L'Opinabile

19 Settembre Set 2013 1032 19 settembre 2013

Torna Forza Italia, ma non torna il '94

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«L'Italia è il Paese che amo» lo diceva nel 1994 Silvio Berlusconi, quando annunciava il suo ingresso in politica e torna a dirlo oggi ricordando i presunti fasti della «discesa in campo» che fu. Forse è per questo che in tanti hanno parlato dell'ultimo videomessaggio di Berlusconi, il cui contenuto era già noto, come di un viaggio indietro nel tempo. Non più il settembre del 2013, ma ancora una volta quel 26 gennaio del 1994 che nella narrazione berlusconiana ritorna come momento simbolo del suo impegno politico e della lamentata «persecuzione da parte di una magistratura politicizzata».

Solo qualche accenno alle riforme e poi l'interminabile j'accuse nei confronti delle «toghe rosse» e di «questa sinistra» che si sono adoperate per «dimezzare la democrazia». Alla fine la chiamata agli elettori, accompagnata dall'invocazione, scandita tre volte, del partito resuscitato: «Forza Italia, Forza Italia, Forza Italia».

Ma di Forza Italia non è rimasto più nulla. Se nel '94 Berlusconi poteva dire di voler fare qualcosa per il Paese, magari credendoci davvero, oggi è evidente che le parole quanto i fatti sono strumentali al raggiungimento di interessi personali. Per rendersene conto, basta contare i minuti del videomessaggio dedicati al racconto della sola vicenda personale e confrontarli con quelli in cui il Cavaliere ha parlato del Paese. Ed è sempre per questioni di puro interesse personale che, come preannunciato, nel videomessaggio Berlusconi non ha negato la fiducia al Governo Letta.

Le larghe intese, infatti, sono l'unica boa a cui aggrapparsi. E di conseguenza il voto, per ora, rimane sullo sfondo. Tra appena un mese il Tribunale di Milano ricalcolerà l'interdizione dai pubblici uffici per il Cavaliere. E con la prospettiva di una congiuntura di interdizione, decadenza e assenza di un candidato alternativo, il Cavaliere ha buon gioco a restare nella maggioranza. Ma si continua a lavorare nell'orizzonte di una crisi. Ieri, a leggere le agenzie, saltava all'occhio l'attenzione del Pdl per l'ipotesi di innalzamento dell'Iva avanzata dopo le critiche mosse dal commissario Ue Olli Rehn per l'abolizione dell'Imu. Capezzone parla di «intento omicida-suicida», Cicchitto attacca il responsabile europeo degli affari economici dicendo che «non può dettare la politica economica come fossimo una colonia», mentre un arrabbiatissimo Brunetta si spinge oltre: «Letta smentisca».

Il centrodestra, dopo l'Imu, ha trovato il nuovo casus belli per tenere sotto scacco le larghe intese: il fisco. Lo ha fatto capire lo stesso Berlusconi ieri sera, quando ha detto che sulle questioni economiche «i nostri ministri sono già all'opera». Ma i tempi saranno lunghi (se ne riparlerà con il fiscal compact) ed è per questo che il Governo Letta, per il momento, è destinato a resistere. Anche a costo di convivere con l'odiata «sinistra». Nonostante i duri attacchi di ieri e le accuse di essere tutt'ora ancorato al passato comunista, il Pd rimane l'unico partito che può ancora tenerlo in vita. Finché fisco non li separi.

@FraZaffarano

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