L'Opinabile

17 Maggio Mag 2013 0137 17 maggio 2013

Quella menzogna sulle nozze gay

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In questo Paese si sente troppo spesso ripetere una grande menzogna. è una menzogna bipartisan, tutt'altro che divisiva (termine guida del panorama politico odierno), che mette d'accordo un po' tutti, pescando nel mucchio della nostra classe dirigente.

Questa menzogna viene ripetuta spesso senza malizia, senza forse neppure rendersene conto. E forse questo è un fatto ancora più preoccupante. Soprattutto quando a ripeterla è un politico o, peggio, un Ministro. L'ultimo ad aver ripetuto questa menzogna, perché di menzogna si tratta, è stato il Ministro, in quota Pd, Graziano Delrio.


In un'intervista al settimanale Vanity Fair, il neoministro agli Affari regionali ha affermato, parlando di matrimoni omosessuali, che «I diritti individuali vanno tutelati per tutte le coppie. Ma il matrimonio nel nostro ordinamento è un’unione tra sessi diversi». Tra tutti gli sgarbi che gli omosessuali italiani hanno subito in questi anni, certamente la posizione di Delrio non è delle più insopportabili. Ma questo non significa che si possa tacerne la portata mendace.


Si dà infatti il caso che l'ordinamento a cui si riferisce Delrio non accenni neanche vagamente a "sessi diversi". La Costituzione, che riserva alla famiglia gli articoli da 29 a 31, parla di coniugi senza specificarne il sesso e, anzi, non nomina neanche una volta le parole "uomo" o "donna". E' forse la Costituzione "l'ordinamento" cui fa riferimento Delrio? O forse è il Codice civile? Perché, a ben vedere, il Codice civile, che al matrimonio dedica oltre centocinquanta articoli (di cui cinque, dall'84 all'88, esclusivamente alla definizione delle condizioni per la celebrazione del matrimonio), non trova spazio neppure una volta per le parole "sessi diversi". Tra i limiti per la celebrazione si parla di età, di libertà di stato, di capacità di intendere di volere, di limiti dovuti a legami di parentela ma mai neanche una volta si cita l'uguaglianza di sesso tra gli impedimenti.


Si potrebbe rispondere a tutto questo affermando che la Corte Costituzionale ha evidenziato come l'interpetazione della legge e la volontà del legislatore siano rilevanti ai fini della giurisprudenza e che quindi sarebbe sbagliato affermare che quel testo di legge acconsente alle unioni omosessuali. Verissimo. Ma la situazione è paradossale perchè quello stesso testo di legge potrebbe aprire alle unioni omosessuali, basterebbe esplicitarlo. C'è poi da dire che dopo quella sentenza della Corte Costituzionale, del 14 aprile 2010, un'altra sentenza è intervenuta a riordinare ulteriormente le idee a riguardo. Si tratta della sentenza della Corte di Cassazione del 15 marzo 2012, con cui l'unione omosessuale è stata dichiarata «“titolare del diritto alla vita famigliare” come qualsiasi altra coppia coniugata formata da marito e moglie». Tutto sta, a questo punto, nelle mani del legislatore.


Questo è il momento, quindi, di parlare apertamente della questione. Molto più di come si è fatto in questi anni. Molto più che liquidando il problema con grandi frasi ad effetto, buone solo per i lanci d'agenzia. Non ci si può più, a questo punto, nascondere dietro il fantomatico "ordinamento", bisogna uscire allo scoperto. Ricordandoci che ognuno è libero di dire no alle nozze tra due uomini o due donne. Basta solo che ci spieghi perchè.


Twitter @FraZaffarano

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