Lost in Dolcetto

3 Settembre Set 2013 1032 03 settembre 2013

La prima volta che ho assaggiato il Barolo e il tempo si è fermato

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Una sala del Wi.Mu, Wine Museum di Barolo



Questo blog inizia una goccia alla volta e la prima è di Barolo. Non nel senso cronologico, ho avuto già le mie esperienze di perdita dell'innocenza con il vino, ma perché nel paese di Barolo con il vino omonimo è stata la prima, completa e nitida esperienza di sensi inebriati che mi sia capitato di provare. Ero nel pieno di un tour delle Langhe che mi ha rapito cuore, muscoli e cervello e quella era una tappa obbligata. Il nostro alloggio era ad Albaretto nell'alta Langa. Scenario: filari verdi e nocciola di vitigni a perdita d'occhio, grappoli e terra coltivata, il tutto a creare quel meraviglioso paesaggio a balze, come fosse la gonna a campana anni Cinquanta delle nostre nonne, che ascende dal basso al belvedere. Per gustarlo al meglio siamo saliti sul piccolo promontorio di Diano D'Alba: eccola, tanta straordinaria bellezza. E quali tesori racchiude. Non siamo ancora al foliage, l'altissima stagione lì comincia ora e raggiungerà l'apice a settembre/ottobre. Le visite alle cantine però si possono già fare.
A scanso di equivoci. Da ragazza e per tutto il tempo dell'Università io non amavo vino né superalcolici (ben cosciente della differenza, ora, che passa tra i due). L'assaggio rivelazione, e quello intenzionale, sono avvenuti molto dopo. Ero astemia e ignorante. Pensavo che i vini fossero tutti uguali (ahhhhh che blasfemìa!) e quando mi offrivano un calice io andavo di coca cola. Guardavo con antipatia ai cultori del vino, gli intenditori, quelli che parlano solo di annate, "senti l'aroma, com'è fruttato" ecc. ecc. Che sarà mai, mi chiedevo? Il super alcolico non ne parliamo. Mi prendeva la gola, lo rifiutavo. La prima esperienza degna di questo nome con Bacco l'ho avuta a Pievescola, terre di Siena, col Brunello di Montalcino. Pienezza del bere. Dispersione di sé, anche solo per qualche secondo. Da allora è stato un progressivo, coscienzioso, vigile avvicinamento. Fino al 22 agosto 2013, sotto al Wi.Mu, Museo del Vino di Barolo, data storica. Il percorso olfattivo è iniziato in quelle stanze e dovevo scoprire proprio io, matta per il cinema, che lo scenografo François Confino è lo stesso del Museo del Cinema e che infinite sono le connessioni sensoriali tra grande schermo e vino. Dopo la visita al Castello Falletti avviene la scoperta. Vedo il color granata, solido, tendente al marrore nel baloon. Mi guardo indietro ed ecco la strada che degrada verso le viti. Ho il contesto. Vado. Avvicino il bicchiere e mi sento invadere da profumi maestosi. Il tempo si ferma. C'è solo il Barolo. Si impone su tutto.
Io, emiliana, vengo dalla terra del Lambrusco che insomma, al cospetto di questo colosso non può che indietreggiare.

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