L'Opinabile

26 Agosto Ago 2013 1904 26 agosto 2013

Scuola e stage, l'autonomia delle Regioni danneggia i lavoratori?

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Sono 11.268 i docenti che a settembre saranno assunti, ai quali vanno aggiunti 672 nuovi dirigenti scolastici. Le nuove assunzioni si baseranno sull'ultimo concorso indetto dall'ex Ministro dell'Istruzione Profumo. O almeno dovrebbero, dal momento che meno della metà delle nuove graduatorie è definitiva. In alcune Regioni, infatti, le procedure non sono ancora state portate a termine. Al momento solamente le commissioni della Val D'Aosta, di Trento e di Bolzano hanno concluso tutte le procedure. Lazio e Toscana, al contrario, hanno già annunciato che non termineranno l'aggiornamento. È così che, con ogni probabilità, buona parte delle assunzioni si baseranno sull'ultimo concorso, indetto 14 anni fa. Un lasso di tempo durante il quale, agli aspiranti docenti che furono, può essere capitato di tutto; dall'espatrio all'inizio di una nuova carriera, fino al decesso.

Le lungaggini di alcune Regioni sul concorso Profumo pongono un problema: è sensato lasciare agli enti amministrativi locali certi oneri?

La non totale centralizzazione dell'istruzione non è campata per aria. Lasciare una parziale autonomia agli enti locali ha il pregio di garantire maggior pluralismo sul fronte della formazione. Ma ci sono situazioni in cui l'autonomia può produrre casi di cattiva amministrazione. È il caso di Lazio e Toscana, i cui aspiranti insegnanti si vedranno scalzati dai loro competitor vecchi di più di dieci anni. Come anche quello della regolamentazione degli stage, tornati alla ribalta dopo il decesso del 21enne Moritz Erhardt a Londra. C'è chi muore sulla scrivania e chi aspettando una cattedra.

Il caso dello studente morto dopo tre giorni di lavoro a ritmi estenuanti negli uffici londinesi della Bank of America, ha infatti riacceso i riflettori sul problema della regolamentazione degli stage formativi. Che non sono studio, lavoro o apprendistato. Un limbo legislativo sul quale il sottosegretario al lavoro Carlo Dell'Aringa dice di voler intervenire. Ma, come ha riconosciuto lo stesso Dell'Aringa, il Governo può fare poco. Le norme che dovrebbero regolamentare gli stage, infatti, rientrano nella giurisdizione regionale. E ancora una volta lungaggini e rimandi danneggiano chi, invece, dovrebbe essere tutelato.

Resta la domanda: come è possibile dare un indirizzo alle politiche sulla formazione se a decidere sono le Regioni? Che sia per i turn over delle cattedre o per chiarire il ruolo dei tirocini, prima di tutto bisogna interrogarsi sulla relazione tra Ministero (sia dell'Istruzione sia del Lavoro) e regioni.
Solo così si possono porre le basi per un intervento concreto a favore di quei 150mila precari della scuola e 500mila stagisti che affollano il mondo del lavoro.

@FraZaffarano

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