L'occhio del daruma

31 Luglio Lug 2012 1211 31 luglio 2012

Una leggenda giapponese: gli occhi del daruma

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Bodhidharma, detto il Daruma: il suo nome, probabilmente, a molti non dirà nulla, eppure in Giappone è senza dubbio uno dei personaggi più amati e conosciuti. Malgrado sia stato il fondatore del buddhismo zen, è però ricordato soprattutto per un curioso aneddoto sul suo conto.

Secondo la leggenda, dopo aver meditato per nove anni di seguito, sino a perdere l'uso di gambe e braccia, si addormentò in un momento di debolezza: una volta risvegliatosi, indignato dal suo comportamento, si strappò le palpebre e le scagliò a terra. Subito germogliarono dal suolo alcune foglie capaci di tenere lontano il sonno: era nata la pianta del tè.

Gli abitanti del Sol Levante hanno voluto rendere onore a questo monaco caparbio e

rigoroso dedicandogli una bambola (solitamente di legno), chiamata appunto daruma, che riflette le fattezze attribuitegli dall'immaginario collettivo, e divenuta nel corso del tempo uno dei souvenir più ricercati dai turisti. Sul piccolo corpo tozzo e senza arti, spesso smaltato di un rosso brillante, spicca un volto barbuto dominato da due globi bianchi: la tradizione vuole infatti che, disegnandogli un occhio, si esprima un desiderio; se questo si realizzerà, allora sarà possibile tracciare la seconda pupilla.

Alcuni esemplari di questo manufatto hanno anche un'altra particolarità: grazie al basso baricentro, se vengono spinti di lato, ritornano immediatamente in posizione eretta. Inevitabile, dunque, che il daruma divenisse un emblema della tenacia, tanto cara ai giapponesi, in perfetta sintonia con il proverbio "Cadi sette volte, rialzati otto" (Nana korobi ya oki, 七転び八起き).



Immagini tratte da qui e qui.

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