L'Opinabile

15 Giugno Giu 2013 1732 15 giugno 2013

Cacciate da un negozio perché Rom

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Su segnalazione di una lettrice, che da ora in poi chiamerò R., riporto un fatto a dir poco preoccupante verificatosi negli scorsi giorni a Milano, nel quartiere di Cimiano, a due passi da via Padova.

Sono circa le 18.00 di giovedì 13 giugno, quando R., una maestra della scuola elementare del quartiere, incontra un gruppetto di ragazze Rom, tra cui una sua collega che lavora come Mediatrice culturale. Quest'ultima, parlando con R., le racconta di esser stata appena cacciata da un negozio di indumenti accanto a via Palmanova, di cui è cliente abituale. La ragione dell'allontanamento (ad opera della Polizia, stando a quanto affermato dagli stessi proprietari del negozio)? Le ragazze si sono sentite dire che non erano "gradite" nel negozio. Finito il racconto della collega, R. decide di fare chiarezza sull'accaduto. Entra nel negozio e chiede spiegazioni, ma quello che ottiene è un deprimente "non sono affari suoi!".


Eppure non è così. Sono affari di R. come di chiunque altro. Lo sono perché quel negozio è un luogo pubblico e perché compiendo quell'atto è stato commesso un reato, ma soprattutto per una questione di civiltà. Non è passato poi tanto tempo, infatti, da quando dai negozi si cacciavano i meridionali o, prima ancora, gli ebrei, ed è anche per questo che davanti a manifestazioni così basse si deve avere il coraggio quantomeno di non sottostare in silenzio.


Quello stesso coraggio che ha avuto R. a chiedere spiegazioni e a non arrendersi al primo intoppo. Infatti, quelli che secondo il commesso del negozio di vestiti "non sono affari suoi", R. ha intenzione di farli diventare, a tutti gli effetti, quantomeno fatti della scuola in cui insegna assieme alla ragazza Rom, denunciando l'accaduto con una lettera, sottoscritta dagli altri insegnanti del plesso, che probabilmente sarà inoltrata al Comune di Milano. L'auspicio, però, è che anche chi di competenza a Milano, come in tutta Italia, vigili affinché fatti di questo genere non continuino a verificarsi. Le battaglie di civiltà non si possono demandare ai pochi cittadini che abbiano la voglia e la forza di farsi sentire.


Chi guida questo Paese, quindi, faccia un passo avanti e cominci a porre le basi per una comunità che abbia gli strumenti necessari per giudicare nella maniera opportuna fatti come quelli raccontati. Perché è troppo facile e decisamente ingiusto giustificare quell'atto nascondendosi dietro al luogo comune che gli zingari rubano; mentre è molto più difficile ammettere che in tutto il mondo si ruba, ma che in Italia sei un po' più ladro se sei straniero.


(Ho deciso di non rivelare il nome del negozio in attesa che venga diffusa la lettera sopra citata, ma soprattutto perché ho voluto concentrarmi sui fatti, più che sui nomi, evitando inutili personalismi)


Twitter @FraZaffarano

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