L'Opinabile

11 Ottobre Ott 2013 1654 11 ottobre 2013

Alitalia, le Poste e l'interminabile agonia

  • ...

«Ce l'abbiamo fatta» esulta il Ministro dei trasporti Lupi, gioendo per l'accordo raggiunto con Poste Italiane, che partecipaerà alla ricapitalizzazione di Alitalia con 75 milioni di euro. Con lui festeggia il Governo e anche il segretario Pd Epifani, che si spinge addirittura a paragonare la vicenda al rapporto tra Deutsche Post e Lufthansa. C'è da capire, però, cosa ci sia da gioire.

L'ingresso di Poste Italiane nel capitale della compagnia aerea di bandiera è semplicemente l'ultimo espediente dopo che erano falliti i tentativi di salvataggio attraverso la Cassa depositi e prestiti e le Ferrovie dello Stato. Comunque non si può certo parlare di una vittoria perché, di fatto, ci troviamo di fronte a un ritorno della compagnia in mani pubbliche, dal momento che Poste Italiane è controllata al 100% dal Tesoro. L'obiettivo a cui si dovrebbe puntare, dopo il fallimento della cordata dei «capitani coraggiosi» dovrebbe essere uno solo: vendere.

Ci eravamo andati vicini in passato, ma nel 2008 si è pensato bene di salvare l'italianità della compagnia aerea. E così si è arrivati alla cordata di imprenditori, da Riva a Marcegaglia, passando per Tronchetti Provera, che di aerei non se ne occupavano per professione e che alla fine hanno fallito. C'è da dire, a onor del vero, che i «capitani coraggiosi» hanno risollevato un po' l'azienda. Ma gli sforzi sono stati vanificati dalla forte concorrenza dell'alta velocità e delle altre compagnie (specialmente le low cost) e da errori di valutazione per quanto riguarda le strategie aziendali. Il tutto è costato ai contribuenti tra i 6 e gli 8 miliardi. A questi si aggiungono i 765 milioni di debiti che i soci dovranno accollarsi per riuscire a portare Alitalia alla vendita. Già, perché l'ingresso delle Poste dovrebbe essere un ponte in vista della cessione al famoso «partner internazionale» invocato dal premier Letta lo scorso giugno.

Cosa c'entrano le Poste con Alitalia? La domanda, visto l'esito della cordata dei «capitani coraggiosi», è giustificabile. Di tutti gli attuali proprietari della compagnia aerea, infatti, solo Air France-Klm, attuale socio di maggioranza con il 25%, e il Gruppo Toto, proprietario di Air One, sono gruppi attivi nel settore. Ma a differenza dei vari Riva, Marcegaglia e Tronchetti Provera, Massimo Sarmi e le "sue" Poste Italiane è da un po' che operano silenziosamente nel mondo dell'aviazione civile. Esattamente dal 2005, anno in cui le Poste acquisiscono la Mistral Air, una piccola compagnia (con appena 8 aerei nella sua flotta) fondata da Bud Spencer nel 1981.
E proprio la Mistral, impiegata in questi anni per il trasporto notturno della posta e per quello diurno dei passeggeri (specialmente con destinazioni come Fatima, Lourdes e Santiago di Compostela), potrebbe diventare uno degli snodi principali della vicenda, riciclandosi come costola low cost della compagnia di bandiera. Ad Alitalia, del resto, non serve solamente un aumento del capitale ma una revisione dei piani aziendali. Bisogna considerare, a questo proposito, se e come si svilupperà il dialogo aperto con le Ferrovie dello Stato (escluse dalla ricapitalizzazione per problemi con l'Antitrust) che potrebbe portare la compagnia aerea a una diversa gestione delle tratte per ridurre le perdite causate della forte concorrenza con l'alta velocità.

Ciò che più importa, però, è che l'intervento pubblico in Alitalia serva solo a risollevare le sorti di Alitalia per permettere un passaggio di proprietà più vantaggioso. O almeno c'è da sperare che ciò avvenga nel minor tempo possibile, senza che, invece, sull'onda dell'ottimismo per l'intervento delle Poste si possa arrivare a una riedizione dei «capitani coraggiosi». Il rischio sarebbe di produrre ulteriori danni all'azienda, i quali però potrebbero estendersi anche al nuovo partner pubblico.

Correlati