L'Opinabile

14 Ottobre Ott 2013 2128 14 ottobre 2013

Operazione «Mare Nostrum», l'Italia guida la svolta europea

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Prende forma l'operazione Mare Nostrum, messa a punto dal Governo per prevenire ulteriori tragedie come quelle consumatesi nelle ultime due settimane nelle acque del Canale di Sicilia e nella zona di Lampedusa. Nel pomeriggio il premier Letta ha incontrato i ministri della difesa Mauro, degli interni Alfano e degli esteri Bonino, per mettere a putto gli ultimi aspetti dell'intervento: saranno quattro le navi messe a disposizione della Marina. A queste si aggiungeranno anche mezzi aerei e anfibi, tra i quali alcuni dotati di visori notturni indispensabili per garantire una copertura anche quando il buio copre alla vista i barconi diretti verso le coste italiane, maltesi e degli altri Paesi europei che si affacciano sul Mediterraneo.
Per quanto riguarda il fronte interno all'Ue, invece, Letta ha già chiesto che l'emergenza immigrazione sia messa all'ordine del giorno del prossimo Consiglio europeo che si terrà a Bruxelles il 24 e 25 ottobre. L'obiettivo è far sì che anche gli altri Paesi del vecchio continente si prendano la loro parte di responsabilità e oneri, specialmente economici. E a mettere le mani avanti sui conti ci pensa il ministro Lupi, sostenendo che «i costi sostenuti dall'Italia vanno contabilizzati fuori dal patto di Stabilità europea».

Ma Letta non è intenzionato solo a chiedere aiuti economici, come invece sta facendo in queste ore il Governo di Malta. A Roma ci si sta muovendo affinché l'emergenza immigrazione cominci ad essere affrontata con vere e proprie azioni politiche. In questo senso si inquadrerebbero le richieste di Letta di nominare un italiano a capo della Frontex, l’agenzia incaricata della cooperazione dei Paesi europei alle frontiere esterne, e di creare una seconda sede operativa (oltre a quella centrale di Varsavia) in un Paese mediterraneo, che potrebbe essere proprio l'Italia. Non una semplice operazione di facciata, ma lo spostamento del baricentro operativo di Frontex dal confine est europeo a quello con i Paesi del Nord Africa.

Il premier, peraltro, si è espresso a favore del potenziamento di Frontex, ipotizzato dalla commissaria Ue agli Affari interni Cecilia Malmström e nei confronti del quale, inizialmente, il nostro Paese si era dimostrata dubbiosa. Stando a quanto dichiarato in principio dalla Malmström, quindi, non è da escludere che in futuro tra i compiti dell'agenzia europea rientri anche l'obbligo di cercare e salvare i migranti in condizioni di pericolo.

Ma il ruolo che sta giocando il Governo italiano in queste ore potrebbe portare a risultati più importanti, se possibile, di un semplice intervento europeo sul fronte immigrazione. Ciò che si sta configurando, anche se con grandi difficoltà, è un mutamento del principio guida delle politiche europee: da una concezione securitaria, di pura difesa dei territori nazionali, a una più umanitaria. È in questo cambio di prospettive che si inserisce la volontà del premier Letta di «rendere il Mediterraneo un mare sicuro».
Ma se davvero ci troviamo di fronte a una nuova stagione delle politiche di accoglienza dell'Ue, è quanto mai urgente mettere mano alla Bossi-Fini. Se non fossimo in grado di eliminare gli aspetti più controversi di quella legge, come il reato di clandestinità e l'obbligatorietà dell'azione penale, ci troveremmo nella paradossale condizione di fare da apripista a livello europeo senza essere in grado di garantire una legislazione interna che garantisca la sicurezza e la dignità degli immigrati che bussano alla nostra porta.

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