L'Opinabile

12 Settembre Set 2013 2259 12 settembre 2013

Il "metodo" Stamina e la prova dei fatti

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La bocciatura del "metodo" Stamina da parte del Comitato scientifico costituito dal Ministero della Salute immagino non scriverà fine alla vicenda della terapia ideata da Davide Vannoni. Il fascicolo che arriverà al Ministro Lorenzin, infatti, non è vincolante e l'ultima parola spetta alla titolare della Sanità. Il presidente della Stamina Foundation, intanto, ha già annunciato un «ricorso al Tar in merito alla nomina di precise personalità, non imparziali, all'interno del comitato».

Un assist per le dietrologie anche se stupisce l'appoggio trasversale di cui il "metodo" gode che stupisce. Appena due giorni fa sono arrivati a centinaia davanti a Montecitorio per partecipare ala manifestazione pro Stamina. Come avvenne per il caso Di Bella, la multiterapia che prometteva di curare il cancro e prevenire la comparsa di metastasi, anche oggi il parere della comunità scientifica si scontra con quello di parte dell'opinione pubblica.

Deve arrivare però il momento in cui la comprensibile speranza di trovare una cura si confronta con alcuni fatti difficilmente contestabili.
Tanto per cominciare, stiamo parlando di una terapia medica ideata da un non medico: Davide Vannoni, infatti, è professore associato di psicologia all'Università di Udine. Ma, soprattutto, il "metodo" Stamina è stato dichiarato privo di «alcuna consistenza scientifica» dal Comitato di nomina ministeriale. tanto più dal momento che non è neanche mai stato pubblicato su una rivista scientifica. Anzi, la prestigiosa rivista Nature ha pubblicato un articolo in cui si dimostra come Vannoni avrebbe falsificato parte della documentazione inserita nella domanda di brevetto del "metodo".

E di elementi non limpidi la vicenda è piena. Se è conclamata la mancanza di un'ampia documentazione circa l'efficacia della terapia, la Procura di Torino ha raccolto informazioni su «62 vittime» di Stamina, nell'ambito di un'inchiesta che potrebbe portare presto a un rinvio a giudizio dello stesso Vannoni. Il caso più eclatante è quello raccontato alla Stampa dalla viva voce della «vittima 52», il 54enne Carmine Vona, colpito da un attacco epilettico dopo essersi sottoposto a un'iniezione di un "cocktail" di cellule staminali direttamente nel midollo spinale. Il tutto, stando al racconto di Vona, sarebbe avvenuto in un centro estetico della Repubblica di San Marino.
Parlando di estetica, poi, non si può non ricordare che a finanziare Vannoni è Medestea, una multinazionale farmaceutica che commercializza anche prodotti di cosmetica. E suona strano che, pur essendo finanziato da una azienda che produce farmaci, Vanoni si sia battuto affinché il "metodo" Stamina fosse considerato non come una terapia farmacologica ma come un trapianto. Il tutto, quindi, riducendo drasticamente l'iter di controlli e sperimentazioni cui, invece, sarebbe sottoposto il trattamento farmacologicamente inteso.

Vannoni, oggi, dice che «è evidente che il comitato non fosse imparziale», ma si dimentica che a criticare il suo "metodo" è stata anche la neo senatrice a vita Elena Cattaneo, direttrice e tra i fondatori di UniStem, il centro di ricerca sulle cellule staminali dell'Università degli Studi di Milano. La quale, banalmente, si è chiesta come mai, se Vanoni ha le prove, si ostini a non produrle per poter valutare l'efficacia della sua terapia e la possibilità di un impiego di soldi pubblici destinati alla sperimentazione.

Mentre per strada i pro Stamina protestavano chiedendo al Governo il «diritto di sperare in una cura», in Parlamento si è rimandata la risposta, certamente impopolare, che ora la relazione del Comitato impone: la vita delle persone non può essere messa in pericolo in nome della speranza in una cura. E questo deve valere, a maggior ragione, nei confronti di quei cittadini che, afflitti da malattie degenerative, hanno bisogno di cure la cui efficacia sia testata e riconosciuta.
Se così non fosse, a giocare con la vita delle persone non sarebbe solo chi promette guarigioni che non può garantire, ma anche chi cede all'emotività dimenticandosi delle proprie responsabilità.

@FraZaffarano

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