L'Opinabile

31 Luglio Lug 2013 2123 31 luglio 2013

Così parlò De Gregori, ma anche Lino Banfi

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Di quanto dice De Gregori nell'intervista di Aldo Cazzulo, comparsa oggi sul Corriere della Sera, ci sono senza dubbio degli aspetti condivisibili. Anzi, più che condivisibili.
C'è però anche qualche sciocchezza, come i riferimenti al Pd che «strizza l'occhio ai No Tav per provare a fare scouting con i grillini» (mi sembra, al contrario, che il Partito Democratico su questioni come la Tav abbia ricevuto critiche pesanti proprio perché favorevole), e una piccola dose di banalità, come l'apprezzamento per Papa Francesco, che è un po' come dire che ti piacciono le lasagne.

Poco male, De Gregori fa il cantante e lo si apprezza lo stesso, anche se su alcune cose si può non essere d'accordo con lui. Quello che fa specie, però, è altro.

Fa specie che oggi, tra le notizie del giorno, ci sia il "De Gregori pensiero". Per carità, è normale che il personaggio richiami l'attenzione, ma quello che stupisce è che su un giornale non si riporti un virgolettato detto durante un evento o magari un post su qualche social network (pare faccia tendenza, ultimamente), ma che si vada a intervistare un cantante per sapere cosa ne pensa del Pd. Ad hoc.

Ci si stupisce ma non ci si stupisce, d'altronde siamo abituati. Oggi è De Gregori che non vota più il Pd, qualche mese fa era Fiorella Mannoia che votava il M5S o Lino Banfi che dichiarava di voler votare Berlusconi «anche se un giorno ammazza 122 persone», per non parlare di Celentano e delle sue opinioni decisamente discutibili sulla stampa cattolica.

Senza nulla togliere all'artista impegnato, magari anche politicamente, che fa bene a dire la sua ma che non prenderei come auctoritas dell'analisi politica, ogni volta che una donna o un uomo del mondo dello spettacolo parla di politica tutti ascoltano e discutono come se avesse parlato Zarathustra. E questo non tanto perché piaccia al De Gregori di turno la parte dello Zarathustra (non sempre almeno), ma più che altro perché nell'Italia un po' disinformata e superficiale, se qualcosa la dice "quello famoso della tivvù" allora si merita alla peggio una piena attenzione e copertura mediatica.

Questo fino ad arrivare, come già detto, al paradosso per cui non si riprende semplicemente una frase casualmente intercettata ma si ha la bella pensata di farci sopra una paginata intera con tanto di intervista.
E poi ci stupiamo che un terzo dei voti vada al partito di un ex comico e il padrone di tre reti televisive e di una squadra di calcio governi, pur non essendo sempre al Governo, da vent'anni.

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