L'Opinionista

5 Agosto Ago 2014 1257 05 agosto 2014

La crociata contro Mosca

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Soldati ucraini impegnati nell'Est del Paese.

La tensione e il continuo della guerra civile ucraina con combattimenti sempre più sanguinosi costeranno caro al precario rapporto tra l’Occidente e il blocco Sovietico. Politica e affari viaggiano spesso su binari paralleli, ma la cosiddetta “Crociata contro Mosca” lanciata dai leader europei e il Presidente Obama si giocherà per lo più strettamente in termini economici. La manovra di isolamento e accerchiamento economico e militare volta ad indebolire la Russia e quindi la sua economia fino a costringerla a tagliare i ponti con i separatisti dell’Est dell’Ucraina sta portando alle prime conseguenze. A scapito di chi? Questa crociata contro Mosca, cui prodest? Lo stesso Putin ha definito le sanzioni varate contro la Russia “controproducenti” per l’Occidente. Senza tralasciare la severa risposta di Mosca a questi sanzioni, le maggiori banche statali russe non potranno più emettere bond e azioni sui mercati europei e le aziende europee, facile bersaglio nel mirino delle ripercussioni di Mosca, ovviamente cominciano a preoccuparsi. Vietate le esportazioni destinate all’industria petrolifera e la vendita di armamenti, le sanzioni della Russia andranno a colpire l’economia europea non poco. Il Paese dell’Unione Europea che indubbiamente pagherà più caro il prezzo di questa rinomata “Guerra Fredda” sarà la Polonia, vietata l'importazione di frutta dalla Polonia, le sanzioni della Russia rallenteranno la crescita economica del Paese fino alla fine dell'anno e minacciano la recessione per il prossimo. Gli scontri continuano in Ucraina con le truppe di Kiev che stanno sbaragliando negli ultimi giorni le resistenze dei ribelli filorussi ormai attanagliatisi presso le fortezze di Donetsk e Luhansk. Mentre i vertici delle Organizzazione delle Nazioni Unite insieme all’Egitto e all’Italia trovano disperatamente una soluzione per la Striscia di Gaza devastata dai raid israeliani, in Siria sale il numero delle vittime della guerra civile. La guerra economica, il riaccendersi dei conflitti armati e il braccio di ferro fra Obama e Putin è un segnale preoccupante per la Comunità Internazionale. Alle volte i compromessi sono considerati gesti meschini, ma è la mediazione l’unico rimedio a un conflitto o a una guerra civile. Se dovesse saltare sempre la via diplomatica? Ci toccherebbe prepararci a una nuova guerra mondiale? Pestare i piedi alla Russia è un’impresa degna di nota, considerando la fine poco gloriosa dei grandi generali Napoleone e Hitler che ambivano alla conquista delle terre oltre gli Urali. Oggi, come pronunciato da Winston Churchill nel suo lungo storico e celebre discorso tenutosi il 5 marzo 1946 a Fulton, è più che mai evidente la “Cortina di Ferro” creatasi nel continente europeo che divide il mondo in due sfere d’influenza, l’una sotto l’egemonia degli Usa e l’altra sotto quella russa. E l’Italia sta sempre in mezzo. Uno spunto di riflessione. Pensate alla Siria, all’Ucraina e all’Egitto. Quale delle due potenze mondiali celandosi dietro ridicole rivoluzioni a colori ha prevaricato sull’altra rompendo i fragili equilibri del mondo moderno? Ai posteri l’ardua sentenza.