L'Opinabile

24 Agosto Ago 2014 1131 24 agosto 2014

Mare Nostrum, occasione persa in Commissione europea

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Soccorsi della Marina militare a un barcone di migranti.

Le cronache di questi giorni tornano a parlare dell’ennesimo naufragio nel sud del Mediterraneo: 200 morti nelle acque al largo di Tripoli. Solo pochi giorni fa il ministro degli interni Alfano era tornato a parlare del progetto Mare Nostrum, mettendone in discussione il proseguimento nel caso in cui l’Europa non si fosse decisa a farsene carico attraverso Frontex, l’agenzia europea che si occupa del pattugliamento dei confini dell’Unione. Non si è fatta attendere la risposta della stessa agenzia, arrivata per bocca della portavoce Ewa Moncure: «Frontex è una piccola agenzia, non abbiamo i mezzi per farci carico di Mare Nostrum». Ancora più in fretta sono arrivate le richieste di dimissioni del ministro Alfano da parte dell’opposizione, Lega in testa.

Eppure, a prima vista, Alfano non ha fatto nulla di così censurabile: se è vero che l’Italia è una delle principali, se non la principale, porta d’accesso all’Europa e che è solamente il primo approdo per la maggior parte degli immigrati, interessati a raggiungere altre zone del continente, è innegabile che il problema riguardi tutta l’Unione. Nè si può pensare che l’Ue si limiti a passare fondi europei all’Italia per gestire la questione immigrazione: i soli aiuti economici, a noi come ad altri, non bastano se impiegiegati in assenza di una gestione collettiva e condivisa del problema.

La stessa Frontex è un’arma impropria per affrontare le migrazioni nell’area mediterranea: l’agenzia, infatti, è nata nel 2004 con sede a Varsavia, in Polonia, con l’intento di controllare (e bloccare) il flusso migratorio che interessava i confini est europei e che, allora, rappresentava la gran parte degli ingressi illegali nell’Unione. Ingressi che in questi otto anni, però, si sono spostati sul fronte meridionale: secondo i dati dell’ultimo rapporto Annual Risk Analysis di Frontex, nel 2013 sono stati 40.304 gli attraversamenti illegali della frontiera centro mediterranea (+288% rispetto al 2012), 6.838 quelli sulle coste occidentali (+7%), 4.994 quelli in Puglia e Calabria (+5%), 8.728 sul confine l’Albania e la Grecia (+59%) e 24.799 sulle coste mediterranee dell’est (-33%, l’unica area meridionale in calo). A fronte di questi numeri si sono registrati solo 1.316 ingressi illegali provenienti dai paesi al confine con la frontiera orientale dell’Ue (-18%), mentre restano alti quelli sul confine occidentale dei Balcani, con 19.951 ingressi (+212%).

Il sistema di controllo delle frontiere europee va dunque complessivamente ripensato, uscendo da un orizzonte quasi esclusivamente orientale e rendendosi conto che l’emergenza, ad oggi, si affaccia su un altro confine. Al ministro Alfano, e al governo, sembra comunque essere sfuggito il fatto che il nuovo presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, ha più volte ribadito l’intenzione di affidare ad un commissario ad hoc le politiche per l’immigrazione. Annuncio caduto pressoché nel vuoto in Italia; solo Emma Bonino, in un’intervista di pochi giorni fa alla Stampa, ha colto l’importanza di un ipotetico Commissario per l’immigrazione, spingendosi a proporne uno con competenze specifiche proprio per il Mediterraneo. Ma in Italia sembra che la questione principale resti quella di avere o meno il ministro Mogherini come Alto rappresentante degli affari esteri;, senza troppo curarsi dei possibili effetti sui dliicati equilibri della Commissione.

A palesare il proprio interesse per quel posto, avanzando la candidatura del ministro della difesa Dimitris Avramopoulos, è stata infatti anche la Grecia, altro paese che si trova a dover far fronte a un flusso sempre crescente di immigrati “in transito”. Ma in Grecia si praticano metodi diametralmente opposti a quelli italiani: mentre Mare Nostrum è nata con l’intento di salvare i profughi che arrivano per mare alle coste del Sud Italia, in Grecia i fondi europei si spendono in progetti di rimpatrio forzato. Secondo un’inchiesta pubblicata pochi giorni fa dall’Espresso, la Grecia avrebbe stanziato 13 milioni di fondi per il rimpatrio di 8.500 immigrati (più di 1.500 euro a persona), mentre sono in aumento del 61% i rimpatri preventivi (se si confrontano i dati di giugno e luglio di quest’anno con quelli del 2013).

Non andrebbe molto diversamente se per quella poltrona dovesse farsi avanti la Spagna, sotto accusa a più riprese per i metodi a dir poco sbrigativi cui ricorre per bloccare gli immigrati: dai respingimenti via mare (senza identificare i profughi sui barconi, che potrebbero essere richiedenti asilo) ai proiettili di gomma usati contro i profughi che arrivano alle porte di Ceuta, passando per le lame nel filo spinato che recinta la città spagnola di Melilla, nel nord del Marocco.

Forse un commissario italiano, per di più espressione del Pse, potrebbe farsi portatore di un approccio diverso; mentre Avramopoulos o un eventuale commissario spagnolo (in entrambi i casi in quota popolari), oltre a rappresentare l’antitesi delle politiche italiane sull’immigrazione rischiano di creare non pochi attriti con un Alto rappresentante per gli affari esteri italiana e del gruppo dei socialisti europei come la Mogherini.

Si potrebbe obiettare che un paese non può avere più di un rappresentante all’interno della Commissione europea (come stabilito dal trattato di Lisbona), ma nulla vietava all’Italia di manifestare quanto meno l’interesse a giocare un qualche ruolo sul fronte immigrazione nella futura Commissione. Soprattutto dal momento che la candidatura della Mogherini, oltre a dover fare i conti con altri tre concorrenti (Bulgaria, Estonia e Polonia), continua a trovare diversi ostacoli nei paesi est europei e in parte della Germania.

Il nodo delle nomine sarà comunque sciolto il prossimo 30 agosto, quando sarà ufficializzata la proposte di composizione della Commissione (che dovrà poi essere apportava dal Consiglio). Quel giorno potremmo perdere la possibilità di fare davvero qualcosa per gestire meglio l’emergenza umanitaria del Mediterraneo.

Vedremo chi avrà ancora il coraggio di dare tutta la colpa all’Europa.

@FraZaffarano