L'Opinabile

7 Settembre Set 2013 1927 07 settembre 2013

Se la Merkel si beve ancora la Spd

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Mancano solo due settimane alle elezioni federali tedesche, la tornata elettorale che deciderà del futuro della cancelliera Angela Merkel e dello Stato traino dell'UE. Il 22 settembre i cittadini tedeschi si recheranno alle urne anche se in molti sono convinti che i giochi siano già fatti: con ogni probabilità la leader della Cdu uscirà vincitrice. Ma qualche dubbio ancora rimane.

Stando all'ultimo sondaggio della tv pubblica tedesca Zdf, la Merkel gode del favore del 59% dell'elettorato, mentre lo sfidante socialdemocratico, Peer Steinbruck, è apprezzato solo dal 30%. La situazione cambia leggermente se si guardano le intenzioni di voto: al primo posto troviamo la Cdu con il 40%, seguita dalla Spd con il 26% e dai Verdi con il 10%. Più indietro, invece, c'è la sinistra radicale della Linke (8%), i liberali della Fdp (6%) e il partito anti-euro, l'Afd, fermo appena sotto la soglia di sbarramento con il 4%. Dalle urne, quindi, ci si può aspettare un governo bicolore formato da Cdu e Fdp con a guida «la donna più potente del mondo». Tanto più che la Spd esclude un'alleanza con la Die Linke, come fece anche Schroeder nel 2005 preferendo le larghe intese all'alleanza a sinistra.

Lo scenario riportato dai sondaggi non è mutato di molto nel corso dei mesi, ed è forse per questo che in Italia si è parlato di una campagna elettorale per niente avvincente. Emblematico, da questo punto di vista, il confronto televisivo della scorsa settimana: Steinbruck che tenta di sfondare con accuse alle politiche dei conservatori in Europa e la Merkel che con un sorriso gli ricorda i ricorrenti voti favorevoli della Spd. Insomma, una socialdemocrazia che non riesce a presentarsi come vera alternativa rispetto ai cristiano-democratici.

Che sia colpa del candidato della Spd, poco convincente, o merito della leadership della Merkel, poco importa: quello che c'è da capire è se la Spd sarà in grado di risollevarsi in futuro. Il calo dei consensi, infatti, è continuo dalle elezioni del 2005, quelle che diedero vita alla Grosse Koalition. Un calo che, per altro, non ha rappresentato alcuna crescita per la Die Linke segnando quindi un crollo generalizzato delle sinistre tedesche. Fatta eccezione per i Verdi, che si preparano a incassare un +0,8% rispetto alle elezioni del 2009. Un risultato non proprio rincuorante, se si pensa che la Spd ha perso 12 punti in otto anni, mentre la sinistra radicale è tornata ai livelli del 2005 dopo un leggero aumento nel 2009. Insomma, i riformisti tedeschi (più o meno spostati a sinistra che siano) sembrano condannati all'opposizione parlamentare.

Si è però parlato di una possibile rivisitazione delle larghe intese tedesche, nel caso in cui i liberali non dovessero riuscire a superare lo sbarramento del 5%. Una soglia che al momento staccano di un misero punto percentuale. Ma se qualcuno ipotizza un'alleanza Cdu-Verdi al governo, l'ipotesi più probabile è che la Merkel vada a bussare alla porta dei socialdemocratici (dai quali la cancelliera ha dimostrato di saper trarre spunto anche per riforme di stampo non propriamente conservatore). Ed è qui che il gioco si farebbe davvero duro per la Spd. Il partito di Peer Steinbruck, infatti, paga ancora oggi il prezzo della convivenza con i cristiano-democratici dal 2005 al 2009.

Le larghe intese, infatti, tendono per natura a favorire i partiti conservatori: in una situazione di instabilità politica e con un equilibrio fragile tra partiti normalmente contrapposti, il riformismo è inevitabilmente bloccato dalle esigenze della realpolitik. Un ritorno della coalizione Cdu-Spd potrebbe quindi condannare i socialdemocratici ad altri otto anni di subalternità. Allo stesso tempo, però, davanti a una Germania conservatrice, se Steinbruck rinnovasse il suo rifiuto mostrerebbe un lato intransigente che poco si addice alla moderazione di chi vorrebbe guidare un Paese. Un dilemma analogo a quello vissuto dal Pd in Italia: il risultato è di fronte agli occhi di tutti. Se nel futuro della Germania ci saranno delle nuove larghe intese, c'è solo da sperare che Steinbruck, o chi per lui, sia in grado di sfruttare i quattro anni di governo in ticket con la Merkel per ricostruire un'immagine credibile della socialdemocrazia tedesca. Per la svolta riformista, intanto, aspettiamo il 2017.

@FraZaffarano

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