L'Opinabile

9 Settembre Set 2013 1706 09 settembre 2013

Berlusconi contro Italia, la via di Strasburgo per fermare la Giunta

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I lavori della Giunta, chiamata a decidere della decadenza del senatore Berlusconi, cominciano oggi sotto un segno strano. A due giorni dalla convocazione, infatti, il presidente del Pdl, la cui condanna a quattro anni di reclusione per il processo Mediaset è stata confermata dalla Cassazione, ha deciso di inviare un ricorso formale alla Corte europea dei diritti dell'uomo.

Ma perché intraprendere un percorso così incerto e accidentato come il ricorso alla Cedu? Anzitutto va esclusa la ragione immediatamente strumentale: il ricorso non comporta nessuno stop ai lavori della Giunta. E a questo proposito si è già espresso anche il presidente Stefàno: «abbiamo ricevuto la documentazione per conoscenza ma il nostro lavoro prosegue».

Forse ad Arcore, allora, pensano che dall'Europa possa arrivare l'assoluzione non ottenuta nei tre gradi d'appello in Italia. Una scommessa rischiosa, anzitutto perché esiste un precedente. Nel 2006 l'avvocato Cesare Previti, condannato in via definitiva a sei anni per corruzione in atti giudiziari nel processo IMI-SIR, fece ricorso alla stessa Corte. Le ragioni addotte da Previti facevano riferimento al fumus persecutionis di giudici e pm politicizzati. Un po' come quando nelle 33 pagine inviate dai legali di Berlusconi alla Cedu si scrive che «ci sono sufficienti motivi per affermare che obiettivi politici hanno prevalso sulle ragioni del diritto». Nel 2010 la Corte di Strasburgo bollò come inammissibile il ricorso di Previti e la stessa fine potrebbe farlo anche quello del leader del centrodestra.

Ma il ricorso di Berlusconi affronta anche altre questioni. Anzitutto si sostiene che la Legge Severino non rispetta l'articolo 7 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo: essendo stata approvata solo l'anno scorso, la Severino non può comportare per Berlusconi la decadenza da senatore della Repubblica in quanto «nulla poena sine lege». Tuttavia, se è vero che non può esserci una pena se il reato contestato è stato commesso quando ancora non esisteva una legge che lo sanzionasse (e il reato commesso da Berlusconi è precedente all'approvazione della Legge Severino), è pur vero che la decadenza da cariche elettive è stata applicata fino ad ora non come pena. L'assenza di condanne superiori ai quattro anni, infatti, è stata interpretata come vincolo per accedere alla competizione elettorale. Non a caso Michele Ainis ha paragonato il vincolo per condanne penali ai limiti d'età per accedere al Senato: se domani si decidesse di alzare l'età minima dei senatori a 45 anni il vicolo varrebbe anche per chi è nato prima della nuova norma.

Come già fatto da molti giuristi e costituzionalisti italiani, anche la Corte di Strasburgo potrebbe sposare la tesi della decadenza per sopraggiunta condizione elettiva, respingendo la contestazione sul piano penale. E su questioni elettorli, per di più, la Cedu non si esprime in quanto si tratta di leggi nazionali, che rientrano quindi sotto la giurisdizione della Corte di giustizia di Lussemburgo.
Ma la battaglia del fronte berlusconiano, rischia anche di incagliarsi nei tempi lunghi della Cedu. Craxi, altro precedente finito con un mezzo fallimento (fu respinto il ricorso per la condanna per il caso Metropolitana Milanese e accolto solo quello relativo alla violazione della privacy per alcune intercettazioni), si spense quando a Strasburgo la sentenza per il suo ricorso era ancora in attesa di essere pronunciata. Arrivò solo nel 2001, tre anni dopo il ricorso e uno dopo la morte dell'ex segretario socialista. A che pro, quindi, imbarcarsi in una vicenda che, alla meglio, potrebbe portare i suoi frutti tra qualche anno?

Può essere che Berlusconi abbia deciso di non puntare tanto alla vittoria a Strasburgo ma alla pressione sui lavori della Giunta. Non è da escludere, infatti, che di fronte a un ricorso già inoltrato qualcuno si faccia venire la voglia di approfondire la questione anche presso la Corte costituzionale. E qui Berlusconi avrebbe da guadagnarci eccome: rinviando la decisione alla Consulta, la Giunta dovrebbe sospendere i lavori in attesa del pronunciamento. Una svolta del genere, al contempo, potrebbe creare pericolosi smottamenti nella maggioranza di Governo, con un Pd che difficilmente sarebbe in grado di spiegare ai suoi elettori un gesto che ha il sapore del salvataggio politico.

Di fronte a una crisi di Governo, quindi, Berlusconi potrebbe approfittare dello stallo giuridico sulla Legge Severino per ricandidarsi sventolando la bandiera del perseguitato politico e, chissà, vincere le elezioni per rimuovere l'odiato cavillo della decadenza.
Ma ad Arcore potrebbero aver sbagliato a fare i conti: il 19 ottobre il Tribunale di Milano convocherà in appello la seduta per il ricalcolo (da uno a tre anni) della pena accessoria. E l'interdizione dai pubblici uffici sarà subito operativa.

@FraZaffarano

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