L'Italia capovolta

2 Giugno Giu 2013 1247 02 giugno 2013

Mobilità sostenibile: se n'è parlato a Milano

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Mobilità sostenibile? Si può fare. Non è solo una dichiarazione d’intenti. Se n’è parlato sabato 1 giugno a Milano, in via Ampère, al “Marketplace dell’economia collaborativa” organizzato da Avanzi – Sostenibilità per azioni. Più tavoli in contemporanea: finanza, design, mobilità, tra gli altri. Io, abbonato ATM e ciclista, ho chiaramente seguito il tavolo dedicato alla mobilità.

Si è parlato di progetti reali, concreti, funzionanti, in questo momento:ad esempio, Cargopooling  un interessante servizio online che semplifica l’incontro tra domanda e offerta di trasporto, così da ottimizzare viaggi e carichi. Milano bikedistrict- servizio di calcolo di itinerari ciclabili in tutto il comune di Milano, che facilita gli spostamenti in bici, con possibilità di personalizzare i percorsi, in base alle proprie attitudini più o meno spiccate, da ciclista: c'è possibilità di scegliere percorsi senza rotaie o pavé; il più veloce o quello esclusivamente su piste ciclabili; il meno trafficato o quella senza semafori. Mappe aggiornatissime, più del sito Bike MI di Atm: parola del rappresentante dell’amministrazione comunale, presente all’incontro. Non male.

Si è parlato di sussidiarietà orizzontale, dell’ingresso cioè di privati con iniziative, capaci di fornire servizi che il pubblico, soprattutto per mancanza di fondi, non è in grado di erogare: ad esempio, l'affiancamento al servizio GuidaMI di Atm - il carsharing pubblico, attivo a Milano - di soggetti privati. Allo stesso modo, per il servizio di Bikesharing: utilizzato da migliaia di persone ogni giorno, è diventato una realtà importante e fondamentale per gli spostamenti cittadini, ma che ha mostrato anche delle criticità come le difficoltà nell’accessibilità, legate all’uso della carta di credito, che ad esempio allontana gli studenti, potenzialmente molto interessati all’uso delle bici pubbliche. Dall’altra, gli alti costi di gestione del servizio in generale, ad esempio per lo spostamento delle bici da una zona all’altra, per fornire nelle ore di punta del servizio, disponibilità di mezzi in tutte le zone. Ma il Comune garantisce che si proseguirà con il potenziamento, superando nelle prossime settimane, le 200 stazioni. Ecco, quindi, che la condivisione di bici privati è, nell’ottica appunto della sussidiarietà orizzontale, la nuova frontiere: non alternativa al pubblico, ma valido elemento complementare. In quest’occasione, è stato mostrato il prototipo di un possibile servizio di bikesharing tra privati: utilizzando il proprio smartphone o pc, sarà possibile individuare con GPS la posizione della bicicletta più vicina, fornita di apposito dispositivo e lucchetto, che si aprirà con un click . E’ un prototipo e ci sono alcuni aspetti ancora da valutare, nella gestione quotidiana: prossimamente sarà testato ma a prima vista è sembrato molto interessante.

C’è tanta voglia di una mobilità che sia finalmente differente dal modello italiano degli ultimi decenni: bici, mezzi pubblici (a proposito, la metro aperta fino a tardi nel week end?), condivisione di mezzi privati. Si risparmia, s’inquina meno. In fondo, il concetto della convenienza può essere il buon mezzo attraverso il quale veicolare il messaggio soprattutto culturale, della necessità di ripensare la mobilità, principalmente nelle aree maggiormente abitate, dove la presenza di tanti mezzi privati significa più inquinamento, meno spazio libero e oggettivamente più pericoli.

Le proposte e le idee ci sono e sono tante. E’ il soggetto pubblico che deve cominciare ad attivarsi, modificando se stesso: in quest’ottica l’open data del comune di Milano permette a tutti i soggetti interessati, di acquisire le informazioni e i dati relativi alla mobilità, sicuramente utili per sviluppare servizi e applicazioni. Ma non basta. Le amministrazioni devono trasformarsi al loro interno, mutando le dinamiche di una burocrazia che, con le sue lungaggini, è ancora troppo nemica dei cittadini e non al loro servizio. Bisogna cominciare a dare ascolto, veramente, a chi ha proposte serie e intelligenti. Tavoli e forum che spesso sono promossi dalle amministrazioni, devono essere più ascoltati, perché non ha senso chiedere pareri delle associazioni e procedere diversamente, affidandosi, poi, a sedicenti (e costosi) esperti.

Chi amministra deve cominciare a capire che senza scelte forti e a loro modo rivoluzionarie, difficilmente si modifica uno status quo, che per sua natura è pigro e non propenso al cambiamento. Gli amministratori, a tutti i livelli, devono cominciare a capire se vogliono modificare la storia dei territori amministrati, creando, per quanto riguarda la mobilità, un modello nuovo, d’esempio per altri. Ricordiamoci che nel 2015 il mondo verrà a vedere Milano e l’Italia, cosa sono capaci di fare, durante l’EXPO, che guarda caso ha come tema i problemi dello sviluppo sostenibile.

Le scelte, forti, qualcuno le dovrà pur fare, no? Hanno chiesto i voti e hanno voluto la bicicletta. Allora devono pedalare.



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