L'Opinabile

2 Settembre Set 2013 1813 02 settembre 2013

Agenda digitale, a che punto non siamo

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«Buongiorno, vorrei sporgere denuncia per un furto. Ho già redatto online il verbale». Presentandosi così in un commissariato di polizia a Milano, ad alcuni capita di sentirsi rispondere che la pratica online «lei la fa ma a noi non arriva». Non un caso limite, quello che avviene nel capoluogo lombardo, ma un sintomo chiaro di una problematica generalizzata. Che ha un nome e un cognome: agenda digitale.

Mentre i big del settore web e comunicazioni (tra gli altri Facebook, Nokia e Samsung) avviano il progetto Internet.org per allargare l'accesso alla rete a 5 miliardi di nuovi utenti, in Italia c'è da pensare a come siamo messi.

Cominciamo da qualche numero: l'Europa, con un tasso di penetrazione del 63,2%, è il terzo continente per utenze internet in rapporto alla popolazione. Prima di noi il Nord America (78,6%) e l'Oceania (67,6%). Dei 519 milioni di utenti europei, solo 28,5 sono italiani (circa il 5,5%). Il Bel Paese è in fondo alle classifiche del vecchio continente sia per numero di cittadini connessi sia per velocità delle connessioni. Per rendere meglio l'idea basta guardare all'ultimo rapporto di Agcom: il 37,2% degli italiani non ha mai avuto la possibilità di connettersi a internet. Quindici punti percentuali in più rispetto alla media europea.

Dalla Silicon Valley Zuckerberg, presentando il progetto, ha azzardato analogie con la seconda rivoluzione industriale. In Italia, però, come insegnano i manuali di storia, stentiamo ancora a vedere gli effetti della prima. Si pensi, ad esempio, alla fatica con cui le connessioni veloci per dispositivi mobili tentano di diffondersi sul territorio: 400 i comuni raggiunti dal 3G, appena 100 quelli coperti dal 4G. Numeri, comunque, da ridimensionare radicalmente se il gestore telefonico non è Telecom Italia ma un gestore "minore" come H3G.

Con uno scenario del genere, c'è da sperare che il progetto di Zuckerberg e compagnia abbia un ritorno positivo anche in Italia. Cellulari low cost, programmi "leggeri", tariffe basse e copertura diffusa urgono in Africa, Asia e Sud America. Ma allargare l'accesso alla rete deve essere un punto all'ordine del giorno anche in Italia. Quantomeno per adeguarsi agli standard europei. A questo proposito, un primo passo fondamentale potrebbe essere la digitalizzazione delle Pubbliche amministrazioni.

Come spiega Francesco Caio, responsabile dell'agenda digitale per il Governo Letta, il lavoro è stato avviato già da tempo ma manca un passaggio fondamentale: la comunicazione tra gli enti. Se, infatti, si è già provveduto alla digitalizzazione delle attività dei singoli enti pubblici, stiamo ancora aspettando che questi enti comincino a parlarsi incrociando dati e condividendo informazioni. Una svolta che potrebbe facilitare procedimenti che vanno dal censimento alla lotta all'evasione fiscale. Ma che, soprattutto, potrebbero velocizzare i lavori degli uffici pubblici e abbatterne le spese. Tutte cose che il Governo potrebbe realizzare investendo seriamente sull'agenda digitale. E, chissà, forse per una volta potremo vivere una rivoluzione industriale senza qualche decennio di ritardo.

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