, d’apertura e dialogo. Questo è berlusconese, il pronunciare delle parole ma veicolare un altro messaggio dal tono minatorio.

Ma adesso è il momento. Si comincia con le votazioni. Il Pdl sornione, prova ancora una volta a dettare i tempi e le modalità, con la scusa dell’interesse nazionale, della condivisione, della moderazione. La necessità è non lasciare spazio a possibili altre soluzioni che, al Colle ora e al governo poi, riducano il pdl all’ininfluenza. Devono stare al tavolo, serve al caro leader, altrimenti il rischio sarebbe enorme: nuova legge anticorruzione, ineleggibilità dei concessionari di servizi pubblici, inasprimento del falso in bilancio e tante altre cose care al centrodestra, ma nel modo opposto. Il pdl non può permettersi di restare fuori dai giochi e quindi gioca. Gioca a fare il partito dell’interesse nazionale.

Il Movimento 5 stelle ha proposto Stefano Rodotà: è il loro primo goal, perché è una proposta sensata. Indipendentemente dalla soggettiva valutazione o dal giudizio politico sull’uomo, di ciascuno, la proposta in se è seria e politicamente sensata. Inoltre è un nome gradito all’elettorato del centrosinistra e ciò mette in serio imbarazzo il Pd: bisognerà spiegare al popolo di centrosinistra perché, eventualmente, non si può votare lui.

Il Pd, quindi,  ancora una volta non pervenuto, si sta perdendo nel suo gioco preferito della lotta intestina (vedi polemiche Renzi – Finocchiaro) e nel gioco di rimessa, all’inseguimento del pdl. Ogni mossa è una risposta a quella del centrodestra. L'aggravante è che i nomi circolati sono veramente un suicidio politico in una fase come questa dove la condanna per i giochini politici è sempre più diffusa nell’opinione pubblica. Marini, non eletto alle ultime elezioni politiche, pare sia la proposta per la più alta carica dello Stato. E’ una cosa veramente agghiacciante.

Tra Colle e Palazzo Chigi, il Pd sta seriamente rischiando di distruggere il suo già basso consenso.  “Va be', continuiamo così, facciamoci del male! “ diceva Michele Apicella in Bianca, di Nanni Moretti. Ecco, vediamo stavolta quanto male si farà il Pd.





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