L'Opinabile

18 Febbraio Feb 2014 1842 18 febbraio 2014

Gay: per scelta o per geni, in ogni caso che male c'è?

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Sui giornali di oggi leggiamo dello studio di uno psicologo della Northwestern University, Michael Bailey, che dimostrerebbe il concorso di fattori genetici nella definizione dell'orientamento sessuale delle persone. La notizia riapre una questione irrisolta e che, in realtà, a leggere fino in fondo gli articoli senza fermarsi ai titoloni, promette di rimanere senza una risposta definitiva ancora per un bel po': ma gay si nasce o si diventa?

Personalmente la risposta è: in ogni caso che male c'è? Tuttavia, visto che da certe risposte sembra dipendere la serenità di una fetta di mondo (composta indistintamente sia di difensori sia di detrattori dei diritti gay), sarebbe sciocco non parlarne. Ciò non vuol dire che se ne debba per forza parlare con toni da attesa messianica. Anzi, ad essere sinceri si potrebbe anche riconoscere che la scoperta del prof. Bailey potrebbe essere rivoluzionaria in ambito accademico ma senza grandi ripercussioni sulla percezione diffusa dell'omosessualità. Per dirla in parole povere parlando di omosessualità sentiremo ancora pronunciare una di queste frasi:

  1. l'omosessualità è genetica, quindi è una malattia
  2. l'omosessualità è una scelta, quindi è immorale
  3. non mi importa che l'omosessualità sia una questioni di geni o di scelte, mi fa schifo comunque

Ecco, forse, al posto di concentrarci sull'origine dell'omosessualità sarebbe il caso di far confluire almeno qualche decimo dei nostri sforzi nel provare a capire che l'omosessualità è innanzitutto una condizione di vita. Come del resto è una condizione di vita avere gli occhi chiari (che è un fatto genetico) o il vegetarianesimo (che è una scelta). E a ben vedere, che uno abbia gli occhi chiari o scuri (genetica), o mangi solo verdura piuttosto che concedersi ogni tanto qualche bistecca (scelta), in ogni caso che male c'è?

@FraZaffarano

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