L'Opinabile

25 Agosto Ago 2013 2349 25 agosto 2013

Emergenza Cie. Aboliamo il reato di clandestinità

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Riformare la legge Bossi-Fini è l'ultima battaglia del Ministro dell'Integrazione Kyenge. A fronte dei continui sbarchi di quest'ultimo mese e, contemporaneamente, degli scontri all'interno dei Centri di identificazione ed espulsione (Cie), ripensare alle norme sull'immigrazione è il minimo che ci si possa aspettare. Che però sull'ipotizzata riforma si stia facendo «solo propaganda», come sostenuto da Luca Zaia, il dubbio è lecito. Non è scontato, del resto, che il ministro Kyenge riesca nell'intento di aprire un confronto costruttivo in Parlamento. Anzi, le possibilità di una buona riuscita sono estremamente basse. Un primo passo, però, si potrebbe fare eliminando il reato di clandestinità.

Cècile Kyenge dice che sulla riforma «ci sono aperture» e, quindi, «si va avanti». Ma pensare che, allo stato attuale, il Governo possa mettersi a lavorare su un provvedimento del genere è quanto meno bizzarro. Posta la già precaria stabilità dell'esecutivo, infatti, non si sono fatte attendere le minacce: a partire da Maurizio Gasparri che, non troppo sibillinamente, ha ricordato al ministro che «ci sono molti modi di far cadere un governo». I presupposti per un'accordo all'interno della maggioranza, quindi, non sono dei migliori.
Al Ministero dell'Integrazione, quindi, si potrebbe pensare di percorrere la lunga strada della legge di iniziativa parlamentare. Un confronto non facile che, peraltro, non servirebbe a mettere in salvo l'esecutivo da quegli esponenti della maggioranza che non sembrano disposti a riprendere in mano il tema dell'immigrazione. O che, come parte dei parlamentari leghisti, sono convinti che il binomio respingimenti-espulsioni sia addirittura da rafforzare. Non bisogna dimenticare, infatti, mentre l'Unione Europea ci ringraziava per aver accettato i 102 immigrati respinti da Malta, il quotidiano la Padania parlava dell'«esempio da seguire» offerto dall'isola.

L'argomento, però, deve essere affrontato ed è in un certo senso positivo il fatto che il primo segnale in questa direzione sia arrivato da Mara Carfagna. A dimostrazione che anche nel centrodestra qualcosa si muove. Di fronte all'annunciata ostilità di parte del Pdl, però, sarà necessario affrontare la questione per altre strade. Una, a proposito, l'ha indicata Mario Staderini, invitando la Kyenge a sostenere e firmare i referendum radicali. Il segretario dei Radicali italiani, d'altronde, non ha dubbi sul fatto che i referendum siano, di fatto, «gli unici strumenti efficaci di intervento». Una posizione condivisibile ma che, dal punto di vista di un Ministro, significherebbe dichiarare apertamente l'incapacità del Governo di cui fa parte.

A conti fatti, quindi, il Ministro potrà sperare di aprire il confronto in Parlamento solo dopo la messa in sicurezza del Governo. Ma l'emergenza è oggi, sulle coste del sud Italia dove quotidianamente arrivano i barconi di disperati sfuggiti alla povertà o alle guerre. Come anche nei tredici Cie, dove in media vivono un migliaio di immigrati. E dove, sempre più spesso, la tensione raggiunge livelli non controllabili accendendo la miccia degli scontri. L'ultimo caso si è registrato a Crotone, nel centro di Isola Capo Rizzuto. Qui, alla morte di uno degli "ospiti" (non si parla di detenuti perché i centri non sono carceri a tutti gli effetti), è seguito uno scontro conclusosi con tre feriti, di cui uno in gravi condizioni, e con la chiusura dell'intera struttura per gravi danneggiamenti. Una situazione che, forse, si sarebbe potuta evitare dando ascolto ai tanti immigrati che da tempo lamentavano le condizioni inumane in cui sono costretti a vivere.

Forse, prendendo atto del difficile iter di una riforma della Bossi-Fini, la Kyenge potrebbe affrontare l'emergenza immigrazione partendo proprio dai Cie. Gli affollatissimi centri di espulsione, infatti, accolgono un numero di ospiti superiore alle proprie possibilità. Una condizione dovuta, in parte, all'introduzione del reato di clandestinità voluta dall'ultimo Governo Berlusconi. Come fa notare Luigi Manconi, presidente della commissione diritti umani del Senato, «la maggior parte di essi non ha commesso nessun reato, se non quello che una volta era considerato un illecito amministrativo». Rimuovere il reato di clandestinità, quindi, potrebbe essere un intervento rapido e davvero efficace. Così facendo, infatti, si ridurrebbe drasticamente il numero di immigrati trattenuti inutilmente nei Cie in attesa della per ora (solo) teorizzata riforma della Bossi-FIni. Una proposta concreta per rispondere a chi accusa il Ministero dell'Integrazione di sterile demagogia ma soprattutto a chi chiede semplicemente di essere trattato con dignità.

@FraZaffarano

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