L'Opinabile

20 Agosto Ago 2014 1702 20 agosto 2014

L'autunno caldo delle scadenze

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L’agenda autunnale del governo sarà chiara il 29 agosto, quando il Consiglio dei Ministri si riunirà e saranno presentate le prossime riforme. Sono attesi soprattutto i provvedimenti relativi alle opere pubbliche, all’istruzione e alla giustizia, sulla quale si chiuderà a fine mese la consultazione pubblica voluta dalla Presidenza del Consiglio. C’è poi da aspettarsi movimenti sul fronte economico con lo Sblocca-Italia, mentre a settembre ripartirà l’iter della legge delega sul lavoro (il Jobs Act) e dovrebbero arrivare i decreti attuativi di quella fiscale e della riforma della pubblica amministrazione.

I dossier aperti e i capitoli da scrivere sono noti, come anche le questioni tutte politiche e gli attriti che potrebbero rallentare alcuni provvedimenti; ad esempio la discussione che il Nuovo centrodestra sta inseguendo a tutti costi sull’Articolo 18 e quella con le opposizioni, non ancora avviata ma prevedibile, sulla prescrizione e sulla responsabilità civile dei magistrati. Senza dimenticare che buona parte delle energie dovranno concentrarsi sui tre voti (due alla Camera e uno al Senato) che deve ancora superare la riforma costituzionale del ministro Boschi e, soprattutto, sull’Italicum, nuovo terreno di scambi per permettere l’approvazione della riforma costituzionale.

Ma fino a qui si tratta più che altro di molti progetti e poche certezze. Quello che è certo, invece, è che di qui alla fine dell’anno il calendario è fitto di appuntamenti il cui esito potrebbe giocare un ruolo decisivo sulla sorte dell’esecutivo. E non tutti i nodi saranno sciolti dalle mani del governo.

Composizione della Commissione Europea. Fino ad ora se n’è parlato solo relativamente alla casella di Alto rappresentante per gli affari esteri, che il presidente del Consiglio vorrebbe riempire con l’attuale responsabile della Farnesina, il ministro Mogherini. Senza nulla togliere all’importanza strategica di un commissario italiano agli esteri (e sempre che questo si dimostri all’altezza del compito), c’è un’altra nomina europea che potrebbe fare la differenza per l’Italia, il prossimo 30 agosto. È quella del Commissario per gli affari economici, ruolo ad oggi ricoperto dal liberal-conservatore finlandese Jyrki Katainen e per il quale corre Pierre Moscovici, socialista e attuale ministro dell’economia in Francia. Un cambio della guardia che potrebbe segnare una svolta nella politica economica europea e che non a caso è osteggiato dai rigoristi nord-europei. Ma dalla composizione della Commissione potrebbe dipendere anche l'esito della valutazione del nostro bilancio consuntivo, prevista per il prossimo maggio. Se la valutazione dovesse essere negativa, infatti, rischieremmo di veder scattare un nuovo procedimento di infrazione che non potrebbe non aver effetti anche sull’andamento dei titoli di Stato, “sotto esame” già dalla prossima emissione.

Le revisioni del Pil, tra Def e Istat. Entro il 20 settembre il governo pubblicherà la nota di aggiornamento del Documento di Economia e Finanza, all’interno del quale saranno riviste le stime sull’andamento del Pil (da +0,8% a +0,3%) e sul rapporto con il deficit (al 2,8-2,9%, poco sotto la famosa soglia del 3%). Ai primi di ottobre, però, l’Istat rivaluterà a sua volta il Pil nazionale, inserendo nei parametri di calcolo anche l’economia sommersa e le attività criminali. Il governo prevede una correzione del 2-3%, che se dovesse verificarsi porterebbe a due conseguenze positive: un abbassamento del rapporto deficit/Pil dello 0,1% e una riduzione del 2,6% del debito pubblico, che arriverebbe così al 132,4% del Pil facendoci scendere al terzo posto della classifica europea del debito (dopo Grecia e Portogallo).

Le privatizzazioni. Entro la fine dell’anno era prevista la vendita del 40% di Poste Italiane, che probabilmente slitterà al 2015. A rischio anche la privatizzazione, prevista per novembre, di Enav (sempre del 40%): secondo l’amministratore unico, Massimo Garbini, la quotazione in borsa rischia di non arrivare nei tempi previsti a causa di ritardi governativi. Rimangono, quindi, la vendita del 35% di Cdp Reti, per cui si sono fatti avanti i cinesi di State Grid International Development con un’offerta di 2,1 miliardi, e le ulteriori privatizzazioni del 5% di Eni ed Enel, previste per l’autunno. Due vendite che rischiano di fruttare meno del previsto, se si pensa che dalla quotazione del quasi 50% di Fincantieri il governo ha ricavato appena 350 milioni (si aspettava di portarne a casa ben 600), riuscendo cioè a piazzare le azioni a soli 78 centesimi l’una, in perdita sui mercati del 15%.

I tagli di Cottarelli. La spending review dovrebbe portare a un risparmio di 17 miliardi nel 2015. Ma già nel 2014, e quindi in tempo per alleggerire il consuntivo da presentare in Europa, i tagli del commissario straordinario per la revisione della spesa pubblica dovrebbero ammontare a 4,5 miliardi; non è ancora chiaro, invece, che ne sarà di quei due o tre miliardi che dovrebbero arrivare dall’accorpamento e dalla vendita di un elenco di società . Rientreranno nella Legge di Stabilità, ma non si sa ancora se come consuntivo o come previsione di spesa per il 2015.

A tutto ciò si aggiungono altre due incognite: la fine che faranno i fondi strutturali europei e le prossime mosse di Draghi e della Bce. Riuscirà il governo italiano a far passare la proposta di ridurre l’onere di spesa da parte degli stati in difficoltà nei progetti cofinanziati con fondi Ue (al momento, per ogni euro proveniente dai fondi strutturali, lo stato italiano deve tirar fuori altrettanto)? E cosa farà Draghi per avviare la campagna anti-deflazionistica della Banca centrale europea? O meglio, quanti soldi stanzierà per dare sostenere i mercati finanziari e portare l’inflazione al 2%?

Si consiglia sempre a chi governa di gettare lo sguardo oltre le contingenze del tempo; per una volta, però, uno sguardo al calendario sembra essere d’obbligo.