L'Opinabile

15 Ottobre Ott 2013 1213 15 ottobre 2013

Alitalia, perché è probabile una bocciatura della Commissione europea

  • ...

«Il protezionismo è tornato di moda in Italia e non è un bel vedere». Lapidario il Financial Times, che commenta così il «passo falso di Letta» sulla vicenda Alitalia. L'obiettivo polemico è l'ingresso di Poste Italiane nella compagnia di bandiera, attraverso l'operazione di ricapitalizzazione alla quale le Poste dovrebbero partecipare con un apporto di 75 milioni di euro. Non proprio spiccioli soprattutto se si considera che a metterla in campo è un'azienda controllata al 100% dal ministero dell'Economia (o Tesoro che dir si voglia). Ed è per questo che ieri, mentre il maggior quotidiano economico inglese si limitava a biasimare il Governo Letta, la British Airways è passata all'attacco: «Ci aspettiamo che la Commissione europea intervenga per sospendere questo aiuto manifestamente illegale».

A Roma, come si suol dire, avevano fatto i conti senza l'oste. Ma l'oste non è solo il vettore britannico. Anche il Codacons, l'associazione dei consumatori, è convinta che Alitalia si appresti a beneficiare di un illecito aiuto da parte dello Stato italiano, ed è per questo che ha presentato un esposto proprio alla Commissione europea. Lo stesso organo che nel 2008 aveva bocciato la prima bozza del salvataggio Alitalia, poi riconvertita nella famosa cordata dei «capitani coraggiosi». E proprio nei giorni scorsi, a mettere in guardia il Governo italiano sul rischio di accuse di protezionismo era stato Antonio Tajani, attuale commissario Ue all'Industria e autore, ai tempi, di quella prima bocciatura.

Il giudizio che esprimerà la Commissione europea non è scontato. Certo, però, ci sono alcuni elementi che già oggi puntano su un esito sfavorevole. Anzitutto esiste un precedente: nel 2008 il commissario Tajani, che nella Commissione Barroso I aveva competenze sul settore trasporti, ha bocciato il prestito ponte di 300 milioni messo in campo dal Governo Berlusconi IV per salvare Alitalia. Oggi, con l'ingresso delle Poste nel capitale della compagnia di bandiera, non si parla più di prestito ponte, ma di un ingresso attivo della controllata statale nell'azienda per portarla in breve tempo alla vendita ad un partner internazionale. Per di più, stando alle richieste di Sarmi, l'amministratore delegato delle Poste entrerebbe nel consiglio d'amministrazione di Alitalia, che avrebbe così al suo interno un componente di nomina ministeriale. Un'invasione di campo da parte del Governo che potrebbe allarmare Bruxelles.

C'è poi da notare che, rispetto al 2008, la Commissione non ha subito grandi variazioni all'interno della sua composizione. Quando nel settembre del 2009 Barroso è stato rieletto dal Parlamento europeo per altri cinque anni di mandato, il presidente della Commissione ha deciso di riconfermare venti membri su ventotto. Di conseguenza, anche se a tutti i commissari e vicepresidenti riconfermati sono stati cambiati gli ambiti di competenza (Tajani, appunto, è passato dai trasporti all'industria), non è difficile immaginare che l'orientamento generale della Commissione possa ricalcare le linee guida già seguite nel 2008.

La Commissione, peraltro, valuterà la vicenda richiamandosi al principio del Market Economy Investor Principle, il che vuol dire che l'Italia dovrà dimostrare che l'investimento in Alitalia, che ha appena bruciato 800 milioni di euro, è potenzialmente redditizio e che un'azienda privata qualsiasi sarebbe potuta intervenire in sostituzione delle Poste Italiane. Peccato che giochino a sfavore le conclamate difficoltà dell'azienda e del Governo di trovare proprio un investitore disposto a partecipare alla ricapitalizzazione della compagnia aerea. E se anche Air France-Klm ha votato a favore del nuovo esborso a favore di Alitalia (che potrebbe essere bloccato dall'intervento dell'Antitrust), nel frattempo le altre compagnie internazionali (Lufthansa e la stessa British Airways per prime) si sono messe in fila per mettere nero su bianco che non sono interessate ad acquisire quote nel vettore italiano.

A conclusione, poi, c'è la valutazione del senatore a vita Mario Monti, che ha definito l'operazione del Governo Letta come «colbertismo de' noantri» e che, riferendosi all'intervento delle Poste, ha esplicitamente parlato di «intervento del capitale pubblico». L'opinione espressa da Mario Monti, infatti,  potrebbe avere un peso, per quanto informale: non bisogna dimenticare che il professore è stata membro della Commissione europea dal 1994 al 2004, con deleghe prima al Mercato interno e poi alla Concorrenza. E il giudizio del leader di Scelta civica, minoritario a casa ma molto ascoltato in Europa, potrebbe essere il colpo di grazia inflitto all'ultimo insensato tentativo di prolungare l'agonia della compagnia di bandiera.

Correlati