L'Opinabile

10 Settembre Set 2013 2116 10 settembre 2013

Scuola, accenno di svolta. Ma sui libri di testo si può fare di più

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Il pacchetto scuola discusso ieri dal Consiglio dei Ministri e presentato dalla titolare dell'Istruzione Maria Chiara Carrozza va finalmente verso una buona direzione. Senza spingersi a dire che quella intrapresa dal Governo Letta è la strada giusta, si vede finalmente qualche aspetto positivo. A partire dallo stanziamento di 400 milioni, dopo anni di tagli indiscriminati. Ma fa ben sperare anche lo stop immediato del bonus maturità per l'accesso alle facoltà universitarie a numero chiuso. La parola merito torna nel vocabolario dell'istruzione italiana, anche se rimane il problema di trovare un efficace sistema di valutazione che non risenta di gap geografici e regionalismi di sorta.

Certo, il pacchetto non è perfetto né, tantomeno, risolutivo. La scuola è stata troppo a lungo trascurata per potersi risollevare con un pacchetto fondi. Elementi critici rimangono per quanto riguarda quelle 12mila assunzioni previste dal pacchetto precari. In alcune regioni, infatti, non si baseranno sulle graduatorie aggiornate all'ultimo concorso ma a quello di tredici anni fa. Del resto i soldi sono pochi e non bastano per sciogliere alcuni nodi fondamentali, come quello del capitolo innovazione e agenda digitale.
Ma l'elemento che fa intravedere la luce in fondo al tunnel è il ribaltamento di un principio che ha sempre tenuto banco nelle ultime riforme: si smette di tagliare la spesa pubblica per cominciare a ridurre quella delle famiglie.

Il cambio di rotta è evidente alla voce "libri di testo". Il Governo, infatti, ha deciso di stanziare 8 milioni di euro per aiutare le famiglie meno abbienti. Con una prima tranche di 2,7 milioni nel 2013 e una seconda di 5,3 nel 2014, le scuole potranno acquistare manuali ed ebook che saranno dati agli studenti in comodato d'uso.
Inoltre, il Ministro Carrozza ha inserito nel provvedimento una stretta sul tetto di spesa massima per i libri: se fino a quest'anno era possibile inserire i libri "fuori spesa" come "testi consigliati", d'ora in poi i docenti potranno inserire sotto questa voce solamente libri di approfondimento e monografici.

Proprio sui libri di testo, però, il Governo continua a mancare un appuntamento fondamentale. Se infatti ha senso porre un limite alla spesa per salvaguardare le famiglie, cosa farà il Ministero quando i docenti non potranno più indicare alcuni testi perché troppo costosi? Quali soluzioni troverà quando si dovrà scegliere tra un'edizione della Divina Commedia e il libro di geometria?

Per evitare che il tetto di spesa diventi un male più grosso di quello che cerca di curare, è indispensabile che il Governo intraprenda anche la strada del confronto con le case editrici. È, infatti, evidente che la concorrenza, in questo settore, non basta ad abbassare i prezzi di copertina. Lo dimostra l'aumento del "caro libri" denunciato da Federconsumatori: nel 2013 si spenderà il 2,8% in più, superando i 500 euro per singolo studente. Un aumento che in alcuni casi, sottolinea l'associazione dei consumatori, potrebbe arrivare fino al 5-6%.
E non sembra sortire effetti, almeno per il momento, l'apertura al settore dell'editoria digitale. Già nel 2012, infatti, con l'apertura delle prime piattaforme per la vendita degli ebook scolastici, si è potuto constatare che l'annunciato risparmio sui libri di testo si limita a pochi euro rispetto al prezzo della versione cartacea.

Insomma, dove fallisce il mercato è indispensabile che intervenga lo Stato per far fronte a un'emergenza che mette in discussione lo stesso diritto allo studio. Con il tasso di disoccupazione alle stelle e con gli stipendi degli statali bloccati, il continuo aumento delle spese per l'istruzione rischia di ingrossare le fila di quella fetta di popolazione che il Ministro Carrozza dice di voler aiutare. E a quel punto 8 milioni non basterebbero più.

@FraZaffarano

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