L'Opinabile

1 Settembre Set 2013 2337 01 settembre 2013

Le 12 firme di Berlusconi svendono il centrodestra

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Dal punto di vista di Marco Pannella, il fatto che Berlusconi sia andato a firmare i referendum dei Radicali a Roma è senza dubbio una vittoria. E ancora una volta, come spesso in casa radicale, si festeggiano alleanze che altri farebbero fatica a digerire. In anni e anni di carriera politica, però, a Pannella è sempre interessato il traguardo, prima del percorso. Non stupisce, quindi, la gioia del leader radicale nel ricevere l'appoggio del Cavaliere.‬

‪Se però proviamo a cambiare prospettiva ci troviamo di fronte a tutt'altra storia. Ieri, infatti, al contrario di quanto fatto da altri membri del Pdl, Silvio Berlusconi non si è limitato a firmare i sei referendum per la "Giustizia giusta". La sua firma è stata apposta anche sugli altri sei referendum radicali, tra i quali l'abolizione di alcuni provvedimenti di passati governi berlusconiani: la legge Bossi-Fini, il reato di clandestinità e la pena detentiva per reati di lieve entità legati alla droga (coltivazione domestica, possesso di piccole quantità). ‬

‪E anche se il Cavaliere si giustifica sostenendo che è «giusto che agli italiani sia dato il diritto di esprimersi», non è difficile capire le ragioni del suo gesto: far propria la battaglia radicale per mettere il cappello su un eventuale esito positivo. ‬
‪D'altronde sarebbe sciocco permettere che la tanto promessa (e mai realizzata) riforma del sistema giudiziario veda la luce senza la sua firma. Ma per cercare di portare a casa il risultato, Berlusconi ha deciso di giocarsi anche i referendum sulle "sue" leggi. Avrebbe potuto limitarsi a firmare i primi sei quesiti, ma deve aver pensato che tematiche come droga e immigrazione promettono di portare al voto un buon numero di elettori. E non bisogna dimenticare che, ad eccezione dei referendum del 2011 (su acqua pubblica, energia nucleare e legittimo impedimento), è dal 1997 che non si raggiunge il quorum. ‬

‪La strategia berlusconiana, però, non si limita a mettere in salvo il quorum e, virtualmente, la riforma della giustizia. Qualora i referendum passassero, infatti, Berlusconi potrebbe accaparrarsi anche un'altra carta vincente da spendere in campagna elettorale: l'abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Poco importa che, pur essendo al governo col Partito Democratico, il Pdl non abbia tentato la via parlamentare per bloccare il finanziamento ai partiti: il fatto di potersi raccontare come il leader sceso a combattere al fianco del popolo fa tutto un altro effetto.‬

‪E ancor meno importa, o almeno non sembra importare al Cavaliere, se apponendo quelle dodici firme rischia di attirare lo scontento di parte del Pdl. Berlusconi non si cura di Giovanardi, che lo critica per aver firmato il referendum sui reati legati alla droga, come non si preoccupa dei possibili malumori dei cattolici pidiellini. Tra i referendum, infatti, ce n'è anche uno per far sì che le quote non espresse dell'otto per mille vadano allo Stato, con buona pace della Chiesa Cattolica che ad oggi ne incamera la gran parte.‬

‪Per Berlusconi la guerra contro i magistrati vale più di tutto questo, e così, anche questa, volta il Pdl sarà chiamato a far quadrato attorno al padre fondatore. Il quale non si fa scrupoli a ipotecare la storia e i principi stessi del proprio partito per vincere una guerra assolutamente personale. Ma l'immagine di Pannella, immortalato accanto al Cavaliere di cui si definisce ironicamente il servo, ricorderà a lungo al centrodestra il sacrificio ideologico portato a termine per soddisfare le esigenze del capo. E se domani le dodici firme di Berlusconi permetteranno al Pdl di vincere le elezioni, sarà comunque una sconfitta.‬

@FraZaffarano

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