L'Opinabile

5 Luglio Lug 2013 0930 05 luglio 2013

Ci mancava solo la Bibbia gay

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Dagli Stati Uniti arriva una notizia che ha del paradossale. Sembra, infatti che Carlton Pearson, pastore protestante di San Francisco, abbia voluto apportare una modifica a un versetto della Bibbia in modo che questa risulti un po' più gay friendly, si fa per dire...

Il versetto in questione, il Levitico 18.22, sarebbe, secondo Pearson, l'unico passo sulla base del quale si fonderebbe l'odio di alcune componenti religiose cristiane nei confronti degli omosessuali. In nessun altro passo, infatti, si parlerebbe in termini negativi di rapporti carnali tra uomini dello stesso sesso.

Per questo motivo la nuova traduzione vorrebbe edulcorare il precetto biblico, che recita "Non avrai con un uomo relazioni carnali come si hanno con una donna: è cosa abominevole", aggiungendo come discrimine il divieto di compiere tali atti "nel tempio di Moloch", discrimine che farebbe riferimento ad atti pagani più che a pratiche sessuali omoerotiche.

I problemi che si pongono, tuttavia, sono due. Anzitutto ci si può chiedere se sia necessario un intervento del genere e, in secondo luogo, se un'iniziativa come quella di Pearson non sia addirittura dannosa.

La Bibbia contiene un divieto relativo ai rapporti omosessuali, è innegabile, e fare finta che non sia così rischia solo di incancrenire il problema dell'accettazione degli omosessuali e della loro legittimazione anche agli occhi di quei credenti che hanno fatto del versetto incriminato un monito irrinunciabile. Le vie da percorrere, a mio avviso, non passano per la traduzione del Testo Sacro, ma per come la Chiesa e i credenti lo fanno proprio. Si può anche cambiare quelle poche parole, ma in questo modo, per chi crede sarà semplice pensare che l'omosessualità, per essere accettata dai fedeli, abbia bisogno di un intervento umano sulla parola di Dio.

Senza contare che, per dialogare proficuamente con un fervente cristiano, si potrebbe portare alla sua attenzione altri aspetti della stessa Bibbia. A partire da quel "ama il prossimo tuo come te stesso" (Matteo 19.19), che dovrebbe già farci venire il dubbio che un messaggio di odio non si addica ai Testi Sacri, per arrivare a passi ritenuti decisamente meno importanti, come quel Levitico 11.9-11 che vieta di cibarsi di animali marini non dotati di pinne o squame, i crostacei.

Si scopre l'acqua calda a dire che la Bibbia non può essere interpretata alla lettera, ma non è altrettanto scontato capire quali aspetti debbano essere presi maggiormente in considerazione rispetto ad altri. A mio modesto parere, sarebbe più opportuno che tutti, Pearson compreso, ci concentrassimo su un messaggio un po' più universale ma sempre positivo e costruttivo come "ama il prossimo tuo", piuttosto che perdere tempo su un versetto contenuto nello stesso libro in cui viene negata la legittimità del fritto misto.

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