L'Opinionista

7 Agosto Ago 2014 1312 07 agosto 2014

Matteo e le spine nel fianco

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Giuseppe Civati.

“Se il Pd rompe con Nichi difficile restare". Sono state minacciose agli occhi dell’opinione pubblica le parole di Pippo Civati. Movimento 5 Stelle, Lega, Nichi Vendola. Cresce il fronte degli oppositori. E’ un Matteo Renzi col fiatone in grande difficoltà quello degli ultimi giorni. I tiratori franchi che si celano dietro il voto segreto, il rischio di una recessione e gli ultimi dati Istat preoccupano i vertici di Palazzo Chigi. Nonostante il momento critico, continua a dimostrarsi un Presidente del Consiglio serio e coerente Matteo Renzi che invece di aggrapparsi sugli specchi con difese d’ufficio preferisce guardare la realtà invitando chi gli attribuisce la colpa per il calo dello 0,2% del Pil nell'ultimo trimestre a notare il percorso di riforme da lui intrapreso nel nostro Paese.

Il premier Matteo Renzi.

“Avanti, senza paura” è lo slogan del nostro Premier, assomiglia quasi al motto di Fratelli d’Italia, ma poco importa. “Dobbiamo invertire la rotta”, ha sottolineato poi Matteo Renzi, “I mille giorni sono la concreta possibilità di far ripartire la speranza e la crescita”. Il cambiamento e le nuove riforme dipenderanno dal Governo, dai parlamentari e dalle scelte dei dissidenti “aventiniani” del Partito Democratico. E’ deciso ad andare avanti ad ogni costo Matteo Renzi ancora forte della legittimazione popolare ottenuta nel plebiscito di quelle famose primarie dell’8 dicembre che lo videro protagonista di un trionfo senza precedenti e del grande risultato storico conseguito poi a distanza di pochi mesi alle Elezioni Europee. C’è da domandarsi, quanto c’è di Civati in quel 40%? Un esame di coscienza per accuse infondate, falsi allarmismi e un minimo di riconoscenza verso un leader che oltre ad aver rivoluzionato i canoni della sinistra italiana ancora legati ai vecchi schemi comunisti ha intrapreso una stagiona politica di riforme con entusiasmo e determinazione portando all’apice della sua forza politica un partito, il Partito Democratico che fino all’altro ieri era ancorato ai banchi dell’opposizione incapace di superare l’era “Berlusconiana” e metabolizzare la “Caduta del muro”. E’ stata la vittoria di Renzi o la vittoria del Partito Democratico quella delle Europee? Oggi Matteo Renzi, nonostante una fama e un consenso popolare che gli permetterebbero di vincere ciecamente anche da solo le prossime elezioni, è alle prese con un Parlamento “malato”, un Parlamento che è stato nominato dai burocrati di partito e non dai cittadini, stiamo parlando di quegli stessi partiti che hanno infangato i valori della sana politica negli ultimi 20 anni. Lo scilipotismo, le affermazioni di Razzi, le scenate degli squadristi 5 Stelle ridicolizzano ancora di più e ricoprono di vergogna sulla scia del “bunga, bunga” le nostre istituzioni. Matteo ha tenuto fede alle sue promesse, anche i più diffidenti hanno visto gli 80 € in busta paga e qualcuno ha dovuto ricredersi sul suo conto. “Ebetino” sarà chi nei suoi spettacoli spacciati per comizi confonde Berlinguer con Almirante.

L’impegno di Matteo nelle riforme Costituzionali è davvero lodevole. Ora, riuscirà a tenere saldi gli equilibri dell’esecutivo, reggerà il Patto con il Nazareno e Civati & Company quando cominceranno a fare gli interessi dell’Italia e metteranno da parte la loro voglia di protagonismo tipica da campagna elettorale? Siamo a un bivio. C’è chi ha scelto di usare un linguaggio diverso e chi era e ha deciso di rimanere un “pollo di batteria”. La realtà è molto chiara. C’è chi vuole cambiare il nostro Paese e chi vuole continuare a vivere di politica facendo opposizione anche quando il proprio partito è il primo in Italia ed è al Governo. Il rischio di una nuova “carica dei 101” e le spine nel fianco di Matteo con le loro dichiarazioni scottanti sulla stampa minacciano la stabilità del Governo e quindi inevitabilmente le sorti dell’Italia. Svanita la possibilità di una riforma della legge elettorale, Matteo Renzi dovrà riflettere molto sul futuro dell’esecutivo. E per mettere a tacere le polemiche una volta per tutte e mandare a casa chi non merita di sedere in Parlamento, non sarà il caso di dimettersi e andare alle urne? Mi unisco alla proposta di Roberto Giacchetti. “Matteo chi te lo fa fare?”, andiamo alle elezioni e asfaltiamoli. Questa è la volta buona.